Portraits – Wes Anderson

Colori dalle tinte pastello, attenzione alle simmetrie e al dettaglio, ricerca di un’estetica precisa e sicuramente riconoscibile: in breve, Wes Anderson.

Wesley Wales Anderson nasce in Texas nel 1969. Dopo aver prodotto nel 1996 Bottle Rocket (collaborando con i fratelli Wilson, che aveva conosciuto negli anni degli studi universitari) e  nel 1998 Rushmore, il primo grande successo lo ottiene nel 2001 con I Tenenbaum. A quel momento seguono la realizzazione nel 2003 di Le avventure acquatiche di Steve Zissou, nel 2007 Il treno per il Darjeeling, nel 2009 Fantastic Mr. Fox (suo primo film d’animazione), nel 2012 Moonrise Kingdom, nel 2014 Grand Budapest Hotel e nel 2018 L’isola dei cani (suo secondo film di animazione, girato con la tecnica dello stop-motion).

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Ciò che rende le sue opere indubbiamente riconoscibili è allo stesso tempo anche ciò che porta pubblico e critica a dividersi tra chi lo ammira e chi non lo apprezza affatto. 

I want to try not to repeat myself. But then I seem to do it continuously in my films. It’s not something I make any effort to do. I just want to make films that are personal, but interesting to an audience. I feel I get criticized for style over substance, and for details that get in the way of the characters. But every decision I make is how to bring those characters forward

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Chi non ha mai visto un film di Wes Anderson forse non sa che oltre ai tratti già citati prima, ve ne sono altri ugualmente caratteristici che vale la pena considerare: la grande attenzione al dettaglio non è solamente riservata alla scenografia e allo sfondo, ma anche a precise inquadrature che attraverso primi piani mostrano minuzie di oggetti quali spesso libri, mappe o documenti vari. Altra scelta particolare è quella di concludere ogni lungometraggio con una scena in slow-motion (eccezione fatta per Il treno per il Darjeeling); spesso i cast dei suoi film contano attori ricorrenti tra cui i fratelli Wilson, Bill Murray, Edward Norton e Tilda Swinton; predilige l’uso di obiettivi grandangolari che distorcano leggermente la realtà mostrata. I film raccontano spesso le vicende di famiglie “bizzarre”; nonostante sia quasi assente la presenza di colori primari, la scelta della palette verte frequentemente sul rosso e sul giallo; molto frequenti sono anche inquadrature di personaggi in primo piano che, seppur rivolti verso lo schermo, non mostrano alcuna emozione.

That’s the kind of movie that I like to make, where there is an invented reality and the audience is going to go someplace where hopefully they’ve never been before. The details, that’s what the world is made of.

Valentina Rosselli

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