Chi non si è mai sentito un “sacco di pulci”?

Abbiamo tutti affrontato un periodo nel corso della nostra vita in cui tutto sembrava andare a rotoli. Un loop senza fine da cui più ci si sforza di uscire e più ci si intrappola. Ebbene, Phoebe Waller-Bridge ci tende la mano per mostrarci uno scorcio sulla vita di una giovane trentenne londinese alle prese con il suo purgatorio personale; caratterizzato da una vita sessuale frenetica ma farcita di delusioni sentimentali, una famiglia fisicamente ed emotivamente assente e difficoltà economiche legate alla gestione della sua caffetteria a tema porcellino d’India. 

51605Autrice dell’omonima opera teatrale da cui è tratta la serie – aspetto che ce ne farà capire meglio le chicche – la Waller-Bridge è al tempo stesso interprete del personaggio principale, Fleabag appunto (“sacco di pulci”) – soprannome preso dalla vita reale dell’attrice, proprio perché per quanto non autobiografico, il legame tra le due è molto personale. E questa non è l’unica cosa che Phoebe si porta da casa: sua sorella, Isobel Waller-Bridge ha composto il soundtrack per entrambe le stagioni della serie, dando un tocco peculiare all’ensemble e contribuendo a farcire la trama di ironia, ingrediente segreto – insieme allo sfrontato black humor – della serie e principale meccanismo di difesa della protagonista dalla società con cui a stento riesce a stare al passo, appesantita da un’esperienza traumatica. 

Fleabag è anche questo, frutto di un umorismo alla Pirandello che ti fa sorridere, lasciando l’amaro in bocca anche e soprattutto perché, per quanto una situazione possa risultare lontana dalla nostra quotidianità, c’è un qualcosa che ci fa riconoscere in questa malinconia corazzata di cinismo.

” Ho la terribile sensazione di essere una donna avida, pervertita, egoista, apatica, cinica, depravata, moralmente corrotta  che non può nemmeno definirsi una femminista. “

Altra prerogativa della sceneggiatura è l’abbattimento della quarta parete. Fleabag ci parla direttamente, siamo un interlocutore che gode dello sguardo proibito della Waller-Bridge, in tutti i sensi. Non solo guarda dritto nella telecamera, ma quando lo fa condivide con noi un’espressione, uno sguardo, un commento che ci fa addentrare e allo stesso tempo riconoscere nella sua mentalità sempre di più.

church

Ma quello di Fleabag non è l’unico personaggio a colpirci. Claire è la sorella, “donna in carriera, ricca, bella”, fortemente contenuta nell’espressione di se stessa ed infelicemente sposata con Martin, che soffre di alcolismo ed esibisce comportamenti alquanto inappropriati che ritiene frutto del suo cattivo carattere, di cui non si definisce responsabile. Il padre, dalla dialettica laconica – per non dire inconcludente – dopo la morte della moglie sposa la madrina delle figlie (interpretata dal premio Oscar Olivia Colman), che non perde occasione di lanciare frecciatine a Fleabag, che coglie sempre la palla al balzo per ribattere. “Ad essere sinceri, non è una cattiva matrigna. É solo una str*nza.” (E dalla seconda stagione entra a far parte del cast Andrew Scott, il Moriarty della serie BBC Sherlock)

La serie, acclamata dal pubblico e dalla critica è stata collocata al n. 61 su una lista del Telegraph degli “80 migliori spettacoli della BBC di tutti i tempi”. Nel 2017 la Waller-Bridge riceve il British Academy Television Award per migliore comedy performance femminile e nel 2019 la seconda stagione riceve undici nominations agli Ammy Awards, vincendone sei.

fleabag1Le due stagioni, da 6 puntate di una ventina di minuti ciascuna (disponibili su Amazon video) sono a tutti gli effetti brevi ma intense. Fleabag ci fa sorridere, riflettere e anche piangere perchè alla fine dei conti è un “disastro” come può essere chiunque di noi: a volte si lascia trascinare dalle pulsioni, dalle emozioni, altre volte si tiene dentro le cose di cui varrebbe la pena parlare e scappa dalle situazioni che andrebbero affrontate e, altre ancora, quando si decide a fare la cosa giusta, non viene ascoltata.

O tutti si sentono un po’ così e semplicemente non ne parlano, o sono completamente fottutamente da sola.

 

Yulia Neproshina

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