Le dieci migliori serie cominciate dopo il 2010

Avvertenze: in questa classifica non troverete: spoiler; miniserie (come ChernobylWhen they see us); serie iniziate prima del 2010 (Romanzo criminale, Breaking Bad e via discorrendo). 

10 – PEAKY BLINDERS (2013 -)

Oh Signore, fa che questo giorno passi senza lasciare danni. Fa che a nessuno sia fatto del male e se a qualcuno dovesse capitare, fa che non sia uno Shelby. Veglia su John, perché molto dipende da lui. Veglia su Arthur, perché non c’è nessuno più incline a fargli del male di lui stesso. Veglia su Thomas. Sì, so che lui è così; ma quello che fa, lo fa per noi… credo.

Polly, Episodio 6 [1×6]

Nonostante i buchi nella trama, qualche episodio irrealistico e l’eccessiva caratterizzazione di alcuni personaggi, Peaky Blinders è una delle serie che ha più influenzato l’immaginario collettivo, soprattutto grazie a tre elementi. Il primo è senza dubbio l’aspetto dei protagonisti: le capigliature arroganti rese eleganti dal resto dell’outfit rendono i personaggi riconoscibili a colpo d’occhio e l’eleganza di strada – divenuta sempre più chic con l’avanzare delle stagioni (e con l’arricchimento della famiglia Shelby) – ha contribuito a fare di Tommy, John, Arthur, Isaiah e Michael una delle gang più distinguibili del XXI secolo. Il secondo elemento è la lingua: l’accento di Birmingham e le conversazioni in romanés (molti dei protagonisti hanno origini zingare o appartengono totalmente a questa etnia), hanno esercitato un fascino enorme sul pubblico. Da ultimo, ovviamente, Thomas Shelby: Cillian Murphy, dopo aver meravigliosamente interpretato ruoli da non-protagonista in diversi film memorabili, si è definitivamente consacrato mettendo in scena uno dei fuorilegge più affascianti, carismatici, oscuri e tormentati che si siano mai stati visti su uno schermo. 

9 – THE YOUNG POPE (2016)

Papa Pio XIII (Jude Law) e un canguro.

Siamo tutti colpevoli. Siamo tutti colpevoli della guerra e della morte. Sempre. Così come possiamo tutti essere colpevoli della pace. Sempre. Io ve lo chiedo, ve lo chiedo in ginocchio: sono pronto a morire per voi, purché voi diventiate colpevoli della pace.

Papa Pio XIII, Episodio ottavo

The Young Pope è la serie ideata, scritta e diretta da Paolo Sorrentino –- e si vede. Seppur più scorrevole e rapida dei film che l’hanno giustamente reso illustre, la fatica televisiva del più celebrato regista italiano contemporaneo porta chiaramente la sua impronta. Dieci episodi uno più bello dell’altro, curati fino al più marginale dettaglio, pregni di un grande equilibrio tra tutti gli elementi (soprattutto tra la messa in mostra del fascino della Chiesa come istituzione millenaria e i suoi difetti più macabri e secolari). Al servizio del factotum Sorrentino, una colonna sonora sorprendente e un blocco di attori di un livello vicinissimo alla perfezione. Siccome i dialoghi avvengono tra personaggi moralmente discutibili, ma certamente di enorme spessore intellettuale, The Young Pope è un pozzo di citazioni devastanti, oltreché di scene già diventate di culto.

8 – BOJACK HORSEMAN (2014 – 2020)

Tutto quello che so l’ho imparato dalla televisione. E in televisione, i personaggi imperfetti dimostrano sempre il loro affetto con delle grandiose e commoventi sorprese. E penso che una parte di me creda ancora che l’amore sia quella cosa lì. Ma nella vita reale, i gesti grandiosi non bastano. Devi essere costante e affidabile. Non puoi semplicemente mandare a tutto a puttane, per poi partire in barca per salvare il tuo migliore amico o per risolvere un mistero o per andare in Kansas. Devi esserci ogni giorno, il che è dannatamente difficile.

