Portraits: David Bowie, l’uomo dai mille volti

Dagli anni ’60 ad oggi lo showbiz ha influenzato la vita di tutti i giorni attraverso tante piccole o grandi rivoluzioni, e di tutte le arti la musica ha senz’altro giocato un ruolo di spicco. Basti pensare alla grandi cantanti del passato che hanno contribuito all’affermazione dell’indipendenza femminile, ai messaggi che possono passare attraverso le canzoni o alle raccolte fondi stanziate con la vendita di un brano.
Si potrebbe fare un lungo elenco di tutte le stelle che hanno, in un modo o nell’altro, influenzato –o sconvolto- il mondo intero, ma non si può parlare di rivoluzione nel mondo musicale senza chiamare in causa il Duca Bianco, David Bowie.

David Robert Haywood Jones nasce a Brixton l’8 gennaio 1947, e sua madre Peggy stravede per lui tanto da portarlo in giro su un cuscino e gli concede ogni cosa, tra cui anche di truccarsi.
Peggy è probabilmente borderline e il fratello maggiore di David, Terry, è affetto da schizofrenia paranoide, e non sono i primi casi di problemi mentali in famiglia.
Anche il giovane David sospetta di essere affetto da eccessi psicologici, ma già da giovanissimo trova presto un modo per sfogarsi: la musica.

Nel 1962 entra a far parte della sua prima band, i The Kon-rads –tra i cui membri vi è il ragazzo che in una rissa colpì David in viso procurandogli la lesione alla pupilla che rese il suo sguardo iconico.
Da quel momento passa da una band all’altra fino al definitivo avvio della carriera solista e la composizione dell’album d’esordio pubblicato nel 1967 sotto lo pseudonimo David Bowie.
Nello stesso anno dà inizio anche alla carriera da attore recitando un ruolo nel cortometraggio The Image di Micheal Armstrong e nel film The Virgin Soldiers.

Fondamentale per l’affermarsi di Bowie è l’incontro con Lindsay Kemp: coreografo, attore, ballerino, mimo e regista, che ha contribuito alla creazione della personalità artistica di Bowie dagli esordi alla piena maturità.

La popolarità arriva definitivamente con il secondo album edito nel 1969 tra le cui tracce spicca il singolo psichedelico Space Oddity, uno dei sui brani tuttora più popolari in Inghilterra.
Già in quest’album emerge il primo dei suoi numerosi alter ego, Major Tom.

Gli anni ’70 sono quelli in cui la personalità di Bowie si impone sul panorama musicale con tutte le sfaccettature della sua musica e del suo essere.
Sulla copertina del primo album di questa decade, The Man Who Sold The World (1970), Bowie sfrutta il suo aspetto androgino apparendo con boccoli biondi e abiti femminili languidamente adagiato su un divano. È questa la prima delle strabilianti trasformazioni dell’arista e della sua rivoluzione musicale e sessuale.

Con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1971) introduce uno dei suoi personaggi più noti ed iconici: Ziggy Stardust.21-og
Ispirato a diverse figure del panorama musicale precedente, Ziggy è un alieno caduto sulla Terra ed accoglie la missione di salvare il genere umano. Qui Bowie appare con i capelli rossi, il viso scarno e truccato e degli abiti molto teatrali, almeno quanto sono teatrali le esibizioni dell’artista.
Da questo momento, la sua diventa la stella più lucente del firmamento della musica. I suoi album vanno a ruba, i concerti vendono milioni di biglietti in pochissimo tempo e nessuno è mai stato come lui fuori e dentro al palco.

La sua sessualità contorta è certo uno degli elementi a renderlo ancor più noto, e Bowie non si fa scrupoli a giocare con i tabù: in una celebre intervista per Melody Maker si dichiara apertamente gay, anni dopo smentisce dicendosi prima bisessuale e poi dichiara di aver inventato tutto per il suo personaggio. Indossa abiti femminili, trucco, poi pantaloni strettissimi e camicie scollate scelte per rendere ben visibile la sua mascolinità.
Da una parte all’altra del globo non si fa che parlare della sua musica e di lui.

Ziggy e Bowie vivono intrecciati fino al concerto del 1973 all’Hammersmith Odeon, quando l’artista, annoiato da quel suo personaggio, dichiara che quella sarà l’ultima tappa del tour e l’ultima apparizione di Ziggy con gli Spiders from Mars.
Si scioglie in definitiva da quel personaggio che gli aveva regalato la fama.

Dal 1974 è impegnato in un tour in America vestendo i panni galm di Halloween Jack, e in questi anni tocca i punti più bui della sua carriera: mentre i suoi concerti live sono autentici successi dominati da coreografie e scenografie strabilianti, nel privato cade vittima dell’uso di cocaina che gli provoca violente paranoie –si convince, infatti, di essere perseguitato dal demonio e richiede un esorcismo per liberarsene.

