Peace Therapy – dalla guerra si può guarire

Mass casualties. Così vengono chiamate le grandi emergenze, così ci si riferisce al gran numero di vittime e feriti provocate da un attacco di guerra, alla mobilitazione di tutto il personale medico nella zona colpita. 

Emergency dal 1994 porta aiuto alle vittime civili della guerra e della povertà; tutt’ora opera in sette paesi, tra cui l’Afghanistan e l’Iraq. Considera il diritto alla cura un diritto fondamentale per ogni essere umano e fonda, proprio per questo, la sua sanità su principi quali l’eguaglianza, la qualità e la responsabilità sociale. Proprio seguendo il principio della qualità in riferimento alle cure offerte, l’Organizzazione è ormai più che preparata a fronteggiare situazioni simili (purtroppo in alcuni Paesi talmente frequenti da perdere l’accezione di “emergenza”).

Ma cosa affronta veramente una vittima di guerra che diventa paziente in una struttura ospedaliera di Emergency in seguito a una cosiddetta mass casualties? 

È stato possibile rispondere a questa domanda tra il 13 e 15 marzo, quando nel cortile del Politecnico di Torino è stato allestito il truck di Peace Therapy, grazie ai ragazzi dell’associazione studentesca Alter Polis e ai volontari dell’Emergency Infopoint di Torino, che si sono davvero impegnati per realizzare al meglio questa iniziativa.

53855814_2212174138803703_4364573696367525888_n

Peace Therapy è un ospedale virtuale. L’obiettivo è quello di far vivere quanto più possibile – attraverso un’esperienza immersiva a 360 gradi – la realtà affrontata ogni giorno dai pazienti che vengono accolti negli ospedali in Afghanistan e Iraq.

Se anche tu fossi un ferito di guerra in quelle zone, lo saresti in quanto probabilmente vittima di combattimenti, di mine antiuomo, oppure – come capita molto spesso ai bambini – potresti essere stato ingannato dalla forma di alcuni ordigni inesplosi che ai tuoi occhi sarebbero risultati innocui e con cui avresti voluto solo giocare.

Una volta giunto in ospedale ed essere passato per la sala operatoria, che rappresenta la prima fase del processo di cura per la quasi totalità dei pazienti, ti si prospetterebbero due strade: i reparti, nel caso tu fossi abbastanza stabile e avessi delle condizioni fisiche tali da non necessitare dei trattamenti intensivi; oppure la terapia intensiva.

Saresti stato dunque ferito, operato, degente, ma il tuo percorso a questo punto non sarebbe ancora finito. Sarebbe necessario che, una volta sveglio e cosciente, ti si aiutasse a rientrare nella società: non saresti più lo stesso di prima, ed è per questo aspetto che risulterebbe fondamentale la fisioterapia, utile a poter riconquistare la tua autonomia e quotidianità.

Schermata 2019-03-18 alle 13.39.59

L’esperienza è immersiva dal momento che prevede l’immedesimazione dello stesso visitatore in cinque reali pazienti di diverse età. Infatti, attraverso video, pannelli, schede e cartelle cliniche si vivono le storie di ognuno di loro. Sono storie di guarigione, storie di persone che non conoscono la pace o che ne hanno un ricordo ormai lontano, storie di chi crediamo appartenga a una realtà più lontana di quanto non sia, storie che purtroppo non rappresentano un’eccezione, ma sono anche storie intrecciate a quelle di chi ha voluto fare la differenza, di chi ha scelto di vivere quei luoghi e che spera nel fatto che ogni giorno che passa il suo contributo sia sempre un po’ meno necessario, fino a quando non risulti totalmente inutile.

In Afghanistan Emergency ha tre ospedali, e uno di questi rappresenta un grosso centro di maternità situato ad Anabah, il cui personale è composto unicamente da donne. Soraya (18 anni), per raggiungere questo centro – e salvare sia lei sia il suo bambino – ha viaggiato a lungo, non aveva mai lasciato il suo villaggio e non aveva mai avuto rapporti con persone al di fuori della sua cerchia di parenti prima di quel momento. Anche lei è una tra le tante vittime indirette di guerra.

Schermata 2019-03-18 alle 13.35.24Se volete avere più informazioni riguardo Emergency e l’attività di volontariato, o conoscere altre storie simili e rimanere aggiornati sui prossimi eventi, vi consigliamo di fare un salto all’Emergency Infopoint in Corso Valdocco 3 e di consultare la loro pagina Facebook.

Valentina Rosselli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...