Bojack Horseman, Free Churro [5×6]

Unica sit-com e unica serie animata di questa classifica, questo prodotto Netflix ha avuto l’effetto di aprire al mondo dei cartoni per adulti una fetta di pubblico molto diffidente, tracciando così la strada per molti altri prodotti di questo genere. Nessuno di questi (e nessun’altra sit-com cominciata dopo il 2010), tuttavia, è arrivato anche solo lontanamente vicina a provocare la quantità di risate e di lacrime che Bojack è stato capace di causare. Bojack è una serie surreale, ma allo stesso tempo tanto realistica da disturbarci, da colpire nel segno, da farci empatizzare e rispecchiare enormemente con i personaggi e, allo stesso tempo, farceli disprezzare. Sempre pronta spiattellare tutte le ipocrisie dello show-biz, di tutti gli schieramenti politici, del mondo del lavoro e di un’infinità di altri campi dell’attualità, Bojack non ha comunque mai perso di vista i due obiettivi primari delle sit-com: emozionare (cosa che – con un tratto preminentemente addolorato e tragicomico – la serie fa in abbondanza) e far ridere (e infatti fa sbellicare dalle risate, anche grazie alla natura animalesca-antropomorfa di molti personaggi, fonte inesauribile di gag esilaranti). 

7 – GOMORRA (2014 -)

[Tradotto dal napoletano] Io ti insegnerò tutto, ti farò diventare un uomo importante, ma tu mi devi promettere una cosa: non ti fidare mai di nessuno. Mai. Nemmeno di me.

Gennaro Savastano, Gli Immortali [1×12]

Il Frankfurter Allgemeine ha così definito la prima stagione di Gomorra: “I 12 episodi della serie segnano la fine di ogni romanticismo sulla mafia”. Da subito, infatti, è stato chiaro il messaggio della serie: la camorra, come tutte le mafie, non ha lati positivi; non ci sono mafiosi buoni; le storielle sull’onore sono favolette; la mafia è cambiata, ma è ancora violentissima e senza alcun riguardo per la vita umana. Gomorra sbatte in faccia allo spettatore una realtà fatta di posti orribili non distanti da luoghi meravigliosi, di gente vestita male, di quartieri dove la criminalità sembra spesso l’unica opzione, di periferie in cui la fiducia nello Stato è vicina allo zero e in cui il crimine organizzato è onnipresente e incredibilmente multiforme. Come nel libro di Saviano, è impetuosa l’immagine di un mondo economico, lavorativo e finanziario alternativo a quello legale ma ad esso profondamente legato (The Variety ha scritto: “Sollima allude alla natura sistemica della camorra, che identifica come l’altra faccia del capitalismo”). L’atmosfera trasmessa allo spettatore, anche grazie alla fotografia mozzafiato e alle musiche dei Mokadelic, è di una potenza disarmante. Impossibile, infine, non accennare alla presenza di alcuni dei personaggi più memorabili della storia del piccolo schermo: su tutti, naturalmente, Ciro, Genny e Don Pietro, il Baelish, il Cersei e il Tywin di Secondigliano. Dopo Romanzo Criminale, la più grande serie italiana.

6 – BLACK MIRROR (2011 -)

Non tutto ciò che è falso è necessariamente una menzogna.

Ffion, The Entire History of You [1×3]

Per Black Mirror è difficile fare un discorso unitario. Sicuramente è una serie che, un po’ per la sua natura antologica (ogni puntata è una storia a sé) e un po’ per la natura stessa delle puntate, ha in qualche modo cambiato la storia dell’intrattenimento. Quasi tutte le puntate sono ambientate in un futuro plausibile e c’è quasi sempre un qualche dispositivo tecnologico apparentemente utilissimo ma dalle controindicazioni tragiche. Puntate genuinamente brutte non ce ne sono (a parte quella con Miley Cyrus, che ci concediamo di considerare un brutto incidente di percorso), qualcuna è un po’ deludente, ma solo per via del livello medio altissimo. La maggior parte degli episodi sono molto belli e alcuni sono dei veri propri capolavori (Bianco Natale, Odio universale, Hang the DJ, Zitto e balla). Oltreché per le su innumerevoli qualità, Black Mirror sarà ricordata anche per aver debuttato con uno degli episodi pilota più sconvolgenti nella storia delle serie tv e per il coraggioso e rivoluzionario (anche se vagamente noioso) esperimento di Bandersnatch, il primo film interattivo. 

