Il “Bisogno di Caos” e la proliferazione di fake news

Capita a tutti di sentirsi isolati ogni tanto, come se la società fosse perfettamente organizzata e noi non facessimo parte di quel disegno. E il passo da un effimero sentimento di alienazione alla rabbia contro se stessi o l’intero sistema è davvero breve.

Il primo mezzo per esporre un il proprio dissenso nei confronti del mondo che sembra averci escluso è senz’altro il canale social: sono sempre più numerosi i commenti rabbiosi che rimbalzano sulla bacheca di Facebook in merito a qualcosa che proprio ci ha causato un fastidio o in merito ad un nuovo decreto legge che ci sembra insensato.

Si tende però a dimenticare che ogni cosa condivisa su una piattaforma social diventa automaticamente pubblica, sia che quello che si sta diffondendo sia una realtà oggettiva sia che si tratti di un pensiero o di un’errata interpretazione di qualcosa che si è letto o si è sentito dire al notiziario, ed è più frequente che siano questi ultimi pensieri a diventare un fatto virale.

Basta un like, una ri-condivisione o il semplice passaparola ed ecco che un pensiero falso e rabbioso comincia a diffondersi e può, nel caso più estremo, essere riconosciuto come autentico e andare ad alimentare la sempre più ampia categoria delle fake news.

Ci si è però domandati quale sia l’origine di queste fake news e perché abbiano una presa così forte sul pubblico da diventare virali.

Questo tema è stato l’oggetto dello studio condotto nel 2018 “A Need for Chaos” and the Sharing of Hostile Political Rumors (il “Bisogno di Caos” e la condivisione di voci politiche ostili nelle democrazie avanzate) che lo scorso settembre ha vinto un premio dall’Associazione americana di Scienze Politiche nella divisione di Psicologia politica e recentemente reso noto al pubblico per mano di Thomas Edsall del New York Times.

Tale studio, opera dei ricercatori Michael Bang Petersen e Mathias Osmundsen dell’Università di Aarhus (Danimarca) e di Kevin Arceneaux della Temple University di Philadelphia, ha rilevato che parte della responsabilità sia da attribuire agli appartenenti ad una parte politica che volutamente diffondono voci per screditare la controparte, ma esiste anche un’altra faccia della medaglia, a parer loro molto più preoccupante, ovvero che questo impulso sarebbe associato a motivazioni caotiche volte a voler “incenerire” l’intero cosmo democratico, e il mezzo più rapido per mobilitare le masse contro l’élite è proprio la diffusione di pettegolezzi ostili non veri.

I ricercatori hanno tratto tali conclusioni in seguito a 6 sondaggi condotti su un campione di 5157 partecipanti negli Stati Uniti e 1336 in Danimarca. È stato loro richiesto se avrebbero condiviso online una serie di dichiarazioni dalla più verosimile alla palesemente falsa (ad esempio “L’ex presidente Obama ha formato un ‘governo ombra’… per far cadere il presidente Trump”) ed hanno determinato un certo fattore battezzato Need for Chaos (bisogno di caos) chiedendo ai partecipanti se fossero d’accordo o meno con le seguenti dichiarazioni:

  • Fantastico su un disastro naturale che stermini gran parte dell’umanità, così che un piccolo gruppo di persone possa ricominciare da capo;
  • Penso che la società vada ridotta in cenere;
  • A volte mi viene voglia di distruggere cose belle;
  • Giusto e sbagliato non esistono, in questo mondo.

Le risposte a tre delle affermazioni in particolare sono state sconcertanti: il 24% ha convenuto che la società dovrebbe essere rasa al suolo, e il 40% ha anche convenuto che “non possiamo risolvere i problemi nelle nostre istituzioni sociali, dobbiamo abbatterle e ricominciare”.

È stato anche determinato come il bisogno di caos sia fortemente collegato alla disposizione di diffondere dicerie ostili online.
Sono i soggetti maschi più giovani e meno istruiti e gli individui isolati di basso status sociale a sentire più forte questo sentimento.

Scrivono gli autori «Questo studio apre una finestra sul tipo di pensieri e comportamenti che le persone sono più propense ad avere quando se ne stanno sole (e si sentono sole) davanti al computer a rispondere a sondaggi o navigando sulle piattaforme social» e «In un’epoca di fake news e voci politiche ostili, per contribuire alla sconfitta del sistema non serve tanto più di così. Pochi pensieri caotici che portano a pochi click per ritwittare e condividere possono bastare».

In sostanza, coloro che vogliono soddisfare il loro “bisogno di caos” lo esprimono in primo luogo con la diffusione di disinformazione per mobilitare gli altri contro le élite in generale –in primo luogo contro membri dei vari partiti politici-, e se in passato vi era più difficoltà nel diffondere il caos, le moderne piattaforme social sono diventate una cassa di risonanza per la proliferazione di false notizie, teorie cospirative e accuse di scandalo.

Ilaria Cavallo

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Gianluca Brescia ha detto:

    Condivido quello che hai scritto. Putroppo con il tempo, i social network e persone poco informate hanno creato il fenomeno delle fake news. L’attendibilità di una notizia dovrebbe essere confermata cercando la prova su diversi siti internet attendibili e poco politicamente schierati (ma putroppo quasi tutto oggi è schierato). Ma soprattutto i social network non sono un motore di ricerca e neanche un telegiornale o un’agenzia di stampa.

    "Mi piace"

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