The Plot Against America

Il 2020 degli Stati Uniti d’America sarà ricordato come un anno particolarmente significativo per il futuro di quella che è una delle democrazie più antiche del mondo. Questo, infatti, non è solo l’anno delle elezioni, ma è anche l’anno di una pandemia globale – ancora in corso – che l’attuale governo non sta per niente gestendo bene, e di uno dei più grandi movimenti di proteste popolari dagli anni ‘60. Nell’ambito di queste proteste, perlopiù pacifiche, abbiamo assistito ad una dura reazione da parte del governo federale e del presidente in carica Donald Trump, arrivato addirittura a schierare l’esercito e ad autorizzare misure di repressione violente e illegali – si pensi che in Oregon gli agenti arrivano ad arrestare dei civili in mezzo alla strada e a rilasciarli solo molte ore dopo in condizioni precarie. Mentre l’America brucia il resto del mondo rimane affacciato alla finestra, in attesa di sapere come si evolverà una situazione che fino a pochi mesi fa sembrava fantapolitica.

Basta dunque così poco per passare da una politica esplicitamente razzista e conservatrice ad un governo che rivolge le armi contro il proprio popolo? La miniserie di David Simon (“The Wire”, “Treme”, “The Deuce”) e Ed Burns, “The Plot Against America”, tratta da un famoso romanzo di Phillip Roth e da poco disponibile su Sky, prova a rispondere a questa domanda.

Allerta spoiler: da questo punto in avanti può esserci qualche generico spoiler su alcuni risvolti di trama della miniserie!

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La storia è un’ucronia, ovvero un “what if”, “cosa sarebbe successo se”: in questo caso il binario narrativo che viene deviato rispetto alla nostra linea temporale è l’esito delle elezioni presidenziali americane del 1940. La serie, infatti, ipotizza che quell’anno, all’alba della seconda guerra mondiale, Franklin Delano Roosevelt non vince le elezioni a favore del candidato repubblicano Charles Lindbergh, un aviatore ed eroe di guerra realmente esistito che aveva simpatie per il nazionalsocialismo tedesco, forte fautore di una politica non interventista degli Stati Uniti. Questo innesco è la miccia che fa esplodere i sentimenti razzisti e antisemiti di una parte del popolo americano, legittimato dalle politiche ambigue e nazionaliste portate avanti dal presidente.

La trama è raccontata attraverso gli occhi di una famiglia ebrea di Newark, in New Jersey, che vede il proprio mondo sgretolarsi, poco a poco, intorno a sé. Se, infatti, l’alleanza con il rabbino Bangelsdorf (John Turturro) – un esponente di spicco della comunità ebraica – porta i voti di tanti ebrei a Lindbergh, rassicurandoli sull’assenza di astio verso il loro popolo, dopo l’elezione la politica di integrazione portata avanti dal governo è decisamente oscura e manipolatoria: intere famiglie vengono arbitrariamente “trasferite” (vedi “deportate”) in comunità rurali al fine di trasformarli in “veri americani”, senza calcolare i rischi che corrono a vivere in stati del sud intrinsecamente razzisti e collusi con il Ku Klux Klan.

La serie e il romanzo hanno l’intento di mostrare come dietro l’apparenza di una politica che vuole “tenere al sicuro” i propri cittadini dai rischi esterni costruendo una narrazione fatta di “noi” e “loro”, si nascondano i germi di uno stato autoritario e profondamente razzista, libero di trasferire la propria rabbia e la propria frustrazione contro un nemico “interno”. In “The Plot Against America” vediamo gli Stati Uniti di Lindbergh che sembrano gli Stati Uniti di Trump: manipolazione delle informazioni, polizia segreta, legami con Stati non democratici, eliminazione degli avversari politici, persecuzione delle minoranze. David Simon ed Ed Burns parlano di un passato che, per fortuna, non si è mai realizzato, per metterci in guardia su un presente che sta prendendo forma davanti ai nostri occhi, ma che a volte siamo troppo distratti per osservare dalla giusta prospettiva.

Davide Tuccella

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