Il mondo dell’animazione: Sidèrea e En Rang par deux

Quando sentono parlare di animazione, pare per un attimo che le persone vengano catapultate in una sorta di viaggio indietro nel tempo, riportando a galla i ricordi della loro infanzia: piccoli e sognanti davanti a film della Disney dalle scenografie meravigliosamente fantastiche. Pertanto, nel momento in cui si chiede loro cosa pensino del mondo dell’animazione, quasi immediato risulta il collegamento ai cartoni animati, contenuti realizzati e destinati a una fascia d’età definita, oltre la quale aleggia la terra di nessuno.

Certo è che alcuni contenuti sono realmente destinati a determinate fasce di età, però l’affermazione non è verità che va estesa in modo generico. In fondo pare strano che il mondo della fantasia e dell’arte, convenzionalmente senza confini, vedano alzarsi attorno dei muri a loro insaputa. L’animazione e il suo mondo, in realtà, sono molto più complessi e i loro confini vanno ben oltre quelli tracciati da chi li conosce superficialmente. Perché sì, è un ambito anche per adulti: spesso le produzioni trasmettono messaggi difficili da cogliere, profondi, e per nulla scontati.

A parlare di animazione ci sono le illustratrici Elisabetta Bosco e Carlotta Vacchetti, ex studentesse del liceo Artistico Pinot Gallizio di Alba e diplomate al Centro Sperimentale di Cinematografia nella sezione Animazione di Torino.

L’intervista

Clip del cortometraggio En Rang Par Deux

Iniziamo dai vostri studi, com’è stata l’esperienza al Centro Sperimentale di Cinematografia, opzione Animazione?

Si tratta di una realtà molto piccola e bella, di nicchia. Per l’accesso ai corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia sono richiesti determinati requisiti e tre selezioni, che consentono agli allievi più meritevoli di accedere ai corsi triennali con un numero ristretto di partecipanti: sono disponibili venti posti ogni anno. Si può scegliere tra animazione 3D e animazione 2D, secondo le preferenze.

Ci si sente quasi a casa?

L’ambiente permette a tutti di conoscersi e di arricchirsi: è più facile scambiarsi consigli e idee. Il contesto ristretto consente di essere seguiti al meglio nella realizzazione dei progetti. Coloro che gestiscono la scuola sono i professori fissi, ma i corsi sono tenuti per la maggior parte da professionisti  che si occupano di formare gli studenti per un mese, una settimana, un periodo definito.

Quindi cambiare professori vi consente di assimilare da tutti qualcosa?

Esattamente. Abbiamo la fortuna di poter lavorare accanto a professori – e professionisti- molto importanti nel mondo dell’animazione, che fanno un approfondimento su un argomento specifico, un focus. Da ognuno di loro riusciamo ad apprendere i trucchi del mestiere, e sviluppare abilità molto variegate. In questo modo abbiamo la possibilità di concentrare le energie su un tema preciso e comprenderlo approfonditamente.

E alla fine del percorso cosa si realizza?

Alla fine del percorso, per il diploma il CSC ci consente di sviluppare un’idea personale: ci si divide in alcuni gruppi per la realizzazione di un cortometraggio che la scuola si occuperà di promuovere e diffondere a festival di animazione internazionali. Ovviamente ammesso che il tema del festival sia pertinente a quello del corto.

Copertina del cortometraggio Sidèrea

Quindi si lavora in gruppo?

Per prima cosa, bisogna sottolineare il fatto che per fare animazione bisogna essere capaci – o quantomeno imparare – a lavorare in gruppo. Non bisogna avere la presunzione di fare tutto da soli, perché si lavora come una squadra. Nel momento in cui si pensa al tema centrale e si cerca l’idea attorno cui sviluppare l’intero contenuto del cortometraggio, ognuno collabora per la sua realizzazione: di conseguenza a tutti è attribuita la stessa importanza nel progetto, con la previsione che il contributo personale possa migliorarlo.

Come si procede nella realizzazione di un cortometraggio?

Il lavoro richiede grande impegno e, soprattutto, essendo lungo, bisogna avere molta pazienza. Si parte dall’idea, a cui segue la fase di scrittura della sceneggiatura e del soggetto. Successivamente subentra la preproduzione, in cui si sofferma l’attenzione sulla rappresentazione della storia – “storyboard” –  che consiste in schizzi di varie scene e immagini che consentono di legare le parti più importanti. Si procede con il “videoboard“, in cui si programma tutto: sarà la base da seguire per tutto l’iter progettuale, aggiornato di volta in volta con il procedere del lavoro.

E come si creano i personaggi?

La creazione dei personaggi rientra nella preproduzione, e questa fase viene definita “character design“: si studiano i movimenti dei personaggi, le loro espressioni, l’anatomia, poiché quando si giunge all’animazione serve avere ben presenti le proporzioni e il modo in cui essi sono costruiti. Si deve comprendere l’atteggiamento del personaggio – cosa fa mentre corre, ad esempio – tutto ciò che lo riguarda viene deciso qui.

Se tutti hanno compiti importanti allo stesso modo nella realizzazione del prodotto animato, allora anche lo sfondo diventa essenziale?

