Il Club della Banalizzazione Ricercata – L’India di Narendra Modi

Forse non molti conoscono Narendra Modi, benchè sia il Primo Ministro dal 2014 del secondo Stato più popoloso al mondo: l’India. Il suo Partito Popolare Indiano ha vinto le elezioni del 2019, riconfermando Modi al potere e dando più slancio ad alcune sue politiche interne che hanno causato grave preoccupazione dentro e fuori al Paese.

Una donna si prende cura di alcune mucche.

Da mercoledì 25 marzo, in tutta l’India sono attive misure di massima cautela rispetto al Coronavirus, impedendo movimenti inter- e extra-nazionali e chiudendo tutte le attività non necessarie. Atteggiamento che non ci sorprende, tanto più che in India ancora moltissimi vivono in condizioni igieniche e sanitarie precarie, sotto la soglia di povertà e/o non hanno una casa. Dalle strutture ospedaliere inefficienti delle campagne si passa al sovrappopolamento dei grandi centri urbani, con preoccupanti conseguenze per la propagazione del virus.

Ma facciamo un passo indietro; l’India è uno stato semi-federale, cioè diviso in 29 stati e 7 territori con un complesso sistema di controllo centralizzato ed accoglie una delle popolazioni più etnicamente variegate del pianeta, con 179 lingue parlate (senza contare i dialetti) e diverse religioni – induismo 80%, islam 14%, cristianesimo 2% e molte altre. Dalla storia molto antica e complessa, è considerata da molti studiosi  la culla della civiltà.

Il simbolo internazionale della protesta civile non violenta, Mahatma Gandhi, con il suo movimento di protesta popolare riuscì a unire questi milioni di persone di etnie e religioni diverse contro il ‘nemico’ comune: l’impero Britannico, da cui ottennero l’indipendenza nel 1947. Tre anni dopo l’India diventa repubblica laica e adotta una sua costituzione.

Mantenere la pace in un Paese così grande e complesso, possibile solo tenendo ben fermi i principi costituzionali fondamentali – uguaglianza e fratellanza tra gruppi etnici e libertà di espressione e di religione. Un altro modo sarebbe l’opposto: mettere i popoli gli uni contro gli altri, sfruttando il malcontento per assicurarsi il voto della maggioranza.

Narendra Modi ha scelto la seconda via, dando inizio negli anni 2000 ad un processo di induizzazione del paese, rendendo legislativi i dettami religiosi indù, complicando così la vita agli altri gruppi religiosi. Un esempio è la vacca sacra. Dopo alcuni provvedimenti governativi, nel corso dell’ultimo decennio, i bovini sono diventati animali protetti su tutto il territorio indiano: è severamente vietato farne consumo e persino utilizzarli come animali da soma o nelle campagne. Inoltre, per gli animali in fin di vita è previsto una sorta di “ospizio”, che li sostiene fino alla morte.

Video di askanews.

In un Paese così variegato, in cui le tasse finiscono “in pasto” alle mucche invece che a scuole e ospedali, com’è possibile il successo di Modi? La risposta si deve alla sua campagna politica che riuscì a “portare un bagno in ogni casa”, il che influì molto positivamente sulla salute generale. Poi vi è il sopracitato populismo a favore della comunità hindi, che schiaccia gli altri gruppi etnici.

Uno degli ultimi episodi a questo riguardo è la legge emendata nel 2019 che discrimina i rifugiati di fede musulmana provenienti da Pakistan, Afghanistan e Bangladesh, a cui è negata la cittadinanza. Secondo molti osservatori, si tratta di un oltraggio alla costituzione, basata sul principio di fratellanza tra induisti e musulmani. Per questo, negli scorsi mesi vi sono state proteste molto partecipate in tutto il Paese, da parte della comunità musulmana ma anche degli induisti che non si sentono rappresentati dalle scelte di Modi.

Le proteste pacifiche sono state osteggiate da una violenta repressione statale, che ha causato alcune vittime e molti feriti (i dati non sono certi al riguardo), e più recentemente dalle misure restrittive Covid-19. Ciononostante, hanno avuto successo nel dimostrare al mondo e al governo di Modi che l’India è un grande Paese, non dimentico dei suoi valori costitutivi e forte nella sua diversità.

Anna Contesso

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