Il Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona, ovvero il medioevo fatto realtà

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Per il filosofo e critico letterario russo Michail Bachtin il carnevale era, in opposizione alle feste ufficiali, il trionfo di una sorta di liberazione temporanea dalla realtà dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Per un giorno lo schiavo diventava Re, il Re un giullare, le donne paladine e i buffoni dei saggi. Nessuna regola, solo caos. Il carnevale fungeva quindi da valvola di sfogo attraverso cui era possibile, per il popolo, tornare a sottostare alle stesse leggi di sempre, ma avendo vissuto la vita dei loro sogni almeno per un giorno.

Quello che è successo a Verona durante il Congresso Mondiale delle Famiglie assomiglia molto, nella dinamica e nei risultati, al carnevale bachtiniano: per tre giorni, dal 29 al 31 marzo 2019, famosi esponenti della scena culturale (Silvana De Mari) e politica (il presidente Igor Dodon e il ministro Fontana) hanno dato fondo alle loro idee e fantasie più selvagge. È circolato sul web per qualche giorno, prima dell’inizio del congresso, un manifesto in cui venivano elencati i 28 punti di discussione su cui tutta la conferenza si sarebbe basata: tra questi fanno capolino l’abrogazione di tutte e leggi che permettono il divorzio, la proposta di leggi contro la «sodomia» e, cito testualmente, l’«abolizione di tutte le leggi a favore dell’eguaglianza a livello nazionale». Un vero salto nel Medioevo, a quanto pare.

A cosa ha portato questo Congresso? Con le parole dello stesso Salvini lì presente, a nulla. Il leader della Lega ha infatti dichiarato che non è assolutamente possibile fare una tale marcia indietro sul campo dei diritti umani: nonostante la sua simpatia per alcuni dei temi trattati durante le conferenze, non gli sarebbe permessa una tale violazione dei diritti dei cittadini. Si direbbe quindi che, da buon carnevale, questo Congresso sia servito come valvola di sfogo a tutta quella parte, che ora si scopre essere consistente, di popolazione di mentalità così conservatrice e retrograda da considerare frutto del culto di Satana il libero amore fra individui e la libertà di una donna di decidere cosa fare della propria gravidanza.

Fortunatamente però, la festa è finita. Si torna alla realtà, anche se con un pesante macigno sulle spalle: la consapevolezza che la semplice esistenza di leggi a tutela dei diritti delle donne, degli omosessuali e delle unioni civili non bastano. Finché tutti i cittadini non le sentiranno come giuste, allora saranno solo dei proforma senza riscontri pratici nella realtà, dove le minoranze religiose continueranno ad essere additate, le donne continueranno ad essere molestate o, più subdolamente, pagate meno per svolgere lo stesso lavoro di un uomo; dove due uomini che camminano per strada tenendosi per mano continueranno ad essere soggetti ad occhiate o commenti indiscreti. Quello che questo Congresso (e soprattutto il coro di voci di protesta che gli si è levato contro) può insegnare, è che sarebbe ora di capire che nessuno smartphone, nessuna stampante 3D e nessuno shuttle ultratecnologico garantirà mai il progresso del genere umano, se prima non si impara a rispettare gli altri e ad accettarne le diversità.

Chiara Cioffi

 

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