Vittoria storica per il Sudan che dichiara illegali le mutilazioni genitali femminili

Ad inizio maggio si è ottenuta un’importante vittoria nella guerra per i diritti umani: in Sudan il governo ha ufficialmente dichiarato illegale la pratica della mutilazione genitale femminile (MGF), pena una multa e fino a 3 anni di carcere.
Si tratta di «un grande passo avanti per il Sudan e il suo nuovo governo. L’Africa non può prosperare se non si prende cura di ragazze e donne» come ha affermato Nimco Ali della Five Foundation, una società incentrata a porre fine a questa pratica.

È una vittoria molto importante, ma parziale: la pratica della MGF per questioni culturali è fortemente radicata all’interno della società e nonostante la nuova legge in vigore si teme che continui ad essere praticata di nascosto (come avviene in Egitto, Paese nel quale è stata dichiarata illegale nel 2008).
Le campagne per la sensibilizzazione dovranno ancora lavorare  sodo per porvi definitivamente fine.

Per mutilazione genitale femminile s’intende la pratica tradizionale di incisione o asportazione dei genitali esterni in via parziale o totale alla quale conseguono gravi rischi per la salute fisica e psichica di chi ne è vittima.
L’operazione, praticata regolarmente in ospedale dal personale, riguarda bambine di età inferiore ai 15 anni (in alcuni Paesi interesse bambine in età neonatale) e si stima che a livello globale siano circa 125 milioni le donne ad averla subita.
Non è tuttavia possibile compiere un censimento reale perché la lista dei Paesi in cui ancora la si attua è più lunga di quanto si pensi: attualmente è noto che si applichi in 29 Paesi africani (in cui l’incidenza è così elevata da toccare fino al 90% delle donne) e in alcuni di Asia e Medio Oriente a predominanza islamica, ma non fanno eccezione Europa, Australia e Nord America in cui sono stati registrati casi eseguiti illegalmente.

COPERTINA

Le principali motivazioni per le quali si compie questo genere di mutilazioni riguardano la religione o alcune errate credenze sociologiche, igienicosanitarie ed estetiche, ma in ogni caso si tratta di un atto discriminatorio nei confronti del genere femminile.
Inoltre le conseguenze sono davvero sconcertanti: oltre al dolore lancinante (nella maggior parte dei casi l’operazione è compiuta in assenza di anestetici), le bambine possono subire un grave shock emorragico o neurogenico, andare incontro a morte per sepsi (infezione generalizzata), e a lungo andare possono subire ascessi, calcoli, cisti, una crescita fuori controllo del tessuto cicatriziale, infezioni a tratto urinario e pelvi, una maggior predisposizione alle infezioni, incontinenza e forte dolore durante mestruazioni e rapporti sessuali.
Senza dimenticare che una delle principali motivazioni per cui si procede alle MGF riguardano la credenza popolare che queste migliorino la predisposizione della donna alla gravidanza quando in realtà sono spesso fonte di infertilità e maggior rischio di mortalità materna per travaglio chiuso o gravi emorragie conseguenti al parto.

Come detto in precedenza, si tratta di una grande vittoria ma solo parziale fino a quando la pratica non verrà del tutto dismessa.
UNICEF, Five Foundation ed altre società per le pari opportunità continuano la loro battaglia perché bambine in tutto il mondo possano godere della loro femminilità senza portare addosso cicatrici che non hanno scelto di avere.

infibulazione-egitto

«Poi toccò a me. Ormai ero terrorizzata.
“Quando avremo tolto questo «kintir» (clitoride) tu e tua sorella sarete pure.”
[…] Altre due donne mi tennero le gambe divaricate. L’uomo che era un circoncisore tradizionale appartenente al clan dei fabbri, prese un paio di forbici. Con l’altra mano afferrò quel punto misterioso e cominciò a tirare…
Vidi le forbici scendere tra le mie gambe e l’uomo tagliò piccole labbra e clitoride. Sentii il rumore, come un macellaio che rifila il grasso da un pezzo di carne. Un dolore lancinante, indescrivibile e urlai in maniera quasi disumana.
Poi vennero i punti: il lungo ago spuntato spinto goffamente nelle mie grandi labbra sanguinanti, le mie grida piene di orrore.

[…] Non c’è più tutto il tessuto necessario perché le gambe possano essere divaricate completamente. Nessuna farà più la spaccata. Anche dare un calcio a un pallone può essere impossibile, come andare a cavallo o, nei casi più gravi, nuotare a rana. Nei casi più gravi, dove infezioni riducono ulteriormente il tessuto, le donne non possono più divaricare le gambe per accovacciarsi e urinare e, dove non esistono water, devono urinare dalla posizione in piedi con l’orina che scola tra le gambe, scola un filino alla volta, una goccia alla volta.»
(Ayaan Hirsi Ali, politica e scrittrice somala)

Ilaria Cavallo

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