L’accordo tra Trump, Israele e Marocco che “dimentica” due popoli

Saharawi e Fronte Polisario: nel corso dello scorso dicembre abbiamo sentito parlare di questi due termini, molti di noi per la prima volta, a causa di un fatto di cronaca che li ha visti tra i protagonisti. Il 10 dicembre 2020 l’uscente presidente americano Trump ha riconosciuto la sovranità del Marocco sull’area del Sahara Occidentale, abitata dalla popolazione Saharawi e da tempo al centro di una lotta per l’indipendenza. La dichiarazione è avvenuta come parte del patto di normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele, fortemente voluto dagli Stati Uniti. L’accordo ha riguardato indirettamente anche altri due popoli: Saharawi e Arabi Palestinesi non sono stati coinvolti nel dialogo e le loro esigenze e rivendicazioni rischiano di essere irrimediabilmente ignorate.

Perché è importante il riconoscimento della sovranità sul Sahara Occidentale?

Il Sahara Occidentale è una regione contesa da più di 40 anni tra il Marocco e gli abitanti Saharawi che vorrebbero renderla uno stato autonomo. La lotta per l’indipendenza è sostenuta dall’Algeria e l’area è già riconosciuta dall’Unione Africana e da altri svariati stati sudamericani e asiatici come legittima Repubblica Araba Saharawi Democratica. I gruppi politici che combattono per l’indipendenza sono identificati con il nome di Fronte Polisario, dall’abbreviazione spagnola di Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Rio de Oro”. Il Fronte iniziò ad operare già contro la dominazione spagnola negli anni ’60 del secolo scorso. Quando nel 1975, a seguito della caduta della dittatura franchista, la Spagna si ritirò dalla regione, questa divenne teatro di un conflitto per il suo controllo tra i vicini Marocco e Mauritania. Nel 1979 la Mauritania si ritirò dalla zona, ma gli scontri militari tra il Fronte Polisario e il Marocco continuarono fino al 1991, quando venne dichiarato un cessate il fuoco sotto l’egida dell’ONU.

Mappa del Sahara Occidentale, tratta dal sito Paola Casoli Blog

La regione è ora divisa in due aree da un muro di sabbia lungo 2700 km, che separa la fascia costiera sull’Atlantico, ricca di risorse e sotto il controllo di Rabat, e la fascia nell’entroterra, sotto il controllo del Fronte Polisario e denominata “Territori Liberati”. A novembre, un mese prima dell’accordo mediato da Trump, i soldati marocchini sono intervenuti in una zona demilitarizzata per bloccare i manifestanti Saharawi che occupavano un’importante via commerciale, con un’azione che il Fronte Polisario considera una violazione del cessate il fuoco. Il riconoscimento della sovranità marocchina da parte di uno stato influente a livello internazionale come gli Stati Uniti ignora la volontà della popolazione Saharawi e rischia di aggravare l’indifferenza della comunità internazionale verso la questione.

Cosa comporta la normalizzazione dei rapporti diplomatici con Israele per i Palestinesi?

Il conflitto arabo-israeliano ha fortemente polarizzato il mondo arabo e la comunità internazionale sin dall’istituzione dello stato di Israele nel 1947. I tentativi di trovare una risoluzione pacifica hanno avuto scarsi risultati e la situazione di conflitto dura ancora oggi. Il moltiplicarsi, con il benestare di Tel Aviv, degli insediamenti israeliani in Cisgiordania dà luogo a condizioni di vita precarie per i palestinesi e minaccia la loro autonomia con sistematiche violazioni del diritto internazionale. Alla luce di tutto ciò, molti paesi arabi (una lista che fino a poco tempo fa comprendeva anche il Marocco) rifiutano tuttora il riconoscimento di Israele. Dopo gli accordi, Rabat ha ribadito il suo supporto alla causa palestinese e si è espressa a sostegno di una soluzione a due Stati offrendo la mediazione diplomatica marocchina nel dialogo tra Israele e Palestina. Nonostante ciò, e nonostante gli accordi prevedano- formalmente- che Israele riconosca sovranità autonoma alla Cisgiordania, la normalizzazione dei rapporti è accompagnata da una tacita accettazione delle violazioni dei diritti umani ai danni dei palestinesi. Le reazioni della parte più radicale del mondo arabo non sono infatti tardate: per esempio, Hamas ha condannato l’atto definendolo un “servizio gratuito” a beneficio di Israele, come riporta Sicurezza internazionale.

Quali sono i risvolti futuri degli accordi gestiti da Trump?

L’accordo ha coinvolto due stati, Marocco e Israele, ma ha ignorato due popoli: Saharawi e Palestinesi. Per gli abitanti arabi della Palestina l’accordo è stato un’ ulteriore conferma dell’indifferenza internazionale alle sue istanze, dopo gli Accordi di Abramo del 2020 e la precedente normalizzazione ufficiosa dei rapporti tra Israele e i paesi arabi coinvolti che è in atto da più di vent’anni. Per il Fronte Polisario l’accordo ha allontanato la prospettiva di una soluzione di compromesso tra le parti e con essa la possibilità dell’indipendenza.

Infine, resta da vedere se il cambio di presidenza negli USA cambierà la situazione e se il neoeletto presidente Biden gestirà i rapporti diversamente.

Anna Franzutti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...