Felici contro il mondo: intervista all’autore Enrico Galiano

Era il 2017 quando Gioia Spada è entrata nelle vite di molti.
Mi sono affezionata a lei perché i nostri nomi hanno il medesimo significato e perché entrambe collezionavamo parole intraducibili all’alba dei nostri sedici anni. Gioia Spada è entrata nei cuori di tutti coloro che hanno preso tra le mani il primo romanzo di Enrico Galiano, professore di Pordenone: Eppure Cadiamo Felici.

Abbiamo lasciato Gioia alle prese con un dolore incommensurabile da superare: la perdita di Lo che prima ha avvolto il suo cuore tra le mani per poi lasciarlo tutto d’un fiato. Riuscirà la diciassettenne a ritrovarlo e a ritrovare se stessa? Il Professor Bove, a cui Gioia è particolarmente affezionata, resterà un punto fisso nella sua vita?

Il 10 giugno uscirà in tutte le librerie Felici contro il mondo, il seguito di Eppure Cadiamo Felici, già preordinabile qui. Per mettere a tacere un flusso di curiosità che scorre da quattro lunghi anni abbiamo intervistato l’autore Enrico Galiano.

Nel suo primo romanzo, Eppure Cadiamo Felici, notevole importanza è rivestita dalle parole intraducibili collezionate da Gioia Spada. Come le ha scoperte e come si è approcciato ad esse? Ne ha una preferita?

Amo le parole visceralmente e, attraverso Gioia, ho cercato di trasmettere questa mia attrazione quasi erotica anche al lettore. In realtà è da anni che le studio e le colleziono, ma da quando ho iniziato a scrivere questa storia e il suo seguito ho fatto anche molte ricerche mirate approcciandomi a vari libri per poter approfondire l’argomento.
La mia preferita forse è yakamoz, una parola turca che significa “luce nell’oscurità”.

Ci sono stati degli allievi che l’hanno ispirata nel concepire i suoi personaggi?

Tutti, e nessuno.
Tutti poiché ogni pagina che scrivo è imbevuta di esperienze reali e quindi di cose e persone che ho visto e conosciuto, fra cui moltissimi ragazzi e ragazze che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso di insegnante.
Nessuno, invece, perché nessuno dei miei personaggi è la copia fedele di qualcuno in particolare.

Nell’intervista che ha rilasciato per Garzanti presente alla fine del primo volume racconta di essersi avvicinato alla scrittura grazie alle poesie. Ne ha una a cui è particolarmente legato?

Da lettore, amo la poesia di Winslawa Szymborska, e fra le sue non saprei scegliere la mia preferita, perché sono tutte meravigliose. Ma una poesia che veramente adoro è di Primo Levi e si intitola Cercavo te nelle stelle

Se potesse essere per qualche istante l’amato professor Bove cosa direbbe ai milioni di studenti che stanno fronteggiando un momento così delicato come quello attuale?

Bove è inarrivabile! Forse direbbe loro di usare il più possibile questa privazione, e anche il dolore che reca una situazione come questa, per sperimentare qualcosa di nuovo, di diverso. Poiché siamo in una sorta di vita tra parentesi, una specie di pausa dalla “normalità”, è l’occasione giusta per provare a immaginarsi diversi, ricrearsi nel senso etimologico del termine. Sono quasi certo che lui direbbe qualcosa del genere!

Nei ringraziamenti del suo primo romanzo scrive che li ritiene molto importanti e valorosi. A chi deve il grazie più grande?

A tutti quelli che, nel mio cammino, hanno messo sul piatto qualcosa, si sono messi in gioco con me. Perché mi hanno insegnato a fare altrettanto.

Una piccola anticipazione ai lettori di The Password su cosa ci si può aspettare da Felici contro il mondo?

Certo! Vedremo Gioia alle prese con una grande crisi interiore: una crisi di fiducia in sé e nelle persone che nel primo libro erano state il suo punti di riferimento. Credo di aver voluto scrivere un libro che fotografa quel momento difficilissimo in cui l’adolescenza finisce e il mondo ti si mostra con tutte le sue contraddizioni, col rischio che ti trasformi in qualcosa che non sei. E in questo seguito scopriremo che anche il professore Bove ha un passato inconfessabile.

Gaia Bertolino

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