Il sequel di Breaking Bad di cui i fan avevano bisogno: El Camino (No spoiler)

In molti di voi si ricorderanno dell’intricata e travolgente storia che ha segnato la storia delle serie tv dal 2008 al 2013: Breaking Bad. Tra colpi di scena, protagonisti controversi, droga e il continuo confine tra etica e genialità, non si può non posizionare Breaking Bad tra i più alti apici del panorama televisivo degli ultimi anni, spiccando per la sua compattezza di trama e il suo pregio registico. Così, quando nel 2019 viene annunciata l’uscita di un sequel in forma di film, gli spettatori più affezionati non possono che fremere per l’attesa. L’11 ottobre El Camino – così si chiama il nuovo lavoro di Vince Gilligan – esce finalmente su Netflix, la piattaforma streaming per eccellezza.

Heinsemberg e Jessie Pinkman sono quindi tornati? In realtà, solo Jessie. Un Jessie alle prese con la rivalsa del suo passato, che lo logora per i sensi di colpa, per cui continua a pagare amare conseguenze. Scordatevi però il ragazzino della serie tv: per alcune colpe non c’è redenzione e Jessie è costretto a fare i conti con la realtà. Afflitto, sconfitto e logorato, scena dopo scena, cerca la fuga dai suoi rapitori, come ci si ricordava dalla quinta e conclusiva stagione di Breaking Bad. Un uso sapiente dei flashback tiene incollati allo schermo per le due ore della pellicola, non lasciando buchi di trama e facendo man mano accrescere nello spettatore il senso di angoscia che caratterizza il protagonista. Proviamo forse pena per Jessie? Comprensione? Rammarico? Non lo sappiamo. Sappiamo però che l’incalzare del film ci rende sempre più inquieti, sempre più empatici nei suoi confronti.

Gilligan, comunque, ci aveva già deliziato con un’altra serie spin-off, Better Call Saul, ancora in corso, decisamente di minor successo tra il grande pubblico, che descriveva invece il prequel della storia attraverso gli occhi di Jimmy McGill (alias Saul Goodman, avvocato per delinquenti) e Mike Ehrmantraut, l’enigmatico e silenzioso complice che avevamo imparato ad amare. Un lavoro interessante, studiato nei minimi dettagli, che però richiede una maggior concentrazione cognitiva, lasciando enorme spazio nei dialoghi e nella comprensione psicologica dei protagonisti.

El Camino, forse, riesce a essere il connubio vincente delle caratteristiche incalzanti di Breaking Bad e della profondità psicologica di Better Call Saul. Riesce in qualche modo a toccare corde dimenticate, a rievocare il clamore passato e in un certo senso a rivalutarlo, che non è una sfida semplice per un colosso del genere con cui confrontarsi.

Insomma: lascia soddisfatti, ma con un senso di vuoto. Un vuoto pieno di riflessioni etiche, che fanno riermegere i punti salienti della serie tv. Ci si sente nostalgici, certo. Come non si potrebbe dopo aver preso consapevolezza che questo universo così splendidamente disegnato deve inevitabilmente giungere ad una conclusione.

La chimica è, tecnicamente… la chimica è lo studio delle sostanze, ma io preferisco vederla come lo studio dei cambiamenti. Ad esempio, pensate a questo: elettroni, loro cambiano i loro livelli di energia; molecole… le molecole cambiano i loro legami; elementi… si combinano e cambiano in composti. Be’, questa… questa è la vita, giusto? Cioè è solo… è la costante, è il ciclo: creazione e dissoluzione, poi di nuovo creazione poi ancora dissoluzione, è crescita poi decadimento, poi trasformazione! Ed è affascinante, davvero!

Ecco una frase di Walter White, nella serie originale, che con l’aiuto dell’analogia chimica riesce a trasmettere questa evoluzione messa in atto da Gilligan. El Camino è affascinante, davvero.

Veronica Repetti

 

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