Hotter than hell: sono oltre 3 milioni le allerte incendio che hanno interessato la Terra solo nel 2019

Da inizio anno questo 2019 si è rivelato essere un anno incandescente sotto molteplici aspetti – dalla politica internazionale agli eventi pubblici – e il picco massimo di “calore” è stato raggiunto dalla nostra Terra che quest’anno è letteralmente andata in fiamme: da gennaio sono stati registrati oltre 3 milioni di allerte per il pianeta.

Il caso più eclatante dal punto di vista mediatico è stato l’incendio della Foresta Amazzonica dove sono andati in fumo 225.000 ettari di foresta in circa 75 mila casi d’incendio, ma l’allerta ha interessato l’intero globo: l’isola di Gran Canaria è stata travolta da vasti incendi, l’Africa ha perso enormi aree in Congo e Angola – secondo gli esperti sono stati i roghi peggiori degli ultimi 15 anni; l’Artico non è mai stato così caldo a causa degli incendi in Siberia, Alaska, Canada e Groenlandia, e anche l’Italia è stata toccata da questo delicato tema con i suoi 300 roghi.

Il riscaldamento globale non sta dando tregua al nostro pianeta e sta mettendo a dura prova numerosi ecosistemi: sono infatti sempre più diffuse le condizioni ideali per il divampare delle fiamme su vaste aree geografiche.
Alte temperature comportano lunghi periodi di siccità con conseguente impoverimento del suolo e delle sue risorse necessarie, prima fra tutte l’acqua la cui scarsità rende la flora più suscettibile al calore. Questo, unito alla mano dell’uomo, provoca un cocktail distruttivo.

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In rosso le aree d’origine degli incendi in Africa e Sud America

Secondo i dati che il Global Forest Watch Fires – una piattaforma online per il monitoraggio degli incendi boschivi – ha elaborato in collaborazione in collaborazione con la Nasa, nello stesso periodo in cui quest’anno sono stati registrati i maggiori incendi nel 2018 se n’erano registrati quasi 100 mila in meno, e 200 mila in meno rispetto al 2017.

Sconcertanti anche i dati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm) riguardo all’emissione di fumo nell’atmosfera: solo i roghi in Siberia sono arrivati a ricoprire una superficie di circa 5 milioni di chilometri quadrati (un’area più vasta dell’intera Europa e più della metà degli Stati Uniti).

Copernicus, il Programma Europeo di osservazione della Terra, ha inoltre reso noto che nel circolo polare artico sono state prodotte 50 milioni di tonnellate di diossido di carbonio dai vasti incendi in quell’area, ed è una quantità ben superiore a quella prodotta da tutti quelli registrati nelle stesse zone dal 2010 al 2018.

Polvere alla polvere, cenere alla cenere.
Per quanto ancora lasceremo che il riscaldamento globale mandi in fumo il nostro prezioso pianeta?

Ilaria Cavallo

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