I 100 anni del Monello

Sono passati cento anni dall’uscita di uno dei film più influenti della storia del cinema: The Kid (Il Monello). Il 21 gennaio 1921 alla Carnegie Hall di New York Chaplin presenta il suo primo lungometraggio, frutto di 18 mesi di lavoro incessante, fra riprese e montaggio. Il Monello non è solo un film che rappresenta appieno i primi decenni di vita dell’arte cinematografica, ma è anche un pezzo di vita del regista, che nella figura del bambino abbandonato e maltrattato dalle istituzioni rivede pezzi della sua vita, rielaborandoli mediante gli strumenti del dramma e della comicità “slapstick” che ormai padroneggiava.

Le riprese iniziarono nel luglio 1919, pochi giorni dopo la morte del suo primo figlio Norman Spencer Chaplin, a soli tre giorni di vita. L’evento fu di sicuro straziante per Chaplin, che prima della fama hollywoodiana aveva già avuto la sua buona dose di avversità. Leggenda vuole, infatti, che la sua carriera abbia avuto inizio a cinque anni, quando salì sul palco a cantare per salvare sua madre dai fischi degli spettatori.

Chaplin, come si suol dire, era “figlio d’arte”, ma i suoi genitori erano poveri in canna, come molti entertainer dell’epoca. Il padre fu praticamente assente e morì di cirrosi epatica nel 1901. Sua madre, tanto amata dall’artista, soffriva di problemi mentali probabilmente causati dalla sifilide. Riesce facile immaginare, quindi, come una vita così difficile possa aver ispirato le sue figure tragicomiche, rendendo così il film una sorta di riassunto della sua infanzia.

Per The Kid Chaplin scritturò un bambino che lo colpì all’istante: Jackie Coogan (che poi negli anni ’60 interpretò lo zio Fester, un altro personaggio iconico della cultura pop). Lo vide esibirsi a soli quattro anni all’Orpheum Theater di Los Angeles e pochi mesi dopo gli affidò un piccolo ruolo per Un giorno di vacanza (1919). Nella sua autobiografia Chaplin scrisse che tutti i bambini hanno una qualche forma di genio e il trucco sta nel portarlo alla luce. Con Jackie gli fu facile: padroneggiò in fretta tutte le regole della pantomima senza perdere in spontaneità.

Il “monello” Coogan ha anche un altro merito: il “Coogan Act” (o “California Child Actor’s Bill”). Nel 1938 Coogan intraprese un’azione legale nei confronti della madre, rea di aver dilapidato i guadagni dell’attore e di aver praticamente vissuto sulle spalle di un bambino. La legge, quindi, tutela i guadagni degli attori minorenni, regolamentandone anche le ore di lavoro.

The Kid, un secolo dopo, è sicuramente qualcosa di completamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Quel che è certo è che rimane comunque un film fondamentale per lo sviluppo della settima arte, poiché segna un punto di non ritorno per quanto riguarda la narrazione e la tecnica del cinema muto.

Quello di The Kid, d’altronde, è il periodo dei grandi cambiamenti: nel giro di una decina d’anni, infatti, il muto verrà abbandonato dopo il debutto nel 1927 de Il Cantante di Jazz e, nelle parole di Chaplin, «fu un peccato, perché cominciava a perfezionarsi proprio allora».

Daniela Carrabs

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