Cosa succede in Libano e perché dobbiamo agire adesso?

Cosa c’è di peggio di una crisi sanitaria, come quella che sembra in via di risoluzione in gran parte d’Europa, unita alla crisi economica che si profila all’orizzonte? Fortunatamente questa domanda non riguarda l’Italia o i paesi europei, ma rischia di avere una grande rilevanza per il Libano. Il piccolo paese del Medio Oriente, infatti, rischia di dover aggiungere alla lunga lista di sciagure che lo stanno flagellando anche quella della crisi alimentare nazionale.

Come si è arrivati a questo punto? Innanzitutto, a causa di una drammatica malagestione dell’agricoltura nell’ultimo decennio, che ha visto crollare gli investimenti nel settore agricolo, che impiega un quarto della popolazione, creando però solo il 3% del PIL nazionale. Per questo motivo è sempre stato meno costoso per il Libano importare cibo dall’estero, piuttosto che produrlo in casa propria. In particolare, gran parte delle derrate alimentari del Libano arrivano dalla vicina Russia.
In secondo luogo, il Libano non se la passa molto bene neanche dal punto di vista economico. Nel mese di marzo il paese ha dovuto dichiarare default (l’impossibilità di ripagare 1,2 miliardi di prestiti, che non è mai una cosa positiva), con conseguente crollo del valore della moneta nazionale, licenziamenti di massa e disoccupazione alle stelle.
Infine, come ciliegina a questa torta di precarietà e crisi, si vada ad aggiungere che, a causa dell’emergenza Covid, moltissimi paesi hanno imposto divieti alle proprie esportazioni. Questa misura straordinaria ed emergenziale è destinata ad impedire la fuga verso l’estero di beni utili per contrastare la pandemia (principalmente mascherine, dispositivi medici, ma in alcuni casi anche derrate alimentari). La Russia è tra i paesi che hanno imposto limitazioni alle proprie esportazioni di grano, lasciando il Libano senza cibo. Se già prima la popolazione non riusciva ad acquistare carne o latte per via della imperante crisi economica, ora la maggior parte dei cittadini non ha neanche più accesso ai beni di prima necessità e agli alimenti meno costosi, come il pane.
Tutto questo per sottolineare come un comportamento legittimo e comprensibile come quello di Mosca (che, ricordiamo, sta ancora combattendo con il Covid), comportamento adottato tutto sommato in buona fede, abbia delle ricadute disastrose per un partner commerciale così dipendente dalle importazioni di prodotti agricoli.

C’è una soluzione al problema? Per il momento il primo ministro Hassan Diab (salito al potere a fine gennaio 2020, quindi appena in tempo per trovarsi tra le mani questa bomba ad orologeria pronta ad esplodere) sta facendo affidamento sulla comunità internazionale. Il Libano ha richiesto 10 miliardi di dollari statunitensi al Fondo Monetario Internazionale per la ripresa della propria economia ed agricoltura, ma anche qualora i fondi venissero erogati ci vorrebbero mesi prima che questi possano dare i propri frutti (letteralmente!). L’Unione Europea e gli Stati Uniti, nel frattempo, sono stati chiamati ad agire dal Primo Ministro stesso, per evitare che anche il Libano diventi l’ennesimo paese del Medioriente sorgente di flussi migratori di milioni di famiglie disperate. C’è la possibilità di evitare una catastrofe umanitaria, è il momento di agire.

Luca Negro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...