Il teatro in carcere: dove l’arte acquisisce un valore in più

“La bellezza salverà il mondo”, così scriveva Dostoevskij poco meno di due secoli fa. Nulla di più vero, la bellezza in tutte le sue forme, non solo quella fisica, tira fuori il meglio di noi. Ci spinge a essere noi stessi bellezza. Ciò che la rende così importante nella vita di ognuno è che la si può trovare dove meno la si aspetta, e quale luogo è meno prevedibile del carcere?

Da ormai molti anni è nata la realtà del teatro in carcere, una realtà in Italia piccola e semisconosciuta, ma diffusa; spesso mantenuta da volontari. Grazie a varie onlus e molte persone, l’arte è anche in questo ambiente e gli effetti sulle persone sono sorprendenti. Come quella volta che un ragazzo incontrò la sua educatrice dopo anni dalla fine della pena, e la ringraziò perché senza di lei non sarebbe mai riuscito a cambiare vita.

È proprio grazie a questa donna, Grazia Isoardi, che esiste il gruppo di teatro della Casa di Reclusione di Saluzzo “Rodolfo Morandi”, la realtà che vi voglio presentare. L’attività è nata una ventina di anni fa ed era finanziata dallo Stato. Una parte dei fondi erano devoluti alle attività all’interno del carcere, e con la Onlus Voci Erranti Grazia iniziò il progetto di teatro sociale. Oggi sono più di cinque anni che lei e un giovane educatore portano avanti il gruppo come volontari.

Si incontrano in una sala apposita all’interno del penitenziario due volte a settimana e svolgono le attività di un tipico gruppo di teatro per principianti; i partecipanti vengono scelti dagli educatori e di anno in anno alcuni continuano, alcuni cambiano. Ogni anno è l’educatrice che scrive lo spettacolo – un copione che si crea anche dal gruppo stesso, dalle caratteristiche dei partecipanti. Viene scritto grazie al confronto tra gli operatori e i detenuti, e non è mai banale.

Gli spettacoli sono messi in scena all’interno del carcere e talvolta all’esterno, in provincia di Cuneo o di Torino; chiunque può assistervi dopo essersi prenotato online. Se quindi lo scopo del percorso è la riabilitazione, l’aiuto e il sostegno di chi più potrebbe sfruttarne i benefici tra gli ospiti della Casa, quello dello spettacolo è duplice: unisce due mondi separati, due mondi paralleli che si incontrano raramente e quasi sempre per ragioni negative, quando casi di cronaca particolarmente violenti provocano la reazione dell’opinione pubblica riguardo a “loro”, i reclusi. È poi un mezzo di denuncia di ciò che proprio non va bene in questa realtà, una denuncia che a volte non viene ignorata dai superiori, una denuncia che non è facile e che può portare a conseguenze quali il trasferimento in un altro carcere di alcuni detenuti, dopo uno spettacolo particolarmente scomodo riguardo alle condizioni della Casa di Reclusione.

Per chi volesse assistere ad uno spettacolo o volesse semplicemente conoscere meglio il progetto, le repliche degli spettacoli e ulteriori informazioni sono segnalate sull’account Instagram di voci.erranti.onlus e sul sito vocierranti.org.

Anna Franzutti

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