La morte di RBG può salvare la presidenza Trump?

Il 18 settembre scorso è morta, all’età di 87 anni, Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte suprema degli Stati Uniti dal 1993, quando era stata nominata dall’allora Presidente Bill Clinton. Quarta donna della storia a ricoprire tale incarico, veterana liberal da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne e amata in tutto il paese, la dipartita di RBG rischia di rappresentare l’ennesimo regalo a Trump per coronare quattro anni a dir poco discutibili alla Casa Bianca.

La Corte suprema americana è la più alta corte federale statunitense, esplicitamente regolata dalla costituzione, deputata a svolgere il ruolo misto di tribunale di ultima istanza per i giudici federali e statali e di corte costituzionale con il potere di colpire gli atti del Presidente eventualmente in contrasto con la costituzione stessa. I giudici che la compongono sono nove e vengono nominati dal Senato su indicazione del Presidente. Tuttavia, la particolarità fondamentale dei giudici della Corte suprema americana, a differenza degli omologhi che siedono in altre corti costituzionali in giro per il mondo, è il fatto che i giudici siano nominati a vita: una volta che un giudice è eletto alla Corte suprema il suo seggio è “bloccato” fino alla sua morte o alla sua rinuncia.
Solitamente i presidenti tendono a scegliere figure che condividono il pensiero loro e del Partito di cui la maggioranza è esponente: per semplificazione si tende ad assimilare la corrente repubblicana ad un approccio più conservatore, mentre la linea democratica viene accostata ad un sentire più progressista e liberale.

La questione assume un rilievo cruciale quando si pensa all’importanza che la Corte riveste nel sistema giuridico americano. Come ogni vostro amico che studia giurisprudenza vi confermerà, il diritto va interpretato per essere applicato e la Corte suprema degli Stati Uniti è l’organo assoluto per l’interpretazione giudiziale del diritto statunitense. A maggior ragione in un paese che, a differenza dei sistemi di civil law, pone grande importanza nel principio dello stare decisis e del precedente giurisprudenziale vincolante, è facile comprendere l’importanza capitale che l’interpretazione della Corte suprema può avere per indirizzare la vita di milioni di cittadini.
Per questo motivo il potere presidenziale di nomina dei giudici della Corte suprema trascende l’importanza del singolo mandato e si proietta in una dimensione temporale molto più rilevante: avere una persona di fiducia, nominata a vita, in una posizione così rilevante permette al Partito di proiettare un’influenza che va ben al di là della mera rappresentatività parlamentare o istituzionale.

La morte della Ginsburg, avvenuta a quasi un mese dalle elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre, rischia di tramutarsi in un ultimo assist fantastico per il Partito Repubblicano. Al momento in cui viene scritto questo articolo, degli otto rimanenti giudici, solo tre sono di nomina democratica, mentre cinque sono stati nominati negli anni dai repubblicani George Bush Senior, George W. Bush e Donald Trump.
Nonostante nelle ultime volontà Ruth Bader Ginsburg chiedesse che il suo successore fosse nominato in seguito alle imminenti elezioni (probabilmente sperando in una vittoria del democratico Biden?), Trump ha già annunciato la sua ferma convinzione di scegliere “without delay” il nuovo nome, prima del prossimo novembre. Con una mossa decisamente poco elegante, dopo poche ore dal decesso dell’ex giudice, il Presidente ha annunciato durante un comizio che il nuovo giudice sarà una donna, forse nella speranza di riguadagnare credibilità nei confronti del suo elettorato di sesso femminile dopo le recenti (ennesime) accuse di abuso sessuale.

Che si tratti della conservatrice antiabortista Amy Coney Barrett o dell’ispanica Barbara Lagoa (utile per attirare verso Trump i consensi degli indecisi della comunità ispanica della Florida) o di qualche altro nome a sorpresa, sembra che The Don sia fermamente intenzionato a sfruttare questo ultimo prezioso regalo per salvare la faccia del Partito Repubblicano e lasciare un’impronta duratura del suo sgangherato e paradossale mandato.

Luca Negro

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