Una soluzione per l'istruzione in Africa

Il settore dell’istruzione è da sempre uno degli elementi che permette ad uno stato di raggiungere un alto livello di sviluppo: nazioni come la Finlandia o la Corea del Sud sono diventati paesi del primo mondo in poco tempo grazie a un consistente investimento strutturale nell’educazione. Se guardiamo il caso dei paesi africani, uno dei motivi per cui un territorio ricco di risorse non riesce a decollare è proprio perché ha un sistema educativo tra i più precari al mondo. I problemi sono numerosi.

Per quanto in molte parti si sia adottato il sistema di istruzione pubblica gratuita, molte famiglie non possono ancora permettersi il “lusso” di mandare i figli a scuola per colpa di altre spese, come quelle di trasporto o degli utensili scolastici. Inoltre, anche se vi è la presenza di alunni in classe, non è detto che allo stesso modo il docente lo sia: molti stati africani registrano un tasso elevato di assenteismo dei professori, con a capo il Kenya che tocca quota 48%. Come se non bastasse, gli insegnanti presenti in classe non sono sempre competenti nella materia che dovrebbero insegnare. Infine, un’altra problematica ricorrente all’interno dei sistemi pubblici africani è quello delle “scuole fantasma” e dei “professori fantasma”: strutture e/o personale docente che riceve regolare erogazione di fondi pubblici ma che in realtà non esistono; dunque, i soldi pubblici vengono persi chissà dove. Insomma, il settore dell’educazione sembra essere un disastro.

Per risolvere questi problemi, sono sorti negli ultimi tempi delle scuole private low cost che garantiscono alti livelli di istruzione ad un prezzo molto contenuto ($5 al mese). La più grande di queste scuole è la Bridge International Academy che conta 600 scuole sparse sul territorio africano e ha un totale di 120.000 studenti. Queste aziende lavorano spesso in perdita e si affidano, per stare a galla, a concessioni della banca mondiale e a donazioni da parti di grandi imprenditori: il loro modello di mercato si basa sul lungo periodo, infatti i fondatori si affidano allo sviluppo economico successivo per iniziare ad avere i primi benefici.

Gli studenti formati in queste strutture dimostrano un rendimento che supera di due volte quello di chi frequenta scuole pubbliche. Questo risultato è possibile anche grazie al sistema di insegnamento adottato, dove le lezioni vengono strutturate da professori specializzati esteri e vengono inviati ai tablet dei professori presenti fisicamente in classe. Questi ultimi dovranno poi semplicemente trasmettere i vari contenuti agli alunni.

Per questo motivo, molti paesi come la Liberia (che è tra i paesi africani più poveri), coscienti del malfunzionamento del sistema pubblico, hanno deciso di investire in queste aziende. In questo modo riescono a garantire un servizio allo stesso tempo efficiente e gratuito, dal momento che sono loro stessi a coprire le spese per ogni singolo studente. Altri paesi, però, sono contrari a questo sistema. Essi denunciano problematiche classiche legate all’educazione privata, come l’aumento delle disparità sociali, ma anche la mancanza di adeguati controlli sull’operato di queste aziende: in Kenya, per esempio, il sindacato degli insegnanti accusa i docenti delle scuole private di insegnare illegalmente in quanto non in possesso della licenza governativa.

Nonostante le difficoltà, se l’alternativa è il precario sistema pubblico africano, allora sembra che queste scuole private possano essere una reale opportunità almeno per smuovere il sistema educativo del continente e portare una piccola rivoluzione all’interno del settore dell’istruzione.

Santiago Olarte

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