Veleno: la nuova docuserie riporta alla luce il caso dei Diavoli della Bassa Modenese

Da poco è approdato su Prime Video Veleno, una docuserie di cinque episodi prodotta da Fremantle che racconta uno dei casi mediatici italiani più torbidi degli anni ’90. La serie, diretta dal noto documentarista Hugo Berkeley, nasce da un progetto più ampio iniziato nel 2017 con l’omonimo podcast del giornalista Pablo Trincia, che narrava i medesimi fatti di cronaca, per poi proseguire con il libro, scritto sempre da Trincia e pubblicato da Einaudi. La serie aggiunge a questa lunga produzione un aspetto inedito fatto di testimonianze nuove, video, immagini d’archivio e ricostruzioni.

La vicenda, taciuta per oltre vent’anni e riportata a galla da Trincia, è sempre la stessa: in tre paesini della bassa modenese (Mirandola, Massa Finalese e Finale Emilia) i genitori di sedici bambini vengono accusati i aver coinvolto i loro figli in riti satanici a sfondo pedofilo. L’accusa parte dalla confessione di uno di questi bambini, Dario, e va a coinvolgere le altre famiglie che si vedono dunque separate dai propri figli. Questi venti genitori e un prete, Don Govoni, sono dunque accusati di far parte di una setta chiamata I Diavoli della Bassa Modenese, gruppo che svolgerebbe rituali in cimiteri e luoghi abbandonati concedendo al gruppo e torturando i propri figli. Questi sedici bambini furono perciò condotti in collegi, conventi e località protette e non rividero mai più i loro genitori, non volendoli incontrare neanche negli anni successivi avendo ormai interiorizzato una certa estraneità nei loro confronti e avendo comunque una loro vita altrove. Molti di quest’ultimi furono profondamente sconvolti dalla vicenda e le esorbitanti spese giudiziarie li colpirono duramente.

L’oscura vicenda individuava un gran numero di mostri tra conoscenti, parenti e amici che parevano giustamente accusati dal momento che molti bambini confermarono la storia di Dario. Ma dopo vent’anni e cinque procedimenti processuali, la verità pare un’altra: non esistono prove schiaccianti dei fatti e pare che né riti satanici né atti di pedofilia siano mai accaduti. Il caso assume dunque una svolta inaspettata contrapponendo due fazioni: chi sostiene che i fatti siano realmente successi e chi ritiene siano stati solo una manovra di psicologi e servizi sociali. La cancellazione della pista satanista fa infatti emergere una nuova possibilità. L’ipotesi sarebbe che le tecniche di interrogatorio utilizzate da psicologi e assistenti sociali abbiano deviato la memoria dei bambini, come descritto da Trincia nel suo libro. Si tratta del cosiddetto “falso ricordo collettivo“, che il giornalista definisce come “una deviazione della memoria, che porta alla creazione di finzioni nella nostra testa che non distingui più dai ricordi veri”. Pare dunque che i bambini, suggestionati dal continuo ripetersi delle accuse, si siano inventati tutto.

La serie racconta con accuratezza la successione dei fatti, nonostante la confusione iniziale provocata dalla miriade di persone coinvolte nel caso e dai vari nomi che vengono mantenuti fittizi come nel podcast ma vengono ovviamente utilizzati quelli veri nelle testimonianze video. Paolo Trincia si conferma un ottimo narratore capace di creare forte suspance e donare un grande impatto emotivo al racconto. Sono evidenziati in particolare i gravi traumi risultanti dalla vicenda, sia quelli di cui sono vittime i bambini diventati ormai adulti, sia quelli dei genitori ancora memori del dolore straziante della separazione dai propri figli e delle false accuse che li hanno colpiti mettendoli in ginocchio di fronte a una giustizia arrivata troppo tardi. Tra questi è importante ricordare coloro che non si sono mai arresi e che hanno cercato ininterrottamente la verità, come Lorena Morselli, Federico Scotta, Oddina Paltrinieri e molti altri.

Nonostante la serie sembri sostenere l’innocenza di queste persone accusate dalle ultime inchieste, ancora oggi la verità dei fatti sfuma nel dubbio. Nel mistero rimangono i motivi che hanno portato i bambini a dichiarare determinate cose e gli psicologi a deviare tali ricordi, rendendo forse impossibile capire che cosa successe in quegli anni nella bassa modenese.

Caterina Malanetto

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