Questo processo è definito lo studio del background, in cui si prevede una ricerca grafica per comprendere quale sia l’atmosfera più adatta e i colori da utilizzare; questi ultimi saranno utili per rafforzare la comunicazione – ad esempio, se l’inizio del cortometraggio è cupo oppure allegro-.

Quando inizia a prendere vita il lavoro?

Nella fase di postproduzione, in cui – da una parte gli sfondi e dall’altra i personaggi – vengono uniti. In generale, si perfeziona la grafica per rendere l’animazione più fluida. Si mette lo sfondo, si correggono le luci, le ombre, e viene aggiunto tutto il necessario. Ultimo aspetto ma non meno importante, si sceglie la musica. Un sound designer si occupa di studiare la colonna sonora.

In un lavoro così articolato, qual è un aspetto centrale?

Sicuramente un aspetto da non sottovalutare è la puntualità nella consegna del proprio lavoro, che sarà poi unito alle altre componenti del cortometraggio. Bisogna affrontare molte fasi, si tratta di un lavoro che richiede molto tempo e impegno prima di raggiungere un prodotto animato, pertanto si cerca di evitare ritardi.

L’animazione oltre quello che si crede

Clip del cortometraggio En Rang Par Deux

Quando si dice che l’animazione è un mondo relegato a contenuti per l’infanzia. Cosa bisogna rispondere?

Purtroppo è un’opinione diffusa credere che il mondo dell’animazione sia qualcosa per bambini. Ma non è così: i contenuti che creiamo sono complessi da comprendere, spesso si rivolgono al pubblico adulto. L’animazione è un linguaggio, non bisogna ricondurlo soltanto ai bambini. Si possono affrontare temi diversi con la stessa serietà. Inoltre, ci sono produzioni bellissime che sono delle vere e proprie opere d’arte.

Sidèrea e En Rang Par Deux

Copertina del cortometraggio En Rang Par Deux

Parliamo delle vostre produzioni: En rang par deux e Sidèrea. Ditemi qualcosa su questi due cortometraggi che avete realizzato.

En Rang Par Deux – un incontro con Aliou e Afif- invece racconta la storia di un ragazzo senegalese e uno tunisino, che si incontrano a Roma. Da qui sono nate un’amicizia e un collettivo, che permette loro di comunicare attraverso la musica: arrivati in Italia, si sono sentiti esclusi, la musica è stato il modo per creare una nuova famiglia e per integrarsi.

Clip del cortometraggio Sidèrea

Sidèrea ha come punto di partenza una riflessione attorno a una poesia di Mariangela Gualtieri. L’idea è stata sviluppata, diventando una storia introspettiva: uscendo dalla propria zona di comfort, all’inizio la vita sembra complicata, si incontrano difficoltà, però alla fine ci si trasforma in qualcosa di più grande; capisci qualcosa di te stesso. Il tema principale è il cambiamento, la ricerca di se stessi.

Dopo tanto lavoro, arrivano anche le soddisfazioni. Quali riconoscimenti avete ottenuto?

Sidèrea ha ricevuto la Menzione Speciale del Sardinia Film Festival riportata di seguito

“Per la capacità di raccontare la vita, la natura, e il nostro farne parte, la necessità di uscire al mondo ed entrarvi in piena sintonia, di lasciarsi trascinare fuori dal vento e incontrare gli altri, anziché chiudersi in casa con i loro i gusci inerti. Per la bellezza e l’eleganza del tratto, per la capacità di creare atmosfere poetiche e sensoriali attraverso un uso accorto dei suoni e dei movimenti ottenuti attraverso un’animazione che rivela il talento di artisti e tecnici promettenti.”

En Rang Par Deux di Elisabetta Bosco, Margherita Giusti, Viola Mancini, ha vinto L’ “audience award”  ad ANIMAPHIX 2020 (Bagheria, provincia di Palermo) e il premio miglior film – categoria studenti –  a IMAGINARIA 2020 (Conversano, Provincia di Bari) con la seguente motivazione:

 “Per la delicatezza, la grazia, ma anche il ritmo e l’ironia, con cui vengono raccontate storie necessarie ed attualissime di immigrazione e speranza di libertà; per l’immediatezza e l’efficacia del linguaggio grafico e dell’animazione, capaci anche di scansare la trappola di un didascalico manierismo.”

Inoltre ci siamo classificate al terzo posto per il Premio Laganà, Festival Cartoons on the Bay.

” Un’intervista , una storia per due che l’animazione riesce a colorare di verità, cogliendo i colori e le sfaccettature delle anime raccontate. Voci, musiche e immagini che raggiungono l’importante obiettivo di creare empatia su un tema doloroso di grande attualità.”

E non solo, avete ricevuto molte selezioni in diversi festival!

Siamo molto soddisfatte dei risultati che abbiamo ottenuto e stiamo tutt’ora ottenendo grazie ai nostri cortometraggi. In particolare, siamo state selezionate con entrambi al Glocal Festival di Torino, e speriamo di continuare ad avere un buon riscontro per ciò che realizziamo.

Federica Ferreri

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