E tu, dove vai in vacanza?

Quando nel 1978 gli italiani videro per la prima volta “Le Vacanze intelligenti”, episodio della trilogia “Dove vai in vacanza?” diretto da Alberto Sordi, l’Italia era un paese in mutamento: l’economia cresceva rapidissima, il capitalismo cercava di soddisfare i bisogni di tutti, gli ideali cominciavano a cedere, la cultura si apriva alle grandi folle.
Sugli schermi questo film, un ironico ritratto del ricambio generazionale in atto in quegli anni, raccontava delle differenze tra la generazione dei genitori (Augusta e Remo) persone semplici devote al lavoro manuale, e i loro figli, sofisticati e colti, appartenenti ad una nuova generazione che guardava alla cultura come status sociale.

In una vacanza organizzata dai figli “scienziati” (come loro stessi li chiamano) per “riqualificare” i propri genitori, i due vengono catapultati in luoghi e situazioni per loro incomprensibili: dalla Necropoli etrusca alla Biennale di Venezia, passando per il concerto di musica contemporanea.

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Recuperare questo film a poco più di 40 anni di distanza permette di vedere chiaramente come siamo cambiati, quali siano i nostri nuovi gusti e consumi. Quello che allora era un turismo di nicchia, un tentativo di superare le tendenze dominanti del tempo, oggi sembra ironicamente diventata un’attitudine comune – elevata alla sua ennesima potenza.

“Troppi visitatori, Louvre in tilt”, “Everest, ci sono troppi turisti: dieci morti in una settimana”, “La California del sud fiorisce, ma i turisti a caccia di selfie la distruggono”, “La baia di The Beach chiusa ai turisti a tempo indeterminato: hanno distrutto l’ecosistema”.

Maggio 2019, turisti in coda sul Monte Everest. Foto: @nimsdai
Maggio 2019, turisti in coda sul Monte Everest. Foto: @nimsdai

Il fenomeno davanti a cui ci troviamo oggi si chiama overtourism, ed è “il fenomeno secondo cui una destinazione popolare o un particolare scorcio vengono invasi dai turisti in modo insostenibile”. Ma se la “vacanza intelligente” di allora nasceva dal tentativo di dare nuovo valore alla cultura, con il rischio di cedere in uno snobismo culturale, quali sono le cause dell’attuale overtourism?

Il prezzo.
Tutti possiamo viaggiare. Non tanto perchè siamo più ricchi (anzi, allora l’andamento economico era molto più promettente), ma perchè le correnti macroeconomiche hanno creato la così detta “classe media globale”. Questa, aggiunta all’abbassamento delle barriere economiche d’ingresso (come i bassissimi prezzi delle soluzioni low-cost), ha permesso a milioni di persone di accedere facilmente ai mezzi per poter viaggiare. Senza dimenticare che nel frattempo è sorta una vera e propria industria del turismo e del divertimento, che permette potenzialmente a chiunque di raggiungere qualunque meta.
Così Venezia viene “invasa” da 20 milioni di turisti, su una popolazione di sole 500mila persone: 78 turisti per ogni abitante.

Internet e i social media.
Il ruolo della rete è stato fondamentale, in quanto ha permesso di offrire una ‘vetrina’ per tutta una serie di luoghi dimenticati o sconosciuti. Uno strumento potentissimo e molto utile, che ha però alimentato un sistema like-centrico, dando adito ad una ricerca spasmodica della miglior location per i propri post. Instagram è diventata allora la guida verso scogliere irraggiungibili e spiagge segrete; TripAdvisor ha reso trovabili piccoli ristoranti e preziosi musei; Airbnb ha trasformato abitazioni storiche in Bed&Breakfast.

L’insieme di questi fattori ha determinato una tendenza mondiale dalle cifre altissime: 600 milioni di persone in viaggio ogni anno, 5 mila miliardi di dollari all’anno di fatturato e un impatto pari a circa l’8% delle emissioni globali di gas serra.

Nel film ridiamo di Augusta e Remo, abituati alla rassicurante “vacanza italiana” nazionalpopolare, alle prese con la modernità e la cultura istituzionalizzata, improvvisamente proiettati nel turismo intellettuale e ricercato. Forse loro, oggi, riderebbero di noi, che pur di scattare una fotografia da veri travel blogger mettiamo a rischio noi stessi e l’intero sistema.

Anna Castagna

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