Il giro del mondo in 26 articoli – Festa delle barche drago in Cina

La festa delle barche drago (lóngchuánjié) è una delle festività tradizionali più importanti e sentite in Cina, assieme al Capodanno e alla festa di metà autunno, e segna solitamente l’inizio dell’estate. Infatti, tale festività cade il quinto giorno del quinto mese del calendario cinese, tra fine maggio e inizio giugno (la prossima sarà il 14 giugno 2021) e viene festeggiata con grande calore in tutta la Cina.

Le origini della festa sono dibattute. Secondo alcuni deriva dalle antiche celebrazioni del totem del drago di alcune popolazioni del Fiume Azzurro; secondo altri, invece, deriverebbe dalle vecchie usanze della società agricola atte ad allontanare il malocchio che contraddistingue la quinta luna di ogni anno, e quindi in funzione apotropaica.
La versione più curiosa e accattivante, però, è quella legata ad una leggenda del IV secolo avanti Cristo. All’epoca dei regni combattenti, oltre due millenni fa e prima che la Cina diventasse un impero, i diversi Stati si scontravano per la supremazia sull’immenso territorio cinese. Il poeta e alto funzionario patriottico Qu Yuan, che aveva tentato di avvisare il proprio re delle mire espansionistiche dei propri vicini Qin, alla notizia che il suo amato Stato di Chu aveva perso una battaglia fondamentale contro i vicini, preso dalla disperazione, decise di buttarsi nel fiume e lasciarsi annegare pur di non subire la vergogna di vedere la sua patria perdere l’indipendenza. I concittadini di Qu Yuan, che lo amavano come poeta e per la sua umanità, si gettarono in acqua con le proprie barche alla disperata ricerca del poeta, facendo rumore con i remi e gettando cibo ai pesci per evitare che questi mangiassero il corpo del loro connazionale.

Quale che sia l’effettiva origine della festività, oggi viene celebrata in tutta la Cina con gare tra le barche drago (da cui il nome della festa), decorando le porte delle case con alloro o aglio e, soprattutto, mangiando i tipici zongzi. Questi speciali involtini di riso glutinoso, avvolti in foglie di bambù a forma di cono, hanno molte varianti nelle diverse regioni, ma la loro natura non cambia. Che siano dolci, ripieni di fagioli, noci o carne di maiale marinata, servono per simboleggiare – sempre secondo la leggenda – il riso e il cibo lanciato in acqua per salvare il povero Qu Yuan dalla voracità dei pesci.

La festa è oggi riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità e quindi protetta dall’Unesco, ma non è diffusa solo in Cina. Dal 2008 è stata reintrodotta anche nella Repubblica di Cina, mentre viene celebrata in modo non ufficiale da molte comunità cinesi del sud est asiatico, quali quelle presenti a Singapore e Malesia. Inoltre, a partire dalla festa delle barche drago si sono sviluppate altre feste asiatiche, come il giapponese “giorno dei bambini” (kodomo no hi) che, guarda caso, si svolge il quinto giorno del quinto mese (ma in questo caso del calendario gregoriano, adottato in pieno dal Giappone).

Luca Negro

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. CV ha detto:

    Carissimo Luca Negro, seguire un corso incentrato sulla Cina non significa sapere che cosa la lingua, la storia e la cultura di questo immenso paese siano, e poter quindi maneggiare questi argomenti senza dover ricercare attentamente da testi e fonti attendibili. Quello che ho potuto percepire dalla lettura di questo e dei precedenti articoli da Lei scritti, è il fatto che probabilmente solo da poco si è avvicinato a questo tipo di studi. Le consiglio di studiare meglio gli argomenti prima di scrivervi a riguardo, magari confrontandosi con i suoi stessi docenti. Non so presso quale ateneo Lei studi, ma Le assicuro che ovunque i bravi docenti non mancano, e saranno certamente disponibili a spiegare meglio certi argomenti che non conosce bene.

    Le invio i miei suggerimenti come ha richiesto.

    La festa delle barche drago (lóngchuánjié)

    [nessuno utilizza questo nome in Cina, il nome della festa è festa di Duanwu (端午节, duānwǔjié]

    è una delle festività tradizionali più importanti e sentite in Cina, assieme al Capodanno e alla festa di metà autunno, e segna solitamente
    l’inizio dell’estate.

    [Se si inserisce in cinese il nome di una festività, meglio farlo anche per tutte la altre di cui si parla. Se questo fosse un compito in classe e fosse un mio studente, toglierei Lei dei punti, poiché riterrei il compito non curato].

    Infatti, tale festività cade il quinto giorno del quinto mese del calendario cinese, tra fine maggio e inizio giugno (la prossima sarà
    il 14 giugno 2021) e viene festeggiata con grande calore in tutta la Cina.

    Le origini della festa sono dibattute. Secondo alcuni deriva dalle antiche celebrazioni del totem del drago di alcune popolazioni del Fiume Azzurro; secondo altri, invece, deriverebbe dalle vecchie usanze della società agricola atte ad allontanare il malocchio che contraddistingue la quinta luna di ogni anno, e quindi in funzione apotropaica.

