La Pace di Abramo

Lo scorso 15 settembre, ospiti di Trump alla Casa Bianca, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e i ministri degli esteri degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrain, hanno firmato un documento già definito “trattato storico” per quanto riguarda gli equilibri geopolitici del Medio Oriente.

I nuovi “accordi di Abramo” hanno la funzione di normalizzare le relazioni diplomatiche tra Israele da una parte e Bahrain e Emirati Arabi dall’altra, includendo anche la creazione delle rispettive ambasciate nei tre Stati.
L’accordo prevede la nascita di legami economici specialmente per quanto riguarda la tecnologia, con la condivisione da parte di Israele delle sue tecnologie avanzate in materia di agricoltura e irrigazione, e il turismo, perchè i paesi arabi saranno in grado di investire ingenti somme di denaro in questo campo anche per il loro nuovo alleato.

Anche questa volta non presenti i palestinesi, di cui nell’accordo si accenna solo per quanto riguarda una condizione voluta dagli Emirati Arabi per la firma degli accordi, ovvero che Israele sospenda il progetto di annessione di alcune porzioni della Cisgiordania, ma solo per ora.
I palestinesi, per sottolineare il loro disaccordo a questo trattato, in contemporanea alla cerimonia alla Casa Bianca hanno lanciato, dalla striscia di Gaza, missili su Israele; Abu Mazen ha commentato affermando che non si può parlare di pace se ancora continua l’occupazione israeliana di territori che sono stati definiti da legittime risoluzioni internazionali come territori palestinesi: solo con la nascita di uno stato palestinese indipendente potrà esserci davvero stabilità nella regione.

Questo accordo tra Israele e due stati sunniti del golfo ha anche la funzione di isolare ancora di più il loro nemico comune, l’Iran Sciita, da sempre obbiettivo della politica estera di Trump, che però questa volta si è aperto anche ad un possibile accordo con l’avversario.
Secondo Trump, a breve altri cinque stati sottoscriveranno un trattato simile con Israele, ma ancora non si sa né quando né quali saranno gli stati della regione ad essere interessati effettivamente: lo stesso Trump però si dice fiducioso che un giorno anche i Palestinesi vorranno parteciparvi, per non rimanere esclusi dalle evoluzioni politiche della regione.

A questi accordi ha pazientemente lavorato Jared Kushner, genero di Trump nonchè suo consigliere fidato, che ha sempre cercato di rendere la pace in Medio Oriente uno degli obiettivi principali della politica estera del Presidente.
Certamente è una mossa politica a favore di Trump che a due mesi dalle elezioni vuole apparire abile diplomatico e paciere (essendo anche stato candidato al Nobel per la Pace).
Anche Netanyahu, in un periodo duro per la sua presidenza a causa della nuova ondata di coronavirus nel paese e delle accuse di corruzione a suo carico, esce dalla firma di questi accordi vincitore.
L’unico punto su cui i due leader non sono risultati d’accordo è la questione degli F-35: per Trump non ci sarebbe nessun problema a vendere i caccia agli Emirati, ma Israele storce il naso, in quanto avrebbe interesse a mantenere una sorta di supremazia militare rispetto ai suoi vicini.

Per quanto l’accordo ufficializzi le relazioni diplomatiche nella regione e possa essere un passo avanti verso la pace, le relazioni economiche, diplomatiche e militari tra i tre paesi (che comunque non erano in guerra tra loro), erano già presenti da anni. Basterà un accordo scritto per, stando alle parole di Trump, vedere l’alba di un nuovo Medio Oriente?

Marta Fornacini

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