Piccole Donne, un dolce inno alla libertà e all’uguaglianza

A segnare in maniera assolutamente positiva l’inizio del 2020 nel mondo del cinema troviamo “Piccole Donne”. Si tratta della quinta trasposizione cinematografica del famosissimo romanzo di Louisa May Alcott pubblicato negli Stati Uniti a metà dell’800, romanzo di formazione per eccellenza, al cui centro troviamo le vicende vissute dalla famiglia March. La storia è nota, così come i personaggi e lo svilupparsi della trama, questa volta però la giovane regista di origini tedesche, Greta Gerwing, che ha esordito tre anni fa con Lady Bird – altro film incentrato sulla crescita di una giovane donna – ha deciso di apportare qualcosa di nuovo. 

A differenza delle versioni precedenti, la pellicola non comincia con il noto dialogo fra le quattro sorelle durante il giorno di Natale, e sopratutto non segue semplicemente la classica linea temporale. La narrazione viene arricchita da numerosi flashback, così da renderla più interessante e originale. Il continuo scontrarsi agli occhi dello spettatore fra passato e presente è sottolineato e reso più comprensibile grazie anche ad alcune scelte fotografiche, in modo particolare il contrasto cromatico fra toni più caldi e freddi. Questi sottolineano le differenze fra il periodo dell’adolescenza, con la sua spensieratezza e i suoi piccoli ostacoli, e l’età adulta, che pone davanti a sofferenze e scelte difficili. Originale anche l’epilogo, che ci offre insieme al lieto fine familiare la nascita del romanzo stesso.

 

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Un ulteriore punto a favore del lungometraggio è la scelta del cast, oserei dire azzeccatissima, che fa scoprire allo spettatore volti nuovi e si arricchisce di alcuni nomi già fortemente noti, prima fra tutti la come sempre magistrale Meryl Streep, che ha chiesto personalmente alla Gerwing di partecipare al progetto.
A dare il proprio volto alle sorelle March troviamo Saoirse Ronan – che già aveva lavorato con la Garwing sul set di Lady Bird – nei panni della frizzante e indomita Jo, Emma Watson, nota attivista e femminista, è la primogenita Meg ed Eliza Scanlen che interpreta la dolce e mite Beth. Vera scoperta del film è però Florence Pugh, stella nascente che svetta fra i nuovi volti dell’anno grazie al film horror “Midsommar. Il villaggio dei dannati”, e che nei panni della piccola Amy, riesce quasi a rubare la scena alla protagonista, aggiudicandosi anche lei la nomination agli Oscar come attrice non protagonista. Il film ha ricevuto ben sei nomination, fra cui quella per la colonna sonora, che si sposa perfettamente con le immagini sullo schermo, per la sceneggiatura non originale e persino Migior Film. “Piccole donne” è riuscito ad aggiudicarsi l’ambita statuetta dorata per i costumi di Jacqueline Durran, ma è stata criticata da molti l’assenza della Gerwing fra i nomi in lista per la Miglior Regia.

Riguardo la scelta del soggetto la Gerwing ha sostenuto: “ho provato una sorta di shock pensando a quanto fosse moderno e avanti con i tempi. Affronta temi quanto mai attuali, tra cui quelli su cui mi sono ritrovata a ragionare parecchio nella mia carriera: l’ambizione, il diritto d’autore, la questione femminile, la parità dei diritti tra uomo e donna, tutti argomenti su cui ancora oggi dibattiamo.” Colpiscono quasi come uno schiaffo le parole di Amy e Jo riguardo a ciò che una donna è costretta a vivere, le restrizioni, le regole, i luoghi comuni e i pregiudizi. Ed è proprio in questo modo che il film riesce con la sua estrema purezza a rivolgersi sia alle donne che agli uomini, trattando con una delicatezza diretta un argomento appunto ancora fortemente presente ancora oggi.

Una piccola perla dai colori pastello, una storia conosciuta ma da riscoprire. Un dolce inno alla libertà e all’uguaglianza.

Daniela Frezzati

 

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