Il cavolo che si credeva “super”

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Oggi parliamo di super-cibi: anzi, se ne parla continuamente – che siano la chia, o la quinoa, le bacche di goji e il kale – e ovviamente il loro super-leader ,l’avocado… ma sono davvero così super?

A essere messi in discussione qui, non sono i loro super-poteri, bensì il fatto stesso che essi siano “super”.

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Un “super” – quando si tratta di un eroe – è un mito, qualcuno di straordinario, che salva vite e possiede abilità eccezionali rispetto alle altre persone: il dono dell’invisibilità, occhi laser, capacità di volare, un corpo di pietra o una forza sovraumana… Caratteristiche non comuni insomma, e che non facilmente si trovano nella gente “normale”. Dunque, se osserviamo ciò che di super rende celebri (e costosissimi) i cibi sopra elencati, possiamo notare ad esempio che la quinoa vanta di essere libera dal fardello del glutine ed essere ricca di proteine; le bacche di goji sono dotate invece di potentissimi antiossidanti e vitamine; il kale ha salvato migliaia di vite umane dal rischio del cancro; e infine Lui – l’avocado – il paladino delle arterie, della lotta contro il colesterolo “cattivo” e leader indiscusso dei grassi “buoni”.

In realtà – oltre a non esistere “buoni” e “cattivi”, e a non esserci nessuna lotta in corso ad eccezione di quella contro la mala informazione – ci si accorge che questi cibi non sono poi così super, se confrontati con alimenti considerati più “ordinari”, comuni, e in definitiva “umili”.

Prendiamo il kale: egli – sia chiaro senza voler mancare di rispetto a nessuno – non è che un cavolo (Brassica); tanto quanto lo sono i broccoli e il cavolfiore che da bambini schifavamo quando, maleodoranti, ce li trovavamo nel piatto. E fratelli e sorelle della quinoa – quali riso, mais, grano saraceno, e miglio per citare i più comuni (escludendo quindi amaranto, manioca, teff e sorgo che possono risultare effettivamente meno noti) – reclamano a gran voce la loro stessa dote del gluten-free. Il fascino delle bacche di goji poi – le cui sfumature rosso acceso promettono irresistibili prestazioni – svanisce nell’aura di mirtilli, fragole, more e altri frutti di bosco, i quali addirittura crescono ancora spontanei – seppur nascosti – in alcuni angoli dei parchi. Infine, sarà proprio mister Avocado a ritrovarsi in pensione e con la pancia, una volta sfatato il mito dei grassi “buoni” contro quelli “cattivi”.

 

Per smontare queste e altre leggende, è sufficiente in effetti fare qualche ricerca su database come quello della USDA – al link https://ndb.nal.usda.gov/ndb/ – fornito inoltre di uno strumento di ricerca per micro- e macro-nutrienti, così da reperire delle perfette (e meno costose) alternative equivalenti ai non-più-super cibi.

 

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Senza invece doversi addentrare in tabelle nutrizionali e oscuri elenchi di valori, per fare chiarezza all’interno della vera e propria mitologia creatasi attorno a cibo e alimentazione, ci si può affidare al volume – in appena 250 pagine – pubblicato da Marcello Ticca su “Miraggi alimentari. 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo”.

L’autore – professore di Medicina e Chirurgia specializzato in Scienza dell’Alimentazione, nonché ricercatore dell’I.N.R.A.N. – riesce a spiegare in maniera semplice, persino divertente, ironica e controversa, tutto ciò che c’è da sapere sulle credenze affermate attorno ciò che mangiamo, sulle proprietà positive o negative attribuite agli alimenti, facendo riferimento ai suoi studi, oltre che alle ricerche di varie istituzioni scientifiche, e a scapito di miti popolari, di riviste o siti internet che fanno della pseudo-scienza la loro materia ricorrente.

È quindi vero che il vino rosso fa bene alla circolazione, che non bisogna mangiare carboidrati alla sera, oppure che il cioccolato fa venire l’acne? Per citarne uno, Ticca dedica pure un capitolo alla “fobia del bianco”, una provocazione al recente incubo di tutti, le bestie nere delle nostre tavole: sale, latticini, zucchero e farina non integrale.

 

Alice Tarditi

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