The Social Dilemma, il lato oscuro dei social media

Da quando i social si sono integrati nella nostra vita, numerose sono state le critiche mosse da parte di pedagogisti, psicologi e sociologi nei confronti di come il mondo mediatico influisca sulla nostra visione del mondo e sui filtri che utilizziamo per analizzare la realtà intorno a noi. Netflix ha deciso di portare alla luce questa realtà attraverso la voce di coloro che hanno contribuito alla sua creazione: ingegneri informatici che hanno lavorato a lungo nel campo dei social media. Il documentario mette in evidenza il forte senso di colpa di questi scienziati, che hanno creato un qualcosa da cui loro stessi sono spaventati. Il loro obiettivo non era certamente quello: nessuno si sarebbe mai aspettato che l’evoluzione di queste applicazioni e siti avrebbe investito così massicciamente la vita privata e pubblica di coloro che li usano.
La tecnologia elaborata dietro ai social utilizza la tecnica del rinforzo positivo, la stessa logica che si cela dietro alla dipendenza da gioco e alle slot machine. Basti pensare al feed di Instagram: ogni volta che scrolliamo la home page c’è la possibilità di trovare un contenuto nuovo che attira la nostra attenzione, e ogni contenuto è perfettamente bilanciato ai nostri interessi in modo da tenerci attaccati allo schermo.

Allo stesso modo i social sono in grado di modificare la nostra percezione della realtà e i filtri attraverso i quali la analizziamo. Contribuiscono a creare la nostra visione del mondo, facendoci pensare che molte persone la pensino come noi, proprio perché nelle nostre homepage appaiono unicamente contenuti che siamo in grado di apprezzare e condividere. Questa strategia, elaborata tramite un attento studio di quella che viene definita “psicologia persuasiva”, ha l’unico scopo di trattenere l’utilizzatore sull’applicazione per poterne trarre profitto. Infatti, i social guadagnano con le inserzioni pubblicitarie: maggiore è la permanenza sull’app, maggiore è la probabilità che l’utilizzatore si interessi al contenuto pubblicitario e completi l’acquisto.
Il termine “utilizzatore” non è assolutamente casuale, ma calibrato sul presupposto presentato dal documentario stesso: “Gli unici consumatori che vengono chiamati utilizzatori sono i consumatori di droghe legali e deei social”. Dietro a questa realtà c’è dunque un forte senso di manipolazione, poiché il reiterare determinate immagini non è assolutamente casuale, ma prettamente voluto per indirizzare l’utilizzatore verso il consumo.
Questa manipolazione può avvenire anche a livello politico. Celebre è il caso di Cambridge Analitica, ma sicuramente non è un episodio isolato. Le campagne elettorali mediatiche controllate dai leader di partito annoverano tra i propri strumenti proprio la possibilità di diffondere i propri contenuti tramite i social. Mettendo insieme queste variabili viene resa evidente come questa manipolazione avvenga a più livelli e come alcune convinzioni possano inserirsi dentro di noi in maniera inconscia.

Emma Battaglia

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