L’Italia è una Repubblica fondata sul trash.

Alzi la mano chi, anche solo di sfuggita, ha letto, sentito, intravisto in questi ultimi mesi il nome di Mark Caltagirone, senza sapere chi sia, senza sapere il perché, senza nemmeno avere accesso diretto alla televisioneMa tra social, magazine e giornali online è sufficiente sbirciare per pochi minuti dentro questa faccenda per aprire un varco in quello che pare come un vero e proprio mondo parallelo al reale fatto di volti televisivi, carriere in declino e lacrime in diretta.

Si contano centinaia di migliaia di tweet, post e stories, almeno 8 trasmissioni e 20 puntate di approfondimento dedicati: una copertura mediatica incredibile per quello che qualcuno ha tristemente definito “il caso mediatico dell’anno”. Ma che cos’è, questo “caso mediatico”?

Per capire qualcosa in questa storia, è necessario partire dall’unica certezza della faccenda: Mark Caltagirone non esiste. 

Ad esistere sono una showgirl degli anni d’oro della tv, Pamela Prati, e le sue due agenti: Pamela Perricciolo, gestrice di un ristorante nello Stato Vaticano e vicina a molti politici, e Eliana Michelazzo, ex corteggiatrice di Uomini e Donne. Esiste anche una truffa – che coinvolge, appunto, un inesistente Mark Caltagirone, finto promesso sposo della Prati. Ma non solo: ci sono anche deputati di forze politiche, avvocati dal passato non proprio ineccepibile e perché no, anche alcuni guru della televisione tra cui l’intoccabile Alfonso Signorini. 

C’è di tutto, in questa storia. Quello che manca, forse, è lo spirito critico con cui guardarla. Perché se della veridicità e dell’utilità di tutta questa faccenda è legittimo che si discuta negli appositi fori (gli stessi da cui la vicenda è nata) è impossibile non usare questo fatto di cronaca come spunto di riflessione, cercando di capire come mai una “notizia” così superficiale sia diventata caso nazionale, tanto da entrare nel gergo comune e giungere alle orecchie di chi, la tv, non la vede nemmeno. Dunque, di nuovo: che cos’è questo “caso mediatico”?

Questo, che più che un caso è un fenomeno mediatico, è la storia di una notizia falsa che esce dai suoi limiti di cronaca rosa spicciola e viene legittimata, fino ad essere trattata non solo come vera, ma anche come notizia. È la storia di un servizio televisivo che di fronte ad un evidente proposta di disinformazione decide di sfruttarne l’audience ingigantendola, enfatizzandola, fino a trasformarla in una rubrica a puntate.
All’inseguimento costante del profitto, i due maggiori operatori televisivi italiani (Rai e Mediaset) raccontano da mesi la vicenda, regolarizzando tutta una serie di pratiche coinvolte (dalla creazione di profili falsi al catfishing, fino al furto d’identità e all’appropriazione indebita di immagini) legalmente condannabili e dando adito ad una gogna mediatica off e on-line, che rende ridicoli i protagonisti e affascinante la truffa.

Ecco cosa c’è, oltre ad un intricato groviglio di gossip e bugie, nel caso Caltagirone: una dichiarazione sullo stato dell’arte dell’informazione e dell’intrattenimento in Italia, da cui usciamo imbarazzati e sconfitti. 

Dietro allo schermo, nel frattempo, rimane la storia di una star in declino e della sua spasmodica ricerca del principe azzurro, la celebrazione di una triste realtà mondana in disfacimento, lo squallore di un mondo di illusioni che celebra se stesso.

Anna Castagna

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