Scoperta acqua sul pianeta K2-18b. Una nuova casa per l’uomo?

Gli uomini hanno da sempre la particolare attitudine a volersi spingere oltre i propri limiti, capacità che ha permesso loro di compiere passi da gigante e fare grandi scoperte in tutti i settori della conoscenza.
Tra i più grandi sogni dell’umo c’è sempre stato quello di conquistare anche ciò che ci aspetta oltre il nostro pianeta e, quindi, anche il cosmo.

Si era già ottenuto un importantissimo traguardo con l’allunaggio –di cui quest’anno si sono festeggiati i 50 anni-, ma non è bastato e ci si è spinti ancora più oltre alla ricerca di un altro pianeta che si potesse chiamare “casa”.

La svolta è avvenuta nel 2015 con la scoperta di K2-18b, un pianeta di massa otto volte superiore alla Terra distante 100 anni luce –un milione di miliardi di chilometri- in orbita attorno ad una stella nana rossa nella costellazione del Leone della Via Lattea, nella sua cosiddetta “zona abitabile”, ovvero la zona nella quale è possibile ritrovare acqua in forma liquida.

È l’acqua il principale elemento a determinare la possibilità di vita di un pianeta, e la strabiliante novità che ci è giunta qualche settimana fa è che è stata confermata la presenza di acqua sulla superficie di K2-18b e questo fa di lui l’unico pianeta –finora scoperto- esterno al Sistema Solare ad avere acqua oltre a temperature ideali perché possa svilupparsi la vita.

Tale scoperta è merito di uno studio condotto dai ricercatori dell’University College di Londra, tra i quali ha collaborato anche l’astrofisica italiana Giovanna Tinetti.
Tinetti ha rivelato in un’intervista che ad oggi sono stati rilevati oltre 4mila pianeti extrasolari, ma K2-18b è l’unico ed essersi dimostrato davvero straordinario per via delle sue unicità.

Il team si è servito di dati acquisiti dal telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA ed è giunto all’ipotesi che l’atmosfera dal pianeta possieda idrogeno, elio e vapore acqueo, e non si esclude che possano esserci anche azoto e metano.

I risultati finora ottenuti sono così eccezionali da aver acceso maggiormente l’interesse dei ricercatori, e nuove ricerche saranno presto in grado di determinare quanta acqua sia presente nell’atmosfera del pianeta e, dunque, se questa sia sufficiente per poter trasportare ossigeno.
Sono queste le condizioni necessarie perché possa svilupparsi una qualche forma di vita e, perché no, per una visita da parte dell’uomo del futuro.

Tra i coautori della ricerca vi è l’astronomo Ingo Waldmann che ha affermato «È probabile che questa sia la prima di molte scoperte di pianeti potenzialmente abitabili, questo non solo perché gli esopianeti come K2-18b sono i pianeti più comuni nella nostra galassia, ma anche perché le nane rosse – stelle più piccole del nostro Sole – sono le stelle più comuni

«Le osservazioni del telescopio spaziale Hubble ci hanno permesso di scoprire che il pianeta ha un’atmosfera e che quest’ultimo contiene vapore acqueo: due buone notizie se siamo interessati all’abitabilità del pianeta» ha spiegato infine Tinetti.

Ogni nuova scoperta in campo astronomico segna un importante conquista per la conoscenza del cosmo e del perché solo sul nostro prezioso pianeta blu si siano verificate condizioni tali perché si sviluppassero forme di vita.
Quello appena scoperto non è una Terra 2.0, ma ci avvicina a rispondere alla domanda fondamentale: la Terra è unica?

Ilaria Cavallo

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