Nel ’76 si trasferisce a Berlino dove indaga sugli avvenimenti compiuti dal Terzo Reich con attenzione particolare per la figura di Adolf Hitler, che dichiara essere stato «una delle prime rockstar» e viene fermato tra Russia e Polonia in possesso di una collezione di cimeli nazisti.
Il tempo passato a Berlino lo portò, poi, a comprendere il male del fascismo in Europa, sviluppando poi un completo rifiuto di razzismo e nazionalismo.

Bowie's Thin White Duke persona, smoking a Gitanes cigarette, 1976.
Thin White Duke smoking a cigarette, 1976.

Nello stesso anno è anche protagonista del film di Nicolas Roeg L’uomo che cadde sulla Terra da cui ottenne critiche molto positive ed incoraggianti per la sua carriera di attore.

In questi anni Bowie viste i panni di un altro dei suoi più celebri personaggi: il sottile Duca Bianco.
Sempre impeccabile vestito in eleganti e costosi completi, camicie bianche, pantaloni e panciotto neri, il Duca era un cantante raffinato che si esibiva in performance struggenti di intensità romantica, pur rimanendo «freddo come il ghiaccio» e «un superuomo ariano fascista senza emozioni».

La sua carriera da quel momento non si arresta ma subisce un rallentamento fino al 1983 con il lancio di Let’s Dance, il suo album più venduto. Si è lasciato il Duca Bianco alle spalle ed è impegnato in un tour mondiale, ma la sua vita viene scossa da un nuovo dramma: il fratello Terry, dopo anni passati in una struttura psichiatrica, si toglie la vita.
L’evento lo segna moltissimo e dedicherà al fratello il brano Jump They Say.

Nel corso degli anni ’80 la sua musica si avvicina sempre di più ai toni del pop commerciale, non perdendo quella componente psichedelica tipica di Bowie. Le radio sono invase dalle sue numerose hit e alla televisione non possono che passare in continuazione i curiosi videoclip che le accompagnano.
Sono questi gli anni d’oro del video musicale, fenomeno che Bowie con tutta la sua teatralità e l’essere così incredibilmente cinematografico sfrutta al massimo.

Questa decade è anche quella delle sue più numerose apparizioni cinematografiche: è John Blaylock in Miriam si sveglia a mezzanotte (1983), Jack Celliers in Furyo (1983), in re dei goblin Jareth in Labyrinth (1986) e Ponzio Pilato in L’ultima tentazione di Cristo (1988).

Dal 1990 è di nuovo stabilmente a New York e in questa decade si dedica principalmente alla sperimentazione, allontanandosi dalla musica commerciale, inserendo sonorità elettroniche e colorazioni che spaziano da più generi – dal jazz all’hip hop.
Per raccontare al meglio i suoi pezzi, Bowie indossa i panni di un nuovo alter ego, l’investigatore Nathan Adler, e di numerosi nuovi personaggi raggiungendo forse il picco della sua poliedricità.

Il 1996 è un anno molto fortunato per Bowie: viene onorato di una stella sulla celebre Walk of Fame in California e indirizza la sua attenzione al mondo dell’economia, diventando la prima rockstar quotata in borsa, tramite l’applicazione dei Bowie Bonds sulla piazza di Wall Street, che lo rese l’artista musicale più ricco del periodo, lanciando quella che divenne un’autentica moda per altri suoi colleghi.

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Con l’ingresso nel nuovo millennio Bowie si ritira sempre di più dalle scene.
Fino al 2004 ha fatto diverse apparizioni televisive ed non ha smesso di produrre album, ma si è dovuto fermare quando, dopo una tappa del tour mondiale, viene ricoverato d’urgenza ad Amburgo per il grave blocco di una coronaria.
Da quel momento continua a produrre e collaborare per numerosi progetti o apparizioni pubbliche, ma si tiene lontano dalla vita da rockstar che ha contrassegnato la sua carriera dalle origini.

L’8 febbraio del 2006 riceve una delle più prestigiose onorificenze della sua carriera: gli viene assegnato il Grammy Award alla carriera.

L’ultima apparizione pubblica di Bowie è stata nel dicembre 2015 presenziando alla prima a Broadway del musical Lazarus –voluto dall’artista stesso e realizzato con musiche e testi scritti da lui.

Nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, il cantante si è spento in una località non nota a causa dell’irrimediabile aggravarsi di un tumore al fegato che non gli ha lasciato scampo.

Il lascito di David Bowie consiste in 27 album in studio, 15 live, 51 raccolte, 5 EP, 114 singoli e 3 colonne sonore, oltre a tutta la genialità di un artista fuori dagli schemi, che ha composto alcune tra le più belle canzoni del panorama musicale di ieri e oggi.

Ilaria Cavallo

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