DSA: esperienza di Ruth in ambito scolastico

Dopo l’articolo sulla dislessia (lo trovi qui) , abbiamo intervistato Ruth, studentessa con DSA del nostro ateneo. Ruth ha 20 anni, ha un sorriso che non si spegne mai, frequenta il secondo anno di scienze dell’educazione. È cresciuta in Italia ma è nata a dodicimila chilometri da qui, ha frequentato la scuola fin dalla prima elementare qui a Torino e condividerà con noi la sua esperienza scolastica.

Innanzitutto, quali sono i tuoi disturbi specifici dell’apprendimento?

Ho tutti e quattro i disturbi: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, qualcuno più accentuato qualcuno un po’ meno.

Come avete scoperto tu e la tua famiglia dei tuoi DSA ?

Durante l’elementari avevo difficoltà: scambiavo le lettere durante i dettati, confondevo i numeri, le mie maestre tacciavano queste problematiche come distrazione nei migliori dei casi, nei peggiori come svogliatezza per la scuola, mancanza di voglia e poca attenzione da parte dei miei genitori stranieri per i miei compiti. Non collegarono mai le mie difficoltà ai disturbi dell’apprendimento. Né le due maestre che ebbi durante i primi due anni di elementari né quelle che ebbi dopo aver cambiato scuola in terza.
Solo all’approdo alla scuola media, la mia insegnante di lettere comunicò a mia mamma che aveva riconosciuto le mie difficoltà in quelle di suo figlio dislessico, in particolare fece notare a mia mamma il mio modo di scrivere le lettere tutte con altezze diverse.

Perché pensi che ci sia voluto tanto?

Oggi ritengo che purtroppo gli insegnanti di scuola elementare quindici anni fa non fossero formati adeguatamente, non solo dal punto di vista dei disturbi dell’apprendimento ma anche dal punto di vista pedagogico. La mia insegnate di prima elementare è stata spesso ingiusta nei miei confronti, deridendomi davanti ai miei compagni per le mie difficoltà, affibbiandomi nomignoli che ricordavano a tutti il mio scarso rendimento scolastico e assegnandomi un banco vicino alla cattedra mi fatto sentire diversa dagli altri e delle volte stupida .
Per i cinque anni di elementari, anche in seguito al cambio di istituto, ricordo di aver odiato andare a scuola, che non riuscire in ciò che gli altri riuscivano a fare senza difficoltà fosse molto frustrante e di aver finto tantissime volte di avere mal di pancia pur di non andare a scuola.

Dopo la diagnosi è andata meglio?

Nonostante la diagnosi sia arrivata in prima media, in un clima dove anche lo Stato aveva appena riconosciuto i DSA, la mia vita scolastica non cambiò molto. A parte la mia insegnante di lettere che era a conoscenza dei DSA per via diretta e familiare per gli altri insegnanti non cambiò nulla, venni trattata sempre come se non mi stessi impegnando abbastanza o non fossi capace. Addirittura la mia insegnante di tedesco mi esonerò dalle sue lezioni per tutti i primi due anni proprio come la mia compagna con la sindrome di down e quando in terza media il consiglio scoprì che se mi avessero esonerato di quella materia anche all’esame non avrei potuto conseguire la licenzia media, ho studiato durante l’intero anno un unico testo che poi ho scritto nella prova scritta finale dell’esame. Nonostante lo Stato avesse mosso i primi passi, per quasi tutti gli insegnanti, almeno quanto riguarda i miei, non era chiaro la differenza fra DSA e ritardo mentale e quindi mi sono sentita sottovalutata per tutti gli anni delle medie.

Alle superiori è andata meglio ?

Mentre alle medie erano stati i professori a preparare i miei schemi come preferivano loro e su cui studiare per me era molto difficile, alle superiori ho iniziato a fare io le mappe concettuali (uno fra gli strumenti compensativi) creandole in base a ciò che era meglio per me e di conseguenza ho imparato a conoscere i punti di forza e debolezza dei miei DSA.

Arrivata all’Università come ti sei trovata?

La prima difficoltà è stata scoprire che quello che avevo sempre creduto il mio certificato DSA in realtà era un certificato BES (bisogni educativi speciali) e che quindi non sarebbe stato valido all’Università. Scoprii che quando me l’avevano dato, essendo la normativa uscita da poco, l’ASL non aveva avviato le procedure necessarie per diagnosticare i DSA, ma il neuropsichiatra aveva fatto questo certificato BES basandosi principalmente sulle difficoltà che avrei potuto avere a causa del bilinguismo e sul preconcetto che i miei genitori essendo stranieri non avrebbero potuto seguirmi in ambito scolastico.
Ho iniziato senza certificato convinta che nell’ambiente universitario non avrei mai avuto il sostegno necessario e soprattutto spaventata dall’elevato costo e delle difficoltà che avrei dovuto affrontare per farlo da ormai maggiorenne.
Dopo il primo esame, tornata a casa con un voto che non rappresentava l’impegno che avevo messo nello studio e avendo parlato con un ragazzo che mi raccontò che lui aveva richiesto degli strumenti compensativi a causa del suoi DSA mi sono decisa ad avviare le pratiche per la certificazione.

Quindi ormai puoi utilizzare gli strumenti compensativi che ti competono?

Noi, studenti con DSA , per poterli usare durante un esame dobbiamo mandare una richiesta attraverso uno speciale modulo con il quale richiediamo specifici strumenti con un’ e-mail indirizzata all’insegnante del corso e all’ufficio DSA 30 giorni prima dell’esame. Nel caso lo strumento compensativo siano mappe concettuali gli insegnanti decidono una data entro cui bisogna mandare loro una copia, solitamente 15 giorni prima dell’esame. Quindi dobbiamo avere un’organizzazione fuori dal comune.

Non sempre il sistema scolastico ti ha aiutato, hai perso fiducia in esso ?

Assolutamente no, infatti vorrei un giorno farne parte. Durante il percorso ho incontrato anche insegnanti che mi hanno apprezzato e aiutato: ho fiducia che nel presente e nel futuro i disturbi dell’apprendimento siano più conosciuti non solo agli insegnanti ma anche dalle famiglie e che si allontanino da essi pregiudizi insensati.

L’esperienza di Ruth ha dell’incredibile e ci fa comprendere bene come sia più facile per gli studenti con DSA, accertati e non, abbandonare la scuola a causa degli infiniti ostacoli che si trovano ad affrontare. L’augurio è che l’aumento delle diagnosi porti all’accettazione dei disturbi dell’apprendimento in ambito scolastico e che gli studenti possano proseguire gli studi e dimostrare quanto valgono.

Erika Manassero

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