Jojo Rabbit (no spoiler)

Candidato a 6 premi oscar per miglior film, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura non originale (categoria per cui ha vinto l’ambita statuetta), miglior scenografia, miglior montaggio, migliori costumi e già vincitore del People’s Choice Award al Festival di Toronto 2019, Jojo Rabbit – in programmazione nei cinema dal 16 gennaio – racconta la storia di Johannes Betzler, un bambino di dieci anni che vive nella Germania nazista del 1945 e rappresenta una vera “chicca” che merita di essere vista.

Il film – proietatto in anteprima italiana al Torino Film Festival – si ispira liberamente al romanzo Come semi d’autunno (Caging Skies) di Christine Leunens e mostra le vicende che si susseguono in sei mesi di vita di Johannes. 

Non è facile trattare tematiche del genere senza cadere nella retorica e nell’eccesso, con il giusto tatto e la giusta misura nella narrazione, ma questo film rappresenta davvero come dovrebbe essere un prodotto più che riuscito in questo senso. 

La scelta del titolo si capirà sin dai primi minuti della pellicola; Johannes (Jojo) si trova immerso quotidianamente nella propaganda nazista dell’epoca, ne è talmente sommerso da non vedere più il mondo circostante attraverso i propri occhi. Ha, come molti bambini della sua età, un amico immaginario, ma non il comune drago come si potrebbe pensare… eh sì, perché al suo fianco è presente un cartoonesco Hitler, che – proprio perché idealizzato da un bambino – ha modi infantili e tratti grotteschi. 

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Il punto di rottura della loro “amicizia” arriverà nel momento in cui Jojo scoprirà la presenza di una ragazzina ebrea nascosta in casa sua e aiutata da sua madre (Scarlett Johansson). Jojo non sa come comportarsi e la cieca fede che riponeva nel regime potrebbe iniziare a vacillare. 

Sono molti i messaggi velati presenti, da ambigue battute o atteggiamenti di personaggi che nel corso nella narrazione si comprenderanno meglio, agli stessi costumi, in alcuni casi validi quanto le parole.

Un’apparente leggerezza nei toni, che nasconde invece una più ampia lettura e profondità è la cifra significativa di questo film: divertente, intenso e originale. Si è dimostrato un film non meno potente dei più drammatici concorrenti.  

Valentina Rosselli

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