Papillon, l’orso fuggitivo: una storia non ancora conclusa

L’orso M49, chiamato Papillon, proprio come il fuggitivo Henri Charrière, è stato l’orso più ricercato d’Italia, ma il 28 aprile di quest’anno è stato catturato. La sua storia aveva già suscitato l’interesse di molti lo scorso anno, quando la provincia di Trento aveva emanato un’ordinanza di cattura e abbattimento per l’animale in fuga. Il ministro Costa era intervenuto in suo favore, chiedendo di non abbatterlo. In caso di cattura, per Papillon era anche stata offerta ospitalità dal comune di Villavallelonga, per vivere nei boschi abruzzesi insieme ad altri orsi bruni.

Ma da dove arriva Papillon? La sua storia nasce con il progetto europeo Life Ursus, realizzato tra il 1999 e il 2004 per salvare e tutelare la popolazione di orso bruno del Brenta, a rischio estinzione. Inizialmente sono stati reintrodotti 9 esemplari in alcune province del nord-est e a oggi, in quella zona, possiamo contarne più di 50.

Adesso Papillon ha 4 anni ed è un giovane maschio molto coraggioso, che dalla scorsa estate ha iniziato a far parlare di sé a causa di alcune incursioni un po’ troppo audaci. Per questo motivo, dopo essere sfuggito ad alcune trappole, è stato catturato il 14 luglio 2019 con una trappola detta “a tubo” e trasferito al Centro di recupero della fauna alpina di Casteller, vicino a Trento, in un recinto elettrificato. L’orso è rimasto lì per poche ore, riuscendo presto a scavalcare una barriera alta 4 metri. La provincia autonoma di Trento, non riuscendo a trovarlo, ha dato facoltà ai Forestali di sparare all’orso in caso di necessità, sebbene le indicazioni del ministro Costa fossero ben diverse.

Da quel momento il latitante non si è più fermato, compiendo qualche razzia fino ad autunno inoltrato, quando è entrato in letargo. Nel mese di marzo si è svegliato e ha ripreso i suoi viaggi per i boschi del Trentino. Il 12 aprile è stato anche filmato mentre giocava con la neve e poi è lentamente ritornato nella Val Rendena da cui proveniva, anche grazie al poco traffico del lockdown, che gli ha permesso di attraversare indisturbato l’autostrada e la ferrovia.

I suoi viaggi sono terminati il 28 aprile, quando è caduto in un’altra trappola a tubo della Forestale. Se, da una parte, gli abitanti di quelle zone montane hanno tirato un sospiro di sollievo; dall’altra, tuttavia, le associazioni ambientaliste si sono nuovamente schierate in suo favore, chiedendo di liberarlo. Secondo la LAV (Lega Anti Vivisezione), l’animale non ha mai costituito un pericolo per l’uomo e non merita di vivere in gabbia. Inoltre, secondo gli ambientalisti, le popolazioni locali sarebbero già state rimborsate dei danni economici provocati dall’orso, dunque non sarebbe più necessario tenerlo prigioniero. Della stessa opinione è il WWF, secondo cui questa “è una triste pagina per la conservazione e gestione di una specie protetta nel nostro paese”.

Il futuro di M49 resta incerto. Al momento si trova nell’area del Casteller, insieme a DJ3, un esemplare di femmina adulta. Ma, come ha svelato l’escursionista Alessandro Ghezzer, il recinto in cui si trovano i due animali è grande solo 0,8 ettari (cioè circa un campo da calcio) e non 8 ettari, come era stato dichiarato inizialmente. Ghezzer ha verificato questo “dettaglio” tramite immagini satellitari e orografiche, dichiarando che si tratta di uno spazio troppo ridotto per due orsi.

Il 28 aprile il ministro Costa ha affermato di essere al lavoro per cercare una casa per Papillon, contattando anche altri parchi europei. Come ha spiegato Fabrizio Bulgarini del WWF, la presenza dell’orso costituisce un problema solo in Trentino, probabilmente perché si tratta di una specie quasi scomparsa dalle Alpi e con cui non siamo più abituati a convivere. Forse ciò che servirebbe è una maggiore informazione ed educazione, in modo da prevenire incidenti e lasciare agli orsi i propri spazi.

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Milena Parotti

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