Tenet e cinema aperti: “tornare indietro” è possibile.

Una delle cose che più sono mancate in questi lunghi mesi di lockdown (prima) e nella “fase di convivenza con il virus” (dopo) è stato il cinema. Ora che finalmente le sale hanno riaperto esembra si possa passare un paio di ore in una sala chiusa con altri estranei a distanza di sicurezza senza pericoli, si può tornare in sala. E quale modo migliore di ricominciare se non con l’ultima opera del Re della complicazione, Christopher Nolan? Armato di mascherina e in una sala desolatamente vuota mi sono cimentato nella visione di Tenet e sono qui per raccontarvi se ne valga o meno la pena.

Normalmente, per iniziare ogni recensione che si rispetti, mi dilungherei per un bel paragrafo intero sulla trama. Questa volta lascerò perdere, per due motivi: innanzitutto per evitare possibili spoiler; in secondo luogo perché per poter raccontare qualcosa è necessario comprenderlo appieno. E la trama di Tenet è complessa. Troppo e inutilmente complessa.
Nolan, d’altronde, è abituato a giocare con lo spettatore con intrecci (è proprio il caso di dirlo) contorti; ma stavolta la formula spacca-cervella di prendere una trama tutto sommato semplice e complicarla all’inverosimile, che tanto aveva fatto gridare al capolavoro con Inception e The Prestige, sembra essersi inceppata, e per una ragione molto semplice. Il film è un grandioso film d’azione (davvero, le scene adrenaliniche fanno saltare sul seggiolino) e in quanto film action “vive” di scene di inseguimenti ad alta velocità, esplosioni, combattimenti e altre amenità degne di Michael Bay che fanno rilassare lo spettatore e abbassano la sua soglia di attenzione; tuttavia queste scene ad alta intensità che permettono di spegnere il cervello sono inframezzate da contortissime spiegazioni sputate alla velocità della luce, inevitabili spiegoni para-scientifici, abuso violento ed ingiustificato del termine “fisica quantistica”. Così uno si trova a dover passare i dieci minuti successivi per provare a capire la trama, sforzandosi di “riaccendere il cervello” e rischiando di perdersi l’inseguimento successivo.

Il problema principale di Tenet è tutto qui, chiaro e cristallino, anche perché il resto è ineccepibile. La regia è perfetta nella sua grammatica, le scene d’azione sono qualcosa di mostruosamente bello da vedere in un cinema, gli attori sono perfetti nei loro ruoli (mentre sono profondamente felice che Robert Pattinson si sia scrollato di dosso la patina sberluccicante di vampiro adolescenziale, nutro qualche remora sulla scelta di Kenneth Branagh nella parte dello stereotipato cattivone russo, ma mi rendo conto che è una questione di gusto personale). Tuttavia, la trama si avvita su se stessa, si contorce, si camuffa da film rilassante e finisce con il prendere a pugni il cervello dello spettatore non attrezzato. Dopo due ore e mezza di schiaffi in faccia ed esplosioni roboanti si esce dal cinema pieni di domande, mediamente rintronati e con la masochistica voglia di rivederlo per provare a capirci qualcosa in più.

In conclusione, è questa una stroncatura? Assolutamente no. L’ultima fatica di Nolan merita e necessita di essere vista al cinema per svariate ragioni. Innanzitutto, per evitare che la maestosità di alcune scene venga castrata quando vista sul ben più modesto schermo del classico televisore domestico o, peggio ancora, sullo schermo di un PC. In secondo luogo, perché i cinema hanno riaperto e le sale paurosamente vuote hanno bisogno di pubblico pagante. Nonostante il lungo calvario in molti stanno mantenendo prezzi modici, mantenendo un’occupazione ben inferiore alla capacità effettiva degli impianti, controllando scrupolosamente che le misure siano rispettate, ed è giusto e bello che si torni a gustare il buio della sala e il dolciastro odore dei popcorn stantii. Un ottimo modo per ritornare indietro.

Luca Negro

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