Joe Biden – una nuova era per gli Stati Uniti

E’ ufficiale: Joe Biden è stato eletto 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America.
Così ha annunciato la CNN, che nella giornata di sabato ha assegnato a Biden la vittoria della Pennsylvania, stato che gli ha permesso di superare la quota di 270 Grandi Elettori necessaria per essere eletto Presidente.
Alcuni stati devono ancora terminare il conteggio, rallentato, oltre che dai ricorsi di Trump, anche dall’esorbitante numero di persone che si sono recate alle urne, decisamente il numero più alto dal 1900. La nuova Presidenza infatti, ancora prima di cominciare, si fa già portatrice di alcuni record: Biden è non solo il più anziano presidente degli Stati Uniti mai eletto (avrà 78 anni nel momento dell’insediamento), ma anche il più votato (nel momento in cui scriviamo 75 milioni di voti e ben 290 Grandi Elettori) e la sua vice Presidente Kamala Harris sarà la prima donna e la prima non-bianca ad essere eletta per questa carica.

Queste elezioni ci hanno mostrato un’America spaccata a metà, in cui il cosiddetto “trumpismo” rappresenta ancora gran parte della popolazione: non dimentichiamoci che Trump ha ottenuto quasi il 48% dei voti, che equivale a circa 71 milioni di persone; Trump poi, può contare su una schiera di fedeli disposti a tutto per difenderlo, per questo i messaggi di rabbia che ha pronunciato negli ultimi giorni sono stati avvertiti come assolutamente pericolosi per la sicurezza del Paese.

sostenitori di Biden davanti alla Casa Bianca

Totalmente diverso è il tono di Biden. Dall’aria affabile e gentile, il nuovo presidente è riuscito a conquistare i cuori dei suoi elettori grazie all’empatia e alla professionalità: dal 1972 senatore democratico, e per otto anni vice-Presidente di Barack Obama, Biden è un vero politico di professione, abituato a farsi carico delle debolezze e delle necessità del suo paese e soprattutto molto conosciuto all’estero: non c’è paese o Capo di Stato con cui non abbia intrattenuto relazioni durante la sua carriera politica.
Ma il nuovo Presidente ha anche un altro volto, quello del semplice Joe, un uomo comune, proveniente da una famiglia della middle class, costruitosi da solo e in grado di superare con la sua determinazione grandi ostacoli, dalla famosa balbuzie, che gli ha causato un’adolescenza difficile, ai gravi lutti che hanno sconvolto la sua vita e che in qualche modo lo hanno reso umano e vicino al popolo.

Biden ha giocato la sua campagna elettorale presentandosi principalmente come anti-Trump, come una figura che poteva riunire la società dopo gli ultimi quattro anni caratterizzati da odio e da divisioni che avevano spaccato l’America, rendendola quasi irriconoscibile agli occhi degli altri stati occidentali.
Al contrario, Biden ha come obiettivo della sua presidenza la cooperazione, sia interna, riavvicinando le varie correnti per essere finalmente il Presidente di tutti, sia per quanto riguarda le relazioni internazionali, specialmente dopo gli anni di isolazionismo di Trump.

Il programma di Biden si articola su vari punti. Prima di tutto una gestione dell’emergenza sanitaria diametralmente opposta a quella del suo predecessore, basata sulla responsabilità e concentrata più sulla salvaguardia della salute che sull’economia; sul piano internazionale si prevedono nuovi accordi di libero commercio, lo “scongelamento” dei rapporti con alcuni stati e il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan; per quanto riguarda gli affari interni Biden vorrebbe aumentare le tasse ai cittadini più abbienti, concentrarsi sulla giustizia sociale e ristabilire la calma dopo le proteste del movimento Black Lives Matter.
Un punto fondamentale del suo programma elettorale è sicuramente la lotta ai cambiamenti climatici: dopo la presidenza Trump, più o meno velatamente negazionista, Biden vorrebbe rientrare negli accordi di Parigi e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, investendo in questo campo circa 1,7 trilioni di dollari.

Sabato sera, durante il discorso da vincitore oramai ufficiale delle elezioni, ha di nuovo ribadito la sua visione del paese, non diviso in stati blu e stati rossi (democratici e repubblicani), ma un’unica entità, gli Stati Uniti, ricchi di diversità da rispettare e da tutelare; “that’s the time to heal“: guarire il Paese è il progetto di Biden, dal Covid, dalle divisioni e dalla violenza.

Biden rilancia la forza dell’unità, della dignità e della speranza e i suoi cittadini rispondono, scendendo in piazza per festeggiare questo momento che, più che un passaggio di testimone tra presidenti, comincia sempre di più a sembrare l’inizio di una nuova era per gli Stati Uniti.

Festeggiamenti dei sostenitori di Biden a San Francisco

Marta Fornacini

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