Benedetta anoressia!

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Anoressia –  Rifiuto del cibo, che può giungere fino al disgusto. Può insorgere nelle più svariate malattie, in modo transitorio o duraturo, a seconda dei casi (da Treccani).

Il digiuno, si sa, è parte integrante di numerose discipline religiose e filosofiche, fino a diventare per alcuni un atto politico, in quanto forma di protesta non violenta. Già a partire da un passato remoto, privarsi del cibo serve a preparare lo spirito in vista di particolari riti (Confucianesimo), rappresenta un’ideale astrazione da tutte le passioni (Giainismo), oppure è una prova di forza interiore e disciplina, che gli antichi greci utilizzavano ad esempio prima di consultare gli oracoli. Ancora più noti oggi, sono i digiuni buddhisti, tramite i quali i monaci raggiungono i massimi livelli dell’illuminazione, e poi il periodo di Ramadan per gran parte del mondo musulmano. Benché tuttora in uso anche come rivendicazione politica (famosi sono gli scioperi della fame di Gandhi in India, o di Marco Pannella in Italia), l’immagine moderna dell’anoressia è quella di ragazze che digiunano con il principale obiettivo di un “fisico perfetto”.

In realtà però, anoressiche “sante” si trovano anche nel Cristianesimo, già a partire dal Medioevo. Fra le prime e più celebri ci fu Caterina da Siena, la quale in compenso si abbeverò del pus dei lebbrosi, per auto-punirsi dopo averne provato ribrezzo, e arrivò a privarsi alla fine persino dell’acqua: motivo per cui morì, nel 1380. La penitenza auto-imposta prosegue nella tradizione cristiana, grazie ad altre mistiche che furono poi beatificate: Teresa di Avila stava forse praticando purging (generalmente l’espellere cibo tramite vomito o lassativi) quando si infilò un ramo d’ulivo nell’esofago prima di ricevere la comunione? Invece Margherita da Cortona sentenziò proprio di volersi lasciare morire di fame, per saziare poveri e bisognosi.

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Per queste donne infatti – le quali non possedevano bilance per pesarsi, né app per contare le calorie – il rifiuto del cibo era un modo di ostentare la propria fede a Dio; oltretutto, permetteva loro di avvicinarsi idealmente alla figura di Gesù Cristo sulla croce, e di condividerne le sofferenze. Quella che fu poi santa Gemma Galgani, stipulò addirittura un patto col suo Dio: prima ella domandò al confessore se fosse lecito pregare che le venissero sottratti il senso del gusto e l’appetito, poi passò all’azione, e per i sessanta giorni successivi vomitò a ogni suo tentativo di nutrirsi. Sembra che tali fossero gli accordi col Signore: questa donna avrebbe così espiato volontariamente i peccati degli altri sacerdoti.

Caterina, Teresa, Margherita, Gemma… All’epoca, considerate da molti alla stregua delle “isteriche” che davano mostra di simili esagerati eccentrismi, eppure oggi venerate nelle chiese e nelle parrocchie. D’altra parte, ora troviamo nel XXIesimo secolo ipotetiche Giulia, Madison, Chiara, Ashley ecc. in tutto il mondo, che vengono criticate per quelli che vengono intesi come “capricci da ragazzine”, oppure reputate da altri “giovani vittime” dell’influenza della moda, delle passerelle, dei manichini. Verrebbe dunque da chiedersi se esista un legame, fra i digiuni di queste donne del passato che furono poi sante, e quelli a cui si sottopongono oggi le nostre contemporanee.

E di fatto, esiste anche già un libro che ci ha provato: si tratta di La santa anoressia – pubblicato nel 1985 da Rudolph Bell – che traccia le analogie fra “vecchie” e “moderne anoressie”: l’autore si chiede se nei secoli a venire queste nostre “sorelle” saranno anch’esse fatte sante, martiri dell’effettivamente discussa società odierna – troppo esigente secondo alcuni, sia nei confronti dei giovani, sia nello specifico dell’universo femminile – oppure se sono invece succubi dei loro stessi mali e disagi interiori. L’autore del saggio conclude quindi, rintracciando le condizioni in cui la santa anoressia si è manifestata nel passato, sottolineando le differenze lungo i secoli, e in particolare rispetto al fenomeno moderno: se nei casi passati si praticava un digiuno condizionato culturalmente e religiosamente, l’anoressia odierna é invece legata a un disturbo spesso riconducibile alla sfera psicologica.

Rimane comunque una lettura consigliata: per provare ad adottare un punto di vista alternativo, rispetto a tale argomento che – in generale – è ancora scarsamente noto.

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Alice Tarditi

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