Portraits – J.K. Rowling, l’autrice che nella povertà e nella disperazione scrisse Harry Potter

J.K. Rowling, meglio nota come l’autrice della fortunata saga di Harry Potter, nasce in una piccola cittadina vicino a Bristol, e fin dalla più tenera età mostra il suo amore per la scrittura, proprio come la piccola Jo di Piccole Donne, il suo personaggio preferito da ragazzina.

A 6 anni scrive il suo primo racconto e a 12 il suo primo romanzo, ma la sua importante storia editoriale ha davvero origine qualche anno più tardi, quando dopo aver finito l’università si trasferisce a Londra per lavorare per Amnesty International e viaggia spesso in treno, dove comincia a maturare l’idea di Harry Potter e di tutto il mondo magico che ormai siamo abituati a conoscere (e proprio per questo King’s Cross ha un ruolo così importante nei libri, essendo in un certo senso nato tutto passando per quella stazione!)

Inizia dunque a lavorare durante le pause pranzo alla stesura del primo libro, anche se in realtà avrebbe impiegato 6 anni per completarlo (e forse ci mise così tanto perché, come i suoi lettori sanno, molti degli intrecci sviluppati nei libri successivi erano già stati pianificati dall’autrice a priori).

Trasloca poi in Portogallo per insegnare inglese come madrelingua e conosce il suo primo marito, Jorge Arantes, con cui ha sua figlia Jessica. Purtroppo, nello stesso anno della nascita della bambina, i due si separano, pare a causa di violenza domestica, e la Rowling sceglie di trasferirsi a Edimburgo dalla sorella nella speranza di trovare un po’ di pace, ma la scomparsa prematura della madre a soli 45 anni  per sclerosi multipla,  la separazione dal suo grande amore e una situazione finanziaria a dir poco tragica la fanno sprofondare in una terribile depressione, che la ispirerà per il personaggio dei dissennatori, esseri che succhiano ogni goccia di felicità e forza vitale. L’unica via di scampo pare essere la scrittura, per cui, tra una passeggiata con la piccola Jessica e l’altra, lei scrive le pagine sul ragazzo mago per antonomasia al The Elefant House, dove può usufruire almeno della corrente, che affermava di non potersi permettere. A stesura ultimata, fatica a trovare un editore: Christofer Lille, agente letterario, la nota, ma il libro viene comunque rifiutato da 12 case editrici che lo definiscono “un romanzo per bambini decisamente troppo lungo”.

Nel ’97 la Bloomsbury, casa editrice modesta, accetta di pubblicare il manoscritto, investendo in quello che è diventato nel giro di poco tempo un caso editoriale di fama mondiale, da cui sono scaturiti altri 6 volumi e la nota saga cinematografica omonima. J.K. diventa in pochi anni la donna più ricca d’Inghilterra, superando addirittura la Regina Elisabetta, sebbene poi con una cospicua donazione in beneficenza si sia riposizionata più in basso nella classifica delle persone più ricche del paese.

J.K. Rowling in realtà si chiama solo Joanne, mentre K è l’iniziale del nome di sua nonna, perché la casa editrice stessa le consigliò di firmarsi tramite una sigla, ritenendo che avrebbe avuto più possibilità di successo se non si fosse capito che era una scrittrice donna. In effetti non potremo mai sapere se questo consiglio abbia davvero giocato un buon ruolo nella prima diffusione del romanzo. Pare comunque che l’idea di non firmarsi totalmente col suo nome non dispiaccia all’autrice: infatti successivamente la Rowling pubblica anche dei libri totalmente indipendenti dalla saga di Harry Potter, sotto lo pseudonimo maschile di Robert Galbraith, spacciato come un autore debuttante, anche se in realtà la maturità della scrittura suscita immediatamente dei sospetti tra i lettori, inducendo il Sunday Times a fare delle “inchieste” sul vero autore del romanzo e portando la Rowling allo scoperto.

Joanne rappresenta dunque un inno di speranza al talento e alla vita, una storia a lieto fine che dimostra che anche quando sta andando tutto a rotoli, se si hanno buone idee e la costanza di metterle in pratica, è possibile rialzarsi e diventare qualcuno. Anche qualcuno che ha scritto qualcosa di grandioso e memorabile come Harry Potter.

Veronica Repetti

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