Il tabù delle mestruazioni in India

La figlia non parla con la madre, la moglie non parla col marito, le amiche non parlano tra loro. Le mestruazioni sono il più grande tabù del mio paese.”

Arunachalam Muruganantham

Il tabù è un fenomeno sociale che nasce nel momento in cui l’uomo reputa un determinato comportamento o oggetto pericoloso o addirittura fatale per l’individuo; è stato creato dalla paura dell’ignoto e dall’inabilità a proteggersi dalle conseguenze dell’esposizione a tale ignoto. 

Esistono numerose storie mitologiche che riconducono al tabù delle mestruazioni; in generale, nelle culture antiche si è sempre fatto riferimento a qualcosa di magico e di potente. In ambito indiano, nei Veda l’origine delle mestruazioni viene fatta risalire al dio Indra, il quale controlla le guerre, le tempeste e i paradisi. Egli, uccidendo il suo principale nemico Vritra (il demone della siccità nella forma di un drago), si macchiò del terribile peccato della morte di un brahmano. Essendo dunque colpevole di Brahmahatya, per liberarsi dalla colpa decise di dividerla in quattro parti che diede rispettivamente agli alberi, al fuoco, all’acqua e alle donne. I Veda inoltre raccontano che il flusso mestruale è una manifestazione di quel peccato, dal momento che esse sono state investite di una parte della colpa della divinità. 

Per le donne indiane il ciclo mestruale non viene considerato come normale e fisiologico a causa di incomprensioni e diseducazione dovute alla vergogna nata dal tabù. Esso diventa di conseguenza un tabù antisociale a causa degli effetti diretti ed indiretti sul rapporto delle donne con la società: è accertato da molti studi che circa il 23% delle ragazze dopo il menarca smetta di andare a scuola, perdendo così la preziosa opportunità di un’istruzione superiore e di un lavoro professionale.

Questo scenario è in forte contrasto con il fatto che il menarca costituisca uno dei momenti di passaggio più significativi nella vita di una donna hindu insieme al matrimonio. Esso, in quanto prima mestruazione, avviene ad un’età media di 13 anni e viene sfarzosamente celebrato con una cerimonia e una vasta quantità di doni, in modo che tutto il villaggio possa essere al corrente del grande avvenimento. Le donne nelle aree rurali sono tuttavia convinte che esso arrivi sempre prima nelle ragazze a causa della degradazione che accompagna i tempi moderni (kali yuga) e della televisione, che con i suoi contenuti le influenza negativamente.

La maggior parte delle religioni del mondo ha un’attitudine negativa e proibitiva riguardo questo argomento, collegando il ciclo all’impurità e costringendo le donne a sottoporsi ad un rito di purificazione una volta terminato. Nell’Induismo il menarca è considerato positivo; esso, come già detto, viene addirittura celebrato attraverso feste e doni; lo stesso non si può dire però della sua branca più ortodossa, quella seguita principalmente dai brahmani, secondo la quale le donne devono stare lontane dal focolare domestico per tre giorni ed evitare l’intimità con il marito. In queste famiglie le stanze, i piatti e le posate devono essere separati per le donne mestruate; esse inoltre non possono entrare in cucina e in altre sezioni sacre della casa. Nel terzo giorno esse devono sottoporsi ad un bagno purificatore rituale affinché possano essere considerate “pulite” ed essere così in grado di riprendere la loro routine.

In questo quadro, la scuola e la famiglia dovrebbero avere un ruolo più incisivo nella trasmissione delle conoscenze legate a queste tematiche, ma sfortunatamente gli insegnanti non sono preparati sull’argomento o hanno troppe attività più urgenti da svolgere.  Anche in famiglia il supporto scarseggia: molte ragazze raccontano di essere state messe al corrente di quel poco che sanno sul ciclo dalle madri o dagli amici.

A dare forma all’immaginario collettivo contemporaneo che ruota intorno a questo fenomeno, ha sicuramente contribuito il Mahatma Gandhi, il quale ha totalmente confuso e sviato la visione del ciclo. Egli credeva che le “mestruazioni fossero una manifestazione delle anime distorte delle donne a causa della loro sessualità” e che “quando l’anima di una donna diventerà pura, allora la donna smetterà automaticamente di avere il ciclo”. Gandhi ha anche intrapreso una guerra in opposizione ai contraccettivi, etichettando le donne indiane che ne facevano uso come prostitute. Purtroppo però la sua influenza politica come leader ha cambiato la visione delle donne mestruate, delle prostitute e delle vittime di stupro di un’intera generazione, creando una cultura di mercificazione della donna e giustificando determinati atti e comportamenti.

 

Asia Sevega

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