Operazione Tempesta di Pace

Nonostante l’emergenza corona virus già in corso, il 25 marzo scorso Sarraj, capo del governo di Accordo Nazionale Libico (GNA), ha lanciato un’operazione militare contro le truppe dell’avversario politico Haftar denominata ambiguamente Peace Storm, Tempesta di Pace.

Dopo la rivoluzione del 2011, che ha portato alla morte del generale e dittatore Mu’ammar Gheddafi, di fatto si contendono il potere il governo di Al-Sarraj, insediato a Tripoli e riconosciuto a livello internazionale dall’ONU e da molti stati tra cui l’Italia, e quello del generale Haftar, che controlla la Cirenaica, ed è sostenuto tra gli altri da Egitto, Russia e Francia.

Secondo Sarraj l’operazione iniziata a fine marzo sarebbe una risposta (o una “vendetta”) agli attacchi diretti e indiretti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar sulla città di Tripoli, che vanno avanti ormai da un anno nonostante i tentativi diplomatici di indire un cessate il fuoco. Oltre ai continui raid aerei infatti, il generale era riuscito a bloccare la produzione di petrolio (con quasi 4 miliardi di dollari andati persi) e l’accesso all’acqua potabile per gran parte della città.

L’operazione Tempesta di Pace è iniziata con il bombardamento dell’aeroporto di Witiya, una base strategica per le truppe di Haftar dalla quale partivano molti degli attacchi diretti sulla capitale.
Secondo il governo di Tripoli l’operazione è stata un successo che ha portato all’arresto di molti degli uomini di Haftar, ma, ovviamente la risposta della controparte non si è fatta attendere e il 13 aprile sono ricominciati i raid sulla capitale, aggravati ancora di più dal problema dell’emergenza sanitaria.
Da metà marzo infatti sono in vigore le misure restrittive anti-contagio tra cui il coprifuoco notturno, e anche se per ora il numero dei contagi ufficiale è relativamente non elevato (al 14 maggio i positivi sono 64 e i deceduti 3) è possibile che le cifre siano sottostimate, considerando la difficoltà di tenere sotto controllo la popolazione totale e l’inefficienza delle strutture sanitarie in un’area di guerra.

Dall’inizio della pandemia il Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiede alle due parti un accordo, anche solo temporaneo, per mettere da parte le ostilità e concentrare le forze sul nemico comune, il virus. In questo contesto però, il rischio è che l’emergenza sanitaria, economica e sociale possa essere sfruttata per indebolire la controparte, passando in secondo piano rispetto alle dinamiche di potere del conflitto.

Marta Fornacini

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