5 – HOUSE OF CARDS (2013 – 2018)

Quelli di noi che vogliono scalare la catena alimentare non possono provare pietà. Esiste una regola sola: cacci o vieni cacciato. Bentornati.

Frank Underwood, Capitolo 14 (2×1)

House of Cards ha lasciato un segno indelebile. Costruita interamente intorno alla figura di un protagonista tanto carismatico quanto inquietante, è crollata quando Kevin Spacey, l’attore che lo interpretava – il migliore della sua generazione – è stato licenziato per via delle accuse di molestie sessuali a suo carico. Per questo, e non certo perché la nuova protagonista Claire fosse un personaggio debole o Robin Wright un’attrice meno che straordinaria, la sesta e ultima stagione – semplicemente – non si sarebbe dovuta fare. Quanto accaduto, comunque, non cancella cinque stagioni di valore assoluto, in cui il più memorabile protagonista di qualunque serie tv ha accompagnato lo spettatore – parlandogli direttamente in barba alla quarta parete – nei meandri della spietata politica americana e internazionale (superlativo, per esempio, il presidente russo). Frank Underwood è riuscito nell’impresa grazie a una sceneggiatura pazzesca, a una trama incredibile e a un supporting cast di cui molti membri si sono guadagnati la meritatissima consacrazione (Robin Wright, Mahershala Ali e Michael Kelly su tutti). 

4 – WESTWORLD (2016 -)

Dolores Abernathy (Evan Rachel Wood) e Peter Abernathy (Louis Herthum).

Questi piaceri violenti hanno una fine violenta.

William Shakespeare, Romeo e Giulietta

“Visionaria”, “rivoluzionaria”, “innovativa” sono aggettivi che – quando utilizzati per descrivere Westworld– diventano eufemismi. Westworld parte da un’idea geniale e la sviluppa in modo ancora più intelligente e sorprendente. Non semplice da seguire e da capire ma perfettamente sensata, rende impossibile nominare serie ad essa simili. Grazie al compositore Ramin Djawadi, inoltre, vanta la più bella colonna sonora nella storia delle serie tv, la cui punta di diamante è la cover suonata con strumenti tradizionali giapponesi di C.R.E.A.M. del Wu-Tang Clan. A livello di spunti culturali e di dialoghi filosofici, infine, non ha rivali. Anthony Hopkins ed Ed Harris, dall’alto della loro statura semi-divina, guidano un complesso attoriale probabilmente senza pari. 

3 – IL TRONO DI SPADE (2011 – 2019)

Tywin Lannister (Charles Dance)

Ognuno è tuo amico. Ognuno è tuo nemico.

Lord Petyr Baelish, The Queen’s Justice (7×3)

Tutti coloro che non sono noi sono nemici.

Cersei Lannister, Lord Snow (1×3)

Game of Thrones è la serie più influente del decennio. Nessun altro prodotto televisivo o streaming ha segnato l’intrattenimento contemporaneo tanto profondamente quanto GoT. È uno di quei casi in cui un determinato show ha un impatto tanto poderoso da dividere la storia della TV in un prima e un dopo di esso. I dialoghi sferzanti, la carnalità e la violenza senza filtri, la trama imprevedibile e articolata, la derivazione da una saga letteraria (fattore che ha contribuito enormemente alla solidità della storia – almeno finché i libri sono stati seguiti) sono alcuni dei mattoni con cui è stata edificata una serie originale e inedita. Il punto forte? Non tanto che tutti possano morire, bensì che tutti possano uccidere: non c’è un personaggio senza un lato oscuro e non c’è un uomo o una donna senza peccato. L’audacia della trama – la più appassionante nella storia dell’intrattenimento – ha fatto che sì che l’attesa per le nuove stagioni fosse la più fibrillante mai rilevata. Poi a un certo punto le puntate sono diventate troppe costose, la produzione ha così ordinato di far finire la storia prima del previsto, obbligando i produttori a chiudere tutte le trame e le sottotrame rapidamente e maldestramente, cosicché – complici altri fattori – il livello è calato non poco. La semi-catastrofe finale, tuttavia, non cancella il prestigio di una serie che, calpestandolo senza ritegno, ha lasciato un’impronta enorme nel cuore degli spettatori. 

