“60 sfumature di Frida Kalho”: attraverso l’amore di Nickolas Muray

Mettetevi comodi e chiudete gli occhi: il team di The Password vuole farvi rivivere le emozioni provate durante la mostra “FRIDA KALHO through the lens of Nickolas Muray”. Nel nostro percorso ci accompagnerà Martina Palvetti, la curatrice dell’esposizione.

La luna inumidisce Stupinigi di una bellezza silenziosa.

Poi un respiro di vento che trascina tra vortici di colori, musica e danze messicane. Viaggiamo magicamente nel tempo: i profumi diventano intensi, si percepisce l’odore del sole, di pelle calda. Di amore.

Ma un urlo infrange ogni cosa. Un impatto che cancella tutto in una schermata bianca, come una tela vuota. La risata della “Santa Muerte” è affascinante e terribile. Alla fine spicca una figura alata sullo sfondo nero dell’inconscio: è l’ultimo schizzo sul suo diario prima di concedersi alla morte come una cara amica. Lei era Frida Kalho o almeno quello che di lei conosciamo.

 

 

Oggi abbiamo l’occasione di scrutare la sua anima da una prospettiva inedita. E con l’installazione multimediale che riproduce l’impatto dell’ incidente saliamo anche noi su quel fatidico autobus che ha segnato la sua vita per sempre.

“Non è vero che ci si rende conto dell’urto, non è vero che si piange. Io non versai una lacrima. L’urto ci spinse avanti e il corrimano mi trafisse come la spada trafigge un toro.”

Frida Kalho

“Da che cosa è nata l’idea di questo progetto?”

L’idea è nata dalla volontà della Next Exhibition di portare in Italia e in Europa contenuti nuovi ed innovativi e che possano appassionare il pubblico con messaggi profondi e di ispirazione psicologica.”

Ma c’è dell’altro, Martina Palvetti ci racconta anche di come per lei Frida sia stata da sempre una calamita di forza vitale e di resilienza.

Mi ha sempre affascinato il fatto che nonostante il suo terribile incidente sia riuscita a portare avanti le sue passioni. E che sia stata proprio quella tragedia a dare il via alla sua carriera artistica. Ma Frida non era soltanto il suo dolore, i suoi quadri struggenti, ma pure i suoi amori, le relazioni, la fame di vita, le sue gonne a fiori. Tutto questo l’ha resa un’icona ispirando milioni e milioni di persone. Nonostante il male, quindi, si può dire che tutto accade per un motivo e il destino alla fine ha un senso: infatti ci ha regalato un vero esempio di bellezza e unicità .”

Tra i corridoi della Palazzina di Caccia ne ripercorriamo la quotidianità, conosciamo i suoi affetti, passeggiamo per le strade di Coyoacan e di New York. Sessanta scatti, sessanta sfumature che hanno saputo cogliere la vera essenza di Frida.

Ovviamente sorseggiare un bicchiere di tequila è quasi un obbligo.

Nello studio di Frida con Nickolas.
La storia d’amore tra i due è stata scoperta 70 anni dopo essersi consumata, quando presso il Nickolas Photo Archive vennero ritrovati tutti gli scatti e le lettere del loro lungo carteggio.

La fotografia, fortunatamente, per me non è stata solo una professione ma anche un contatto tra persone – per capire la natura umana e testimoniare, se possibile, il meglio di ogni individuo.”

Nickolas Muray

 

Nickolas Muray era un professionista: fu un grande fotografo e sperimentatore delle tecniche a colori. Immortalò grandi icone come Greta Garbo,Charlie Chaplin, Marylin Monroe…

Il primo incontro con l’artista messicana, stranamente, non venne sigillato dai suoi instancabili flash. Ma fu l’inizio di una relazione speciale, di passione, amore e amicizia sincera.

Tra le esposizioni spiccano le composizioni floreali che riconducono al profondo legame di Frida con la natura. Infatti lei curava con dedizione il suo giardino dove spesso intratteneva gli ospiti.

 

Inoltre la mostra prevede un ricco calendario di eventi per connettere i visitatori con il folklore del Messico: workshop di cucina tipica e speziata, spettacoli teatrali suggestivi e laboratori artistici e seminari di approfondimento.

Una vera perla alla fine del percorso è l’audio rilasciato dalla Fonetica Nacional del Messico. E’ una voce femminile e suadente che corona il banchetto di emozioni, lasciandoci sazi e appagati. La registrazione, attribuita alla Kalho, è una dichiarazione al marito Diego con la morbidezza tipica della lingua spagnola.

“Martina, cosa vorresti che questo viaggio lasciasse ai visitatori ?”

La mostra vuole lanciare un messaggio di valorizzazione e ispirazione alla vita, alla forza di tenere duro e reagire, di lottare per i propri sogni e per la vita stessa contro tutto e tutti. Qualsiasi cosa accada.”

 

E noi restiamo ammaliati dal sentimento immortale di Nickolas che squarcia le barriere della gelosia, cancella i difetti. Sfioriamo l’ineffabile mentre sfogliamo strato dopo strato le mille sfaccettature di una donna unica, complessa. Il viso catapultato sull’obiettivo, pensieroso, l’immancabile sigaretta , i fiori tra i capelli, il suo sorriso a fior di labbra.

Andiamo via conservando la scintilla di quegli occhi scuri che sfavillano nonostante il dolore.

“Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci deve essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei là fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.”

-Frida kalho

La pelle d’oca che c’investe è l’eco di un grido potente.

 Un“Viva la vida”.

Arianna Guidotto

 

 

 

 

 

(Tutte le fotografie appartengono al “Nickolas Muray Photo Archive”)

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