Portraits – Le avventure di Nellie Bly

Se non avete mai sentito parlare di Elizabeth Cochran, mettetevi comodi, perché la sua storia è più che singolare. Nata nel 1864 nello stato della Pennsylvania e a 16 anni, orfana di padre, si trasferisce con la madre e i fratelli a Pittsburgh, una delle città più grandi dello stato.

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Nel 1885, dopo aver letto sul quotidiano Pittsburgh Dispatch un articolo misogino intitolato “A cosa servono le ragazze”, che sanciva che il compito delle donne fosse meramente quello di badare alla casa e accudire i figli, Elizabeth decide di scrivere una lettera di protesta al direttore, firmandosi con lo pseudonimo “Lonely Orphan Girl”. George Madden, editore del giornale, colpito dalla tenacia della giovane, pubblica un annucio affinchè l’autrice si presenti da lui.

Dopo l’incontro, le offre la possibilità di pubblicare un altro articolo sotto lo stesso pseudonimo, in cui Elizabeth affronta gli effetti del divorzio sulle donne. Impressionato ancora una volta dalle sue capacità, Madden le offre un lavoro a tempo pieno, suggerendole un nuovo alias: “Nellie Bly”. Al tempo, quello di giornalista, era infatti un mestiere alquanto sconveniente per una donna, e di conseguenza era sconsigliabile usare il proprio vero nome.

Inizialmente, si occupa di indagare sulle condizioni delle donne nelle fabbriche, sul lavoro minorile e sulla sicurezza sul lavoro rivelandone le criticità; questo non piace ai proprietari delle industrie, che minacciano di far chiudere il giornale se la redazione  persiste nel pubblicare le inchieste di Bly. Per questo motivo, viene traferita in una sezione che tratta di moda e società, dove erano solitamente assegnate le giornaliste donne. Non contenta, la Cochran si fa spostare nel gruppo dei corrispondenti esteri, parte per il Messico e inizia a scrivere da lì di povertà e corruzione.

Un articolo sulla storia di un giornalista messicano, imprigionato per aver criticato il governo locale, è causa di minacce di arresto e Nellie deve tornare negli Stati Uniti.
Una volta tornata, accusa Porfirio Dìaz di essere un tiranno che reprime i suoi cittadini e controlla la stampa. Dopodiché, nel 1887 decide di lasciare il giornale e trasferirsi a New York. Si presenta nella redazione di New York World dal direttore e grande giornalista Joseph Pulitzer, che le affida un incarico sotto copertura.

Cochran avrebbe dovuto fingersi pazza e farsi ricoverare nell’ospedale psichiatrico femminile di Blackwell’s Island per scoprire come venivano davvero trattate le donne all’interno di queste strutture. Cochran riusce ad entrare nel Women’s Lunatic Asylum, vedendosi somministrare cibo rancido, acqua da bere sporca e costretta, insieme alle altre, a restare seduta tutto il giorno in un ambiente malsano. Al termine del suo soggiorno la giornalista pubblica un reportage intitolato Ten Days in a Mad-House, che la rende famosa e contribuisce alla riforma degli istituti per persone con disabilità mentale negli Stati Uniti.

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Nel 1889, dopo aver letto il libro di Jules Verne Giro del mondo in ottanta giorni, chiede a Pulitzer di finanziare il suo giro del mondo e l’impresa le viene concessa. Nel mentre, il New York World pubblica i suoi reportages del viaggio, coinvolgendo e appassionando il pubblico al punto che venne creato il “Nellie Bly Guessing Match”: i lettori dovevano stimare l’arrivo della Bly al secondo, con in palio un viaggio pagato per l’Europa. La Cochran impiegò 72 giorni per compiere il giro del globo e fu calorosamente acclamata al suo ritorno.

Fu inoltre la prima corrispondente donna al fronte durante la prima guerra mondiale e scrisse della parata delle Suffragette del 1913, predicendo che in America non sarebbe stato concesso il suffragio femminile prima del 1920.
Morì a 57 anni – causa di una polmonite. Dopo la sua morte venne nominata miglior reporter d’America dal New York Journal.

Yulia Neproshina

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