Il giro del mondo in 26 articoli – Juneteenth

Il 19 Giugno del 1865, al tramonto della Guerra Civile Americana, il generale dell’Unione Gordon Granger giunse a Galveston, in Texas, e pronunciò queste storiche parole: “I cittadini del Texas sono informati che, in accordo con una legge del Governo degli Stati Uniti, tutti gli schiavi sono liberi”. Fu un evento epocale e di fondamentale importanza per il progresso dei diritti umani nella storia; oltretutto, il generale non aveva idea di avere appena istituito una festa nazionale tra le più sentite e celebrate ancora oggi.

La parola Juneteenth nasce dalla crasi dei termini “June” (Giugno) e “Nineteenth” (il giorno del mese in cui cade) ed è la giornata di festa in cui con grandi celebrazioni, sin dal 1866, si commemora l’abolizione della schiavitù in America. Questa festività ha attraversato diverse denominazioni prima di arrivare all’attuale nome: è conosciuta, infatti, anche come Jubilee Day, Emancipation Day, Freedom Day e Liberation Day.

Juneteenth, oggi, è considerato come un giorno festivo in quasi tutti gli Stati americani: sono infatti 46 su 50 ad averlo riconosciuto, mentre una proposta di riconoscimento a livello federale è stata proposta al Congresso dove è ancora bloccata dal 2018.

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Durante le celebrazioni la tradizione prevede alcuni eventi che si ripetono ogni anno, anche se poi i festeggiamenti variano da Stato a Stato e da città in città: in primis la lettura pubblica della Proclamazione di Emancipazione, solitamente accompagnata dal canto di alcune canzoni molto legate alla comunità afro-americana come “Swing Low, Sweet Chariot” e “Lift Every Voice and Sing”; la festa prosegue solitamente con la lettura di brani da parte di famosi scrittori afro-americani, mentre per la parte più “ludica” si preparano feste cittadine, concorsi di bellezza, rievocazioni storiche e altre manifestazioni tipiche.

Juneteenth ha raggiunto la fama in tutto il mondo soprattutto quest’anno, principalmente per due ragioni. La prima è stata la morte di George Floyd che, oltre ad aver generato un enorme movimento di protesta contro la brutalità ingiustificata delle forze dell’ordine, ha riportato al centro del dibattito la questione del razzismo in America, unendo la comunità afro-americana e soffiando sulla loro richiesta di eguaglianza. Il secondo evento a portare sulle prime pagine dei giornali questa festa è stato l’annuncio del presidente Donald Trump di voler tenere un comizio proprio il 19 giugno a Tulsa, in Oklahoma (tra l’altro nel luogo dove, nel 1921, si è consumato il peggior massacro razziale nei confronti di una comunità afro-americana, come ricorda anche l’incipit della serie Watchmen). Il comizio è stato poi cancellato con un goffo tentativo di scuse su twitter da parte del Capo del Governo, che comunque sembra continuare a non considerare il Juneteenth come una festa necessaria.

Il mondo di oggi sembra però ricordarci quanto sia necessario celebrare e conoscere una festività come il Juneteenth; ci ricorda di festeggiare la libertà in tutte le sue forme e annunciare ad alta voce la necessità di un’uguaglianza sempre più sostanziale tra gli uomini.

Davide Tuccella

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