Portraits – Antanas Mockus

È il 1993 e Bogotà è una città difficile. Una capitale pericolosa, un ambiente sociale distrutto, segnato dalle piaghe di una costante, pessima gestione. Traffico, immigrazione, criminalità, analfabetismo, povertà, disoccupazione: la città è un ingovernabile caos. Al potere ci sono politici corrotti e raccomandati, sordi alle violente proteste dei propri cittadini.

C’è un uomo, però, che sta per rivoluzionare questa situazione. Si chiama Antanas Mockus ed è il Rettore dell’Università Nazionale della Colombia; non sono in molti al di fuori dell’Università a conoscerlo, fino al 28 ottobre 1993. Quel giorno, invitato a partecipare ad un incontro con gli studenti, il professore cerca di prendere la parola ma viene coperto dalle mille voci urlanti e dai fischi dei giovani in rivolta. Incapace di interromperli e di attirare la loro attenzione, Antanas si alza dalla propria sedia, cammina fino al centro del palco e si cala i pantaloni, mostrando il sedere alla folla improvvisamente muta. È la sua prima campagna politica.

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“Signor Mockus, non pensa che sia un cattivo esempio per un rettore comportarsi così, davanti agli studenti?”
“Sì, è certamente un cattivo esempio; però posso assicurarle di aver fatto vedere loro il vero colore della pace: il bianco.”

Antanas è un colombiano di origini lituane; il padre è ingegnere, la madre artista, entrambi fuggiti dal nazismo. Si forma tra la Colombia e la Francia, dove frequenta l’Università, allora investita dalle correnti post-sessantottine che lo influenzano fortemente. Si laurea come filosofo e si specializza con un master in matematica.

Il grande sforzo che Mockus farà per tutta la durata del suo mandato è riassunto in quel gesto inaspettato fatto davanti alla platea studentesca: cercare di rispondere al disordine con gesti di rivoluzione pacifica. Il gesto irriverente, però, diventa scandalo nazionale e Mockus è costretto a dimettersi; con le sue lacrime, il giorno delle dimissioni, guadagna il rispetto dei cittadini.

Non potendosi più rivolgere agli studenti, decide di cambiare aula e pubblico, aprendosi alla sua città: orgogliosamente privo del sostegno di alcun partito politico, decide di candidarsi. Quando il 30 ottobre 1994 i cittadini sono chiamati alle urne, Antanas Mockus, con il 65% dei voti, diventa sindaco di Bogotà.

La vittoria è l’inizio di una rivoluzione: la città di Bogotà diventa rapidamente un luogo di sperimentazione sociale. Come candidato indipendente, Antanas non deve rispondere ai favori di nessun partito; scalzando i funzionari corrotti, può insediarsi con una squadra scelta unicamente per le sue competenze e qualifiche.

Basandosi sui concetti di dialogo e inclusione, il neo-sindaco elabora un approccio fortemente pedagogico: il tentativo è quello di coinvolgere i cittadini nella vita della propria città, ricorrendo all’arte come strumento d’espressione e all’atto poetico come forma di intervento. Così, per alleviare la pesantezza del traffico cittadino, assume 420 mimi a dirigerlo; per ridurre gli incidenti, fa disegnare una stella in ogni luogo in cui un incidente mortale si è verificato; per insegnare il rispetto degli spazi pubblici, lui stesso diventa il “SuperCìvico”, supereroe che scende in strada a strappare i manifesti che imbruttiscono la città. Per invogliare a riflettere sul ruolo sociale della donna, istituisce la Noche de las mujeres, chiedendo agli uomini di rimanere a casa e prendersi cura dei figli e permettendo alle donne di uscire senza timore.

ciudadano

Mockus educa i suoi cittadini, rifiutando coercizione e repressione come forma di intervento, convinto che arte e ironia possano essere strumenti educativi per creare conoscenza nei cittadini. Spiega loro un nuovo modo di vivere la città e insieme a loro ne modella le regole. 

In una città soffocata da violenza, corruzione e illegalità, gli interventi pedagogici di Mockus seppero portare ad un’elevata riduzione degli omicidi e un dimezzamento delle morti stradali.

Allo scadere del suo mandato, non potendo essere rieletto, fu sostituito da Enrique Peñalosa, che  nonostante le critiche e le rivolte tentò di mantenere saldi gli ideali di democraticità, uguaglianza, rispetto e soprattutto di opposizione alla corruzione.
Oggi Antanas Mockus ha 67 anni. Dal luglio 2018, dopo quasi 10 anni di inattività politica, è Senatore della Repubblica Colombiana. La sua eredità è forse il maggior regalo che un sindaco possa fare alla propria gente: insegnare loro ad essere dei cittadini.

Anna Castagna

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