La festa delle barche drago (lóngchuánjié) è una delle festività tradizionali più importanti e sentite in Cina, assieme al Capodanno e alla festa di metà autunno, e segna solitamente l’inizio dell’estate. Infatti, tale festività cade il quinto giorno del quinto mese del calendario cinese, tra fine maggio e inizio giugno (la prossima sarà il 14 giugno 2021) e viene festeggiata con grande calore in tutta la Cina.
Le origini della festa sono dibattute. Secondo alcuni deriva dalle antiche celebrazioni del totem del drago di alcune popolazioni del Fiume Azzurro; secondo altri, invece, deriverebbe dalle vecchie usanze della società agricola atte ad allontanare il malocchio che contraddistingue la quinta luna di ogni anno, e quindi in funzione apotropaica.
La versione più curiosa e accattivante, però, è quella legata ad una leggenda del IV secolo avanti Cristo. All’epoca dei regni combattenti, oltre due millenni fa e prima che la Cina diventasse un impero, i diversi Stati si scontravano per la supremazia sull’immenso territorio cinese. Il poeta e alto funzionario patriottico Qu Yuan, che aveva tentato di avvisare il proprio re delle mire espansionistiche dei propri vicini Qin, alla notizia che il suo amato Stato di Chu aveva perso una battaglia fondamentale contro i vicini, preso dalla disperazione, decise di buttarsi nel fiume e lasciarsi annegare pur di non subire la vergogna di vedere la sua patria perdere l’indipendenza. I concittadini di Qu Yuan, che lo amavano come poeta e per la sua umanità, si gettarono in acqua con le proprie barche alla disperata ricerca del poeta, facendo rumore con i remi e gettando cibo ai pesci per evitare che questi mangiassero il corpo del loro connazionale.
Quale che sia l’effettiva origine della festività, oggi viene celebrata in tutta la Cina con gare tra le barche drago (da cui il nome della festa), decorando le porte delle case con alloro o aglio e, soprattutto, mangiando i tipici zongzi. Questi speciali involtini di riso glutinoso, avvolti in foglie di bambù a forma di cono, hanno molte varianti nelle diverse regioni, ma la loro natura non cambia. Che siano dolci, ripieni di fagioli, noci o carne di maiale marinata, servono per simboleggiare – sempre secondo la leggenda – il riso e il cibo lanciato in acqua per salvare il povero Qu Yuan dalla voracità dei pesci.
La festa è oggi riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità e quindi protetta dall’Unesco, ma non è diffusa solo in Cina. Dal 2008 è stata reintrodotta anche nella Repubblica di Cina, mentre viene celebrata in modo non ufficiale da molte comunità cinesi del sud est asiatico, quali quelle presenti a Singapore e Malesia. Inoltre, a partire dalla festa delle barche drago si sono sviluppate altre feste asiatiche, come il giapponese “giorno dei bambini” (kodomo no hi) che, guarda caso, si svolge il quinto giorno del quinto mese (ma in questo caso del calendario gregoriano, adottato in pieno dal Giappone).
Luca Negro




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