UniTo: primo seminario di Diritto LGBTQ+

Mai come in questo periodo, in cui il dibattito politico sul ddl. Zan si è fatto così intenso, l’opinione pubblica ha potuto rendersi conto di quanto la legge giochi un ruolo centrale nella difesa dei diritti della comunità LGBTQ+. E, se il dibattito che circonda il nuovo disegno di legge — e più in generale i temi LGBTQ+ — è più politico che altro, è altrettanto innegabile che gli aspetti propriamente giuridici occupino un ruolo centrale nell’effettiva tutela di tale gruppo demografico.

Può lasciare quindi interdetti la mancanza di un insegnamento di “diritto LGBTQ+”, di una trattazione organica e sistematica dei principali temi che riguardano la comunità da un punto di vista giuridico. Certo parlare di un diritto a sé che si applichi a un’intera categoria di persone rischia di essere riduttivo. Ci sono tantissimi elementi e discipline che interessano la comunità LGBTQ+ in quanto tale (senza ovviamente contare che le persone LGBTQ+ sono prima di tutto cittadini e come tali interagiscono con la legge ancor prima che come parte di una minoranza discriminata). Eppure per materie spesso altrettanto complesse, come il diritto dell’immigrazione, che si caratterizzano anch’esse per una forte interdisciplinarità, la giurisprudenza si è aperta nella direzione di ammettere una trattazione organica.
L’Università di Torino ha fatto un primo passo nel tentare di rimediare a questa lacuna formativa per i giuristi con il suo primo seminario di “Diritto LGBTQ+” che si è concluso il 10 maggio 2021.

Il seminario

Organizzato dal Prof. Marco Pellissero, docente di diritto penale, e da Antonio Vercellone, assegnista di ricerca in diritto civile, il seminario si è composto di 11 incontri, con ospiti provenienti da tutta Italia, ciascuno dedicato a un tema particolarmente rilevante nel panorama LGBTQ. Inizialmente riservata agli studenti del quarto e quinto anno di giurisprudenza, la partecipazione è stata aperta al pubblico in seguito all’entusiasmo dimostrato sia dagli studenti che da membri della società civile.

Da temi caldi…

I primi incontri sono stati dedicati ad argomenti che dominano i dibattiti politici, spesso fornendo nuovi spunti di riflessione. In tema, per esempio, di unioni civili, sono stati sottolineate alcune criticità della cosiddetta legge Cirinnà. Tra tutte, spicca la netta separazione tra unione civile e matrimonio che impedisce una formale (ma anche sostanziale) equiparazione tra i due istituti e l’eliminazione, derivata da questa distinzione, di ogni riferimento alla sfera familiare per le unioni civili, temi che spesso finiscono per “annegare” nei toni ideologici dei dibattiti politici.
Altro incontro estremamente illuminante su un tema molto discusso è stato quello sulla GPA (gestazione per altri, detta anche “utero in affitto”). Nel corso della lezione i professori hanno evidenziato le difficoltà riscontrate nel normare un fenomeno così complesso. Molto interessante, a questo proposito, la prospettiva “economica” del fenomeno, che può essere utile per allargare il dibattito tra posizioni proibizioniste e liberalizzatrici che rischia spesso di scadere nella mera ideologia.

… a temi meno conosciuti

Sono seguiti incontri su materie forse meno note ma altrettanto stimolanti. In particolare, quello sui profili giuridici del poliamore ha mostrato quanto uno studio sistematico dei vari profili del diritto LGBTQ+ possa aprire orizzonti radicalmente innovativi, da vero e proprio “diritto selvaggio”.

Accanto ai temi più strettamente giuridici non sono mancati i contributi interdisciplinari come l’excursus storico della professoressa Maya de Leo e interventi da parte di attivisti, in particolare, membri dell’associazione “Maurice GLBTQ” , che hanno riportato il discorso sui bisogni pratici della comunità a cui il diritto si propone di rispondere.

Perché è importante parlare di diritto LGBTQ+

Se la partecipazione a questo seminario è indicazione della direzione che la nostra società sta prendendo in materia di diritti LGBTQ+, allora non c’è dubbio che sia arrivato il momento di rivedere la formazione giuridica per dare spazio a una trattazione approfondita a temi che riguardano una fetta considerevole di cittadini.

Speriamo quindi che il successo di questa prima edizione del seminario — in cui la DAD ha per una volta mostrato i suoi lati positivi permettendo di coinvolgere esperti da tutta Italia e non solo — si traduca in un impegno sempre maggiore dell’Università di Torino per integrare i temi LGBTQ+ nei suoi percorsi di studi, non solo in ambito giuridico, e che il successo di questa esperienza si possa ripetere nei prossimi anni.

Ginevra Gatti

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