2 – TRUE DETECTIVE (2014 – 2015 – 2019)

Marty Hart (Woody Harrelson) e Rust Cohle (Matthew McCounaghey).

Se l’unica cosa che rende corretta una persona è l’aspettativa di una  ricompensa divina allora, fratello, quella persona è un pezzo di merda.

Rust Cohle, Capitolo 3: La stanza sbarrata (1×3)

Prendi due attori di livello assoluto come Woody Harrelson e Matthew McCounaghey, fai interpretare loro due dei personaggi più affascinanti di sempre, mettili in una delle zone più brutte e retrograde dell’Occidente, falli indagare su un caso tanto macabro quanto appassionante: avrai una stagione indimenticabile, impressa nei secoli come esempio di qualità e cura e di perfetta convivenza tra semplicità e groviglio, tra filosofia e bigottismo, tra due anime – impersonate dai due protagonisti – incredibilmente diverse, ma ugualmente peccatrici e devote alla verità. Alla prima stagione di True Detective ne seguì un’altra, che – seppur bella – si trovò travolta dalle critiche, un po’ per via di qualche imperfezione, un po’ perché il pubblico (irrazionalmente) si aspettava una seconda stagione al livello irraggiungibile della prima. Dopo la non-eccellenza della seconda, l’anno scorso è stata trasmessa la terza stagione, guidata da un magistrale Mahershala Ali (che dopo aver brillato in House of Cards aveva trovato il tempo di vincere due Oscar) e divisa in tre linee temporali: il risultato, una stagione squisita. L’eredità di True Detective conta troppe qualità per poterle elencare qui di seguito, ma tra queste c’è sicuramente la miglior singola stagione di qualunque serie sin dalla nascita del piccolo schermo (la prima). 

1 – THE LEFTOVERS (2014 – 2017)

Nora Durst (Carrie Coon),

L’aveva sempre sospettato, ma ora lo sapeva per certo. Lui era un codardo. Un codardo nascosto nell’uniforme di un uomo coraggioso. Coraggioso abbastanza da traversare due oceani e un continente per trovarla, ma, in fondo, terrorizzato. Aveva paura di lei: di lei sdraiata accanto a lui, di lei che lo consolava quando piangeva, di mostrarle quanto fosse piccolo, di scoprire che lei già lo sapeva e che gli carezzasse la guancia sussurrando parole dolci nel suo orecchio.

The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother) [3×7]

Il 14 ottobre 2011, il 2% della popolazione mondiale svanisce nel nulla. Fallisce ogni tentativo scientifico e religioso di capire come siano scomparse queste persone, perché proprio loro e dove siano finite. La serie racconta di come la società – e in particolare una famiglia americana e i suoi conoscenti – reagisce a questa cosa, tentando inutilmente di ritrovare una parvenza di normalità. Ogni singola puntata è un’opera d’arte. Ogni stagione è migliore di quella precedente. Gli ultimi due episodi della stagione finale sono forse i più emozionanti mai trasmessi in televisione. La recitazione è pulita, concreta. Nora Durst è probabilmente il miglior personaggio femminile di sempre. Dalla colonna sonora di Max Richter, dai dialoghi e da ogni aspetto artistico della serie traspare una cura tecnica, una disperazione, una speranza e un realismo tanto armonici e struggenti da suscitare nello spettatore un’infinità di emozioni diverse e contrastanti. L’ultima scena in assoluto, poi, è una delle prime cause di Sindrome di Stendhal al mondo.

Menzione d’onore: Fargo, The terror, Narcos, Mindhunter, Il miracolo, Homeland, Vikings, The Handmaid’s Tale, Empire.

Filippo Minonzio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...