Vittime di mafia dimenticate

Il 1° marzo 2017 è stata approvata la legge che istituisce il 21 marzo come la “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.

“Per non dimenticare”, tutti noi abbiamo sentito e pronunciato queste parole, ma quante volte ne abbiamo percepito il reale peso? Spesso rischiamo di cadere nella retorica di frasi fatte e quasi mai ci rendiamo davvero conto delle infinite vittime che la mafia ha collezionato nei secoli.

Per questo motivo le giornate istituzionali non bastano, non basta un film su rai1 o una ricorrenza annuale, bensì bisogna parlarne il più possibile e portare alla luce i nomi e le storie dei nostri territori e del nostro Paese, perché ci riguardano da vicino. Ci siamo dentro tutti.

Strage dell’accademia dei Georgofili, Firenze 1993

Era il 27 maggio del 1993 ed il clan mafioso dei Corleonesi di Totò Riina decise che l’applicazione dell’articolo 41 bis, che prevedere il carcere duro e l’isolamento per i mafiosi, dovesse essere ripagata con una serie di attentati. Nella notte tra il 26 e 27 maggio venne fatta esplodere un’automobile imbottita di tritolo, T4, pentrite e nitroglicerina a Firenze, con l’obiettivo di danneggiare la Galleria degli Uffizi.

strage georgofili vittime
Nadia Nencioni e Caterina Nencioni

Persero la vita Caterina Nencioni, 50 giorni (la più piccola vittima di mafia); Nadia Nencioni, 8 anni; Angela Fiume 36 anni, madre delle bambine e custode dell’Accademia dei Georgofili; Fabrizio Nencioni 39 anni, padre delle bambine; Dario Capolicchio 22 anni, studente di architettura. Quarantotto persone rimasero ferite, vennero distrutte numerose abitazioni e la Torre de’ Pulci. 

Maria Colangiuli, Bari 2000

Maria Colangiuli

“Si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato” queste le parole becere che qualcuno ha attribuito alla morte di Maria Colangiuli, casalinga di 70 anni che il 7 giugno del 2000 fu colpita a morte da un proiettile esploso durante un inseguimento tra bande mafiose nel quartiere San Paolo, a Bari. Maria stava preparando la cena in veranda per la sua famiglia, a casa sua, ed è morta, dopo il soccorso della figlia e l’intervento dei medici, a causa di un’emorragia dovuta alla lesione dell’arteria femorale. Il terribile gioco della mafia ha interrotto la vita di una donna innocente e ancora oggi, dopo vent’anni, non sono stati puniti i colpevoli. 

Strage dei braccianti, Foggia 2018

Quell’estate fu un susseguirsi di incidenti e stragi di braccianti. Il 4 agosto furono 4 le vittime morte dentro un furgoncino dopo lo scontro con un tir che trasportava pomodori. Dopo ore di lavoro i 4 giovanissimi (il più grande aveva 30 anni), trovarono una fine tragica, schiacciati dentro un furgoncino accartocciato.

Solo due giorni dopo, il 6 agosto 2018 a Foggia, sulla strada statale 16, un altro tir si scontrò con un furgone. All’interno vi erano 14 braccianti di ritorno da un’estenuante giornata di lavoro nei campi. Erano stipati in piedi in un furgone con targa bulgara che poteva contenere al massimo 8 persone. Dopo lo scontro il mezzo si ribaltò con la conseguente scena atroce di corpi sparsi sull’asfalto e dilaniati dalle lamiere. Le vittime che il Caporalato causò quel maledetto agosto furono 16: Amadou Balde (Guinea Bissau) 20 anni; Aladjie Ceesay (Gambia) 23 anni; Moussa Kande (Guinea Bissau) 27 anni; Ali Dembele (Mali) 30 anni; Lhassan Goultaine (Marocco) 39 anni; Anane Kwase (Ghana, 34 anni); Mousse Toure (Mali) 21 anni; Lahcen Haddouch (Marocco) 41 anni; Awuku Joseph (Ghana) 24 anni; Ebere Ujunwa (Nigeria) 21 anni; Bafoudi Camarra (Guinea) 22 anni; Alagie Ceesay (Gambia) 24 anni; Alasanna Darboe (Gambia) 28 anni; Eric Kwarteng (Ghana) 32 anni; Romanus Mbeke (Nigeria) 28 anni; Djoumana Djire (Mali) 36 anni.

La violenza della mafia è tra noi, tutti i giorni. È nelle prepotenze, nell’omertà. È nelle nostre case e nel nostro cibo. La Memoria e l’impegno quotidiano è il minimo che possiamo fare per contrastare questo cancro della società presente oggi più che mai.

Per conoscere le storie delle vittime di mafia visita l’archivio di Libera: Vivi, un archivio multimediale

Foto in copertina: un vigile del fuoco porta fuori dalle macerie il corpo della piccola Caterina.

di Rossella Cannella

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