La verità di Ilaria Alpi

Nei giorni scorsi durante il Consiglio del Municipio 8 di Milano, un esponente del movimento Milano Progressista avanza la proposta di intitolare un giardino della città lombarda alla giornalista italiana del tg3 Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio nel 1994, mentre lavorava ad un’inchiesta sul traffico di rifiuti in Somalia. A fare notizia è stato il rifiuto di tre esponenti della Lega presenti al momento del voto, che hanno espresso il loro disappunto affermando che “ Ilaria Alpi è morta sul lavoro e non ha avuto nessun contatto con la città”.

Allora, forse, sarebbe giusto ricordare la figura di Ilaria, donna e professionista, della quale spesso si parla molto poco.

Il 20 marzo 1994 alle 15 ore italiane una macchina con a bordo un commando di uomini solami blocca il fuoristrada sul quale viaggiano Ilaria Alpi e il suo operatore Milan Hrovatin uccidendo entrambi.
Ilaria Alpi, classe 1961, dopo una laurea in lingue orientali inizia a lavorare come inviata dal Cairo per i quotidiani Paese Sera e L’Unità. Passata alla Rai inizia a seguire le guerre in Libano, Somalia e Kuwait.
Proprio per la Rai, arriva per la prima volta in Somalia nel 1992 per seguire la missione di pace Restore Hope che doveva porre fine alla guerra civile scoppiata nel 1991. Ma, ben presto, gli interessi di Ilaria si spostano su un traffico illegale di armi e di rifiuti tossici, all’interno del quale agiscono anche i servizi segreti italiani e altre istituzioni del nostro Paese: l’inviata del tg3 aveva scoperto un traffico illegale di rifiuti tossici prodotti nel paesi industrializzati e poi dislocati in diversi paesi africani in cambio di tangenti e di armi.

Poco prima di essere uccisi, Ilaria e Milan erano rientrati da Bosas, città a nord della Somalia, dove la giornalista aveva intervistato il sultano venendo a conoscenza di rapporti tra funzionari italiani e il governo di Siad Barre verso fine anni Ottanta.

Poi solo il fuoco dei kalashnikov in prossimità dell’ambasciata italiana a Mogadiscio.

Ilaria Alpi e Milan Hrovatin

Ma, cosa aveva scoperto Ilaria Alpi di così importante da portarla alla morte? A quanto pare non ci è ancora dato saperlo, perché in tutti questi anni i silenzi, i depistaggi, le coperture hanno sempre impedito di conoscere la verità.
Negli anni sono state avanzate diverse ipotesi sull’assassinio dei due giornalisti ma non è mai stato confermato nessun mandante. Alla fine degli anni ’90 l’accusa ricadde su Omar Hassan Hashi, condannato a 26 anni di carcere: dopo i primi sedici anni , rivelatesi false le accuse rivoltegli, il somalo tornò in libertà.
Nel 2004 il Parlamento istituì una Commissione d’inchiesta per indagare sull’omicidio dei giornalisti, per poi presentare alla fine del periodo di operazione tre documenti incompleti e contraddittori tra loro.
Nel 2013 Laura Boldrini, presidente della Camera, avviò la richiesta per la desecretazione degli atti della Commissione parlamentare: qui viene fuori che in una nota dei servizi segreti si accennava alla scoperta da parte di Ilaria dei traffici illegali che aveva pagato con la morte.

Ancora oggi però nessuno paga la morte di Ilaria e Milan e nessuno conosce i risultati delle indagini. Ancora oggi, non possiamo conoscere perché ad Ilaria, a soli 33 anni, è stata tolta la possibilità di portare avanti con passione il suo lavoro in nome della verità.

Ma siamo davvero sicuri che Ilaria Alpi sia morta sul lavoro e non per il lavoro?

Fabiana Brio

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