    La versione più curiosa e accattivante,
    [in realtà questa è la versione tradizionale]

    però, è quella legata ad una leggenda del IV secolo avanti Cristo. All’epoca dei regni combattenti, oltre due millenni fa e prima che la Cina diventasse un impero, i diversi Stati si scontravano per lasupremazia sull’immenso territorio cinese. Il poeta e alto funzionario patriottico Qu Yuan, che aveva tentato di avvisare il proprio re delle mire espansionistiche dei propri vicini Qin, alla notizia che il suo amato Stato di Chu aveva perso una battaglia fondamentale contro i
    vicini, preso dalla disperazione, decise di buttarsi nel fiume elasciarsi annegare pur di non subire la vergogna di vedere la sua patria perdere l’indipendenza.

    [Non corretto. Qu Yuan era un ministro dello stato di Chu, ovvero uno dei sette stati che si contendevano il dominio sull’intero territorio
    cinese prima della riunificazione sotto la dinastia Qin, avvenuta nel 221a.C. Qu Yuan sostenne la decisione di combattere assieme allo stato di Qi contro lo stato di Qin. Per questo venne diffamato da un altro funzionario di corte e il re dello Stato di Chu decise così di cacciarlo, mandandolo in esilio. Qu Yuan, durante l’esilio, compose numerosi poemi, molto conosciuti ancora oggi. Nel 278 a.C., dopo aver concluso il suo ultimo capolavoro, decise di uccidersi piuttosto che vedere la sua patria conquistata dagli eserciti di Qin. Si gettò quindi nel fiume Miluo, togliendosi la vita].

    I concittadini di Qu Yuan, che lo amavano come poeta e per la sua umanità, si gettarono in acqua con le proprie barche alla disperata
    ricerca del poeta, facendo rumore con i remi e gettando cibo ai pesci per evitare che questi mangiassero il corpo del loro connazionale.

    Quale che sia l’effettiva origine della festività, oggi viene celebrata in tutta la Cina con gare tra le barche drago (da cui il nome della festa)

    [imprecisione: questa competizione si è originata in onore dei rematori che, secondo la leggenda, si affrettarono sulle acque del fiume per recuperare intatto il corpo di Qu Yuan.],

    decorando le porte delle case con alloro o aglio e, soprattutto, mangiando i tipici zongzi.
    [Ribadisco, se utilizza il cinese pinyin sarebbe bene mettere il carattere cinese, in questo caso anche i toni mancano!]

    Questi speciali involtini di riso glutinoso, avvolti in foglie di bambù a forma di cono, hanno molte varianti nelle diverse regioni, ma
    la loro natura non cambia. Che siano dolci, ripieni di fagioli, noci o carne di maiale marinata, servono per simboleggiare – sempre secondo la leggenda – il riso e il cibo lanciato in acqua per salvare il [corpo del] povero Qu Yuan dalla voracità dei pesci.

    La festa è oggi riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità e quindi protetta dall’Unesco, ma non è diffusa solo in Cina. Dal 2008 è stata reintrodotta anche nella Repubblica di Cina, mentre viene celebrata in modo non ufficiale da molte comunità cinesi del sud est asiatico, quali quelle presenti a Singapore e Malesia. Inoltre, a partire dalla festa delle barche drago si sono sviluppate altre feste asiatiche, come il giapponese “giorno dei bambini” (kodomo no hi) che,
    guarda caso, si svolge il quinto giorno del quinto mese (ma in questo caso del calendario gregoriano, adottato in pieno dal Giappone).

    [Ritengo il riferimento al Giappone superfluo, avrebbe potuto trattare altri paesi forse più legati a questa festa, ma questa è una questione di gusti personali, anche se a mio parere distrae da quello che è il tema principale dell’articolo].

    Mi auguro di essere stata utile. Mi raccomando di fare maggiore attenzione in futuro. Si può sempre migliorare!
    Saluti, CV

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  2. CV ha detto:

    Articolo pieno di errori di contenuto e scritto in maniera grossolana. Ritengo che prima di scrivere un “articolo” sulla Cina, o qualsiasi altra realtà da noi lontana, sia necessario infomarsi e ricercare bene, senza limitarsi a copiare le prime cose che si trovano online. Non è la prima volta che trovo argomenti trattati in maniera eccessivamente grossolana sul Vostro giornale, specialmente in articoli (scritti dallo stesso autore del presente articolo), riguardanti la Cina, oggetto di studio che la sottoscritta, in qualità di docente di cultura cinese, studia e insegna ormai da molti anni. Chiedo all’autore una maggiore attenzione nella trattazione di certi temi, in alternativa eviti proprio di scrivervi a riguardo.
    Capisco che si tratti di un giornale universitario, ma sempre di un giornale si tratta. È necessaria una certa serietà e professionalità.

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    1. Luca Negro ha detto:

      Gentilissima, innanzitutto La ringrazio per il commento. Sono spiacente di leggere che questo articolo, come altri a Sua detta, contenga inesattezze e imprecisioni. Sono uno studente di scienze internazionali, specializzato (nemmeno a farlo apposta) di Cina, ma benché sia assolutamente soddisfatto di quello che scrivo e di come tendo ad affrontare argomenti di cui la maggior parte delle persone sono al 100% digiune (e quindi non in maniera approfondita), mi rendo conto che ci sia sempre spazio per migliorarsi.
      A questo proposito chiederei di indicarmi le presunte inesattezze o leggerezze in questo articolo e negli altri, così che possa migliorare per il futuro.
      Cordiali saluti, Luca Negro

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