#NonSeiLibero

Pochi mesi fa si è tornati a parlare di revenge porn a causa di alcuni gruppi telegram, frequentati da migliaia di persone, dove si pubblicavano foto e video intimi di ragazze ignare, spesso minorenni. Non è difficile immaginare lo scopo con cui queste immagini venivano mandate, tanto meno immaginare le reazioni raccapriccianti e violente dei partecipanti alle chat.
Si è parlato di pedofilia, presunti stupri e qualsiasi altro tipo di aberrante violenza. È toccando il fondo, però, che si capisce che bisogna risalire. The password ha intervistato Giulia Olivieri, una componente del gruppo che ha dato vita a #NonSeiLibero, un’iniziativa creata da persone giovani che intende andare a toccare un target altrettanto giovane, trattando temi tanto difficili quanto attuali, attraverso una comunicazione semplice e diretta. La boccata di aria fresca che stavamo aspettando.

Chi siete?
Per adesso pochi: veniamo tutti da Torino e siamo tutti amici! Lorenzo, un designer della comunicazione visiva che lavora con la Città di Torino, Eugenia, una laureata in giurisprudenza appassionata di diritto dell’internet, Alma, una psicologa che lavora nelle comunità ed io, Giulia, una laureanda in Affari Istituzionali. Da poco ci ha raggiunto anche Alessandro, che si occupa di social media e marketing online. Spesso ci chiedono se siamo un’associazione ma no, non lo siamo e non è un nostro obiettivo, ora come ora. Abbiamo vite differenti e anche lontane, ma tutti abbiamo un’interazione con la tecnologia fortissima: questo ci ha mosso, come se per noi fosse diventato importante provare a raccontare un web diverso. Benchè nessuno di noi sia specialista della materia abbiamo deciso di studiare; studiare per gli altri e con altre capacità tradurre e semplificare un messaggio che potesse aiutarci a fare qualcosa che in rete può avere una forza enorme: provare a influenzare – in positivo – una società digitale.

Che cos’è #NonSeiLibero?

#NonSeiLibero è un movimento che si pone l’obiettivo di smuovere una comunità virtuale, attraverso la sensibilizzazione sul tema e la spiegazione di alcuni concetti fondamentali che riguardano la rete, in particolare in relazione alla condivisione e diffusione, senza consenso, di video/immagini sessualmente esplicite. Ci sviluppiamo con due mezzi: Il primo, la nostra pagina Instagram, che racconta nel pratico cosa facciamo e cerca di diffondere la sensibilizzazione sui temi online. Con immagini molto semplici raccontiamo quando si è liberi o non di fare qualcosa online. Il nostro nome spesso dà fastidio perché in una società liberale come la nostra dire a qualcuno che non sei libero ti porta a quasi un’offesa. Quello che diciamo sempre al nostro pubblico è leggere oltre e capire che non stiamo insegnando nessuno a vivere meglio o peggio ma stiamo cercando di raccontare comportamenti responsabili diffondendo i limiti che vi sono online (perché ce ne sono!). Il secondo è il nostro manifesto dove si legge meglio di cosa vogliamo trattare: infatti, oltre la mobilitazione online ci siamo posti l’obiettivo di lasciare un messaggio che potesse essere rappresentato da Nome e Cognome di chiunque avesse voglia di sottoscrivere un’idea. Questi Nome e Cognome portano dentro di sé la responsabilità di essere live sul nostro sito www.nonseilibero.it dove ognuno può vedere la propria firma e quindi rendere pubblica la responsabilità di questo gesto.

Cosa vi ha portato alla realizzazione di questo progetto?
Siamo stati mossi dall’inchiesta svolta dal giornalista Simone Fontana su Wired Italia circa lo scandalo Telegram (clicca qui per l’articolo), che abbiamo successivamente contattato per avere più informazioni a riguardo e da @luceschgg che è stata una delle prime giovani a denunciare su instagram quello che succedeva in una serie di gruppi telegram. Abbiamo scoperto che dietro la legge del revenge porn vi era già stata una grande mobilitazione con la campagna #intimitàviolata, ciononostante il fenomeno si ripeteva ancora ancora e ancora. Abbiamo quindi deciso di provare a riproporre il tema online: quello che ci hanno insegnato tante pagine che provano a trattare questo tema in forme differenti è che parlarne è l’unica arma. Il nostro format è semplice: scrive e dice poco ma resta in mente. Allora abbiamo provato a cavalcare questa onda per iniziare a restare “nelle menti” delle persone. Giovani, soprattutto, sono il nostro pubblico più attivo perché vivono questo fenomeno (la comunicazione e la condivisione tramite il web e i social n.d.r.) meglio e da quando sono nati.

Qual è il vostro obiettivo?
Domanda complessa! In primis siamo partiti con l’obiettivo di ricordare che un anno fa il revenge porn è diventato un reato. Ora come ora stiamo cercando di capire che direzione sta prendendo questa cosa. Per adesso vogliamo diffondere la campagna il più possibile ma questo non toglie una possibile conversione in una pagina che racconti il consenso in rete. Per adesso le sorprese che ci ha portato questa esperienza sono tantissime quindi per ora, ci lasciamo ispirare!

Il revenge porn è un crimine. Crimine che viene ancora spesso giustificato da un “se lo meritava”, “così impara a fare la tr**a”, perché deriva da un retaggio culturale che vede l’uomo padrone e gestore del corpo e della sessualità della donna, sessualità di cui bisogna vergognarsi. Come tutti i crimini, il revenge porn è perpetrato anche da donne, pur capitando con meno frequenza, ma proprio per questo il messaggio del rispetto del corpo e dell’intimità altrui deve essere universale e #NonSeiLibero si rivolge a tutti e tutte. Iniziative come questa fanno ritrovare la speranza che la nostra generazione, fatta di persone giovani, competenti e propositive, possa cominciare a creare dei cambiamenti e che anche le generazioni dopo la nostra (già socialmente molto attive, in realtà) seguano questa scia di azione e reazione contro una cultura ed una società che ci opprimono.

Beatrice Maschio

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