Perché a Torino non ci sono più case?

Sono molte le sfide che un fuorisede deve affrontare, nell’arco della sua carriera universitari, lontano dalle amorevoli cure familiari. C’è la prima spesa, la prima bolletta, il primo weekend da solo, i coinquilini, l’università, le vie sconosciute, le abitudini perse… ma ce n’è una che più di tutte ci perseguita: la ricerca della casa.

La ricerca della casa è forse una delle avventure più complicate nella vita di un fuorisede, una missione spericolata piena di insidie. Innanzitutto, bisogna riuscire a farsi largo tra le proposte indecenti, tra gli “offro mezzo letto in camera quadrupla” o i “si affitta ma solo giorni dispari e festivi alternati tranne vacanze”. 
Poi, è fondamentale riuscire ad individuare i tranelli come “comodissimo università affittasi a Moncalieri” oppure “offerta tutto incluso tranne luce, gas, internet, condominio, rifiuti e arredoe riuscire a starvi alla larga. Per non parlare poi delle difficoltà aggiuntive per quelli che appartengono alle categorie ‘deboli’, i perennemente discriminati dai casting: fumatori, matricole, erasmus, ma anche uomini (“Scusa, noi cerchiamo solo ragazze, perché siamo più attente alla pulizia!”), donne (“Guarda, noi siamo tutti uomini e una donna romperebbe l’equilibrio della casa…”), lavoratori (“Purtroppo il proprietario vuole solo studenti!”), studenti (“Purtroppo il proprietario vuole solo referenziati con busta paga”) – nessuno si salva dalle selezioni!

Il vero problema di questi ultimi anni, però, è un altro. A quanti di voi è capitato, se non direttamente, di avere almeno un amico o un’amica che per giorni e settimane ha cercato casa a Torino senza alcun risultato, o accontentandosi di soluzioni di fortuna?
Senza casting che tenga, né categoria salva dalla discriminazione, un colpevole c’è ed è silenzioso: invisibile ai nostri occhi, si è rapidamente impossessato del cuore dei proprietari più attenti e svegli (e delle loro case!), convincendoli rapidamente a trasformare le vecchie case di nonna in nuovissimi loft con tutti i confort. Questo nemico si chiama airbnb.

Re delle piattaforme digitali, airbnb negli ultimi anni ha sbaragliato con grande rapidità  il mercato dell’immobiliare, alimentando una già importante crisi abitativa, perché permette di affittare la propria casa, o stanza, per brevi periodi, secondo un nuovo modello di ospitalità che si appropria dell’etichetta di sharing economy. In cifre, stiamo parlando di 5000 spazi in affitto solo sul suolo di Torino, di cui quasi l’80% sono case intere, ovvero case potenzialmente affittabili ad inquilini più stazionari.
Significa 5000 case in meno sul mercato degli affitti che, guarda caso, si concentrano principalmente nelle aree in cui è più complicato per il fuorisede trovare una stanza.

La distribuzione degli airbnb a Torino – fonte: http://www.airdna.co

A contraddistinguere questo fenomeno è soprattutto la rapidità nella diffusione: negli ultimi 3 anni è quasi duplicato il numero di alloggi in affitto sulla piattaforma, passati da circa 2700 a circa 4700, creando un vuoto nell’offerta degli immobili in affitto.

Tutto questo per il fascino della redditività. Nella guerra tra locazioni lunghe e brevi, vince l’interesse per il più redditizio: perchè affittare a 300 € al mese, quando puoi chiederne 35 al giorno?

Anna Castagna

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