Castrazione chimica: è davvero la soluzione?

Frequentemente le parole “stupro” e “castrazione chimica” si muovono di pari passo, una conseguente all’altra.  Ne abbiamo sentito parlare molto anche negli ultimi mesi, che hanno visto come protagonisti diversi casi di violenze sessuali avvenuti in varie parti d’Italia. Il ministro dell’interno Salvini, insieme ad un coro di sostenitori, ha rivendicato la necessità della castrazione farmacologica come punizione per coloro che commettono tale reato.

La castrazione chimica è una pratica normalmente reversibile che si effettua tramite la somministrazione di farmaci che agiscono principalmente sul cervello, il quale impedisce la produzione di testosterone diminuendo drasticamente la libido e le funzionalità sessuali.
La disinformazione può creare nell’immaginario popolare l’idea che la castrazione chimica sia un procedimento imposto forzatamente che rende il colpevole permanentemente impotente, ma la realtà è differente. Ci sono diversi stati europei che trovano in questa pratica un’opzione penale possibile, ma non è un trattamento coercitivo a fine punitivo. Al contrario è una terapia assolutamente ed esclusivamente volontaria, volta a facilitare il reinserimento del condannato all’interno della società qualora egli si considerasse in prima persona un elemento a rischio per la stessa. Ogni paese ha delle regole specifiche che limitano e circoscrivono la pratica della terapia: per esempio deve sussistere una comprovata possibilità di recidività dell’accusato o una concreta minaccia per la società, con un limite di età minimo che oscilla tra i 20 ed i 25 anni. Il Consiglio Europeo si è espresso più che chiaramente sulla questione con la risoluzione 1945 del 2013 dove, al primo articolo, si legge: “La pratica coercitiva di sterilizzazione o castrazione costituisce una grave violazione dei diritti e della dignità umana e non può essere accettata nel Consiglio degli Stati Europei”.
Tutto ciò significa che, se non volontaria e a fini terapeutici, la castrazione chimica è considerata illegale e alla stregua della tortura.

È anche necessario pensare a quanto la castrazione chimica sia sbagliata non solo a livello etico-morale, ma anche a livello educativo. Credere che un uomo violento smetta di esserlo mettendo un freno alla sua libido, significa dare per scontato che il motivo per cui stupra è insito nella sua stessa natura, parte indissolubile del suo essere uomo, una semplice disfunzione ormonale. Diventa quasi una giustificazione, lo dimostrano tutti i casi in cui la vittima viene colpevolizzata al posto del carnefice e ne è la prova la fatica che molte donne sono costrette a fare per ricevere giustizia. La violenza di genere e, nello specifico della questione, quella sessuale, sono causate dalla ineducazione al rispetto verso l’altro e sono il prodotto di una società che vede l’uomo in balìa della sua indole animale e alla donna come preda e oggetto legittimamente usufruibile. Un atteggiamento predatorio si corregge con l’educazione al rispetto e alla parità. Un uomo senza libido forse non riuscirà fisicamente a praticare violenza sessuale, ma non smetterà di pensare e di agire in modo violento, il problema non risiede nei genitali, ma nella coscienza.

Beatrice Maschio

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