Consapevolmente digitali: il pensiero computazionale

Da quando la pandemia ha cambiato radicalmente la nostra vita, ci siamo ritrovati a passare la maggior parte delle giornate connessi, vivendo in simbiosi con strumenti digitali che ci hanno permesso di continuare molte delle nostre attività precedenti, in primis certamente lo studio.  Ma quanti di noi erano effettivamente capaci di usare questi strumenti informatici? E quanto, tuttora, siamo consapevoli dell’utilizzo che ne facciamo?

Tanti, soprattutto tra la generazione che si è ritrovata a fare i conti con l’università a distanza, hanno imparato ad usare gli strumenti digitali da autodidatti in quanto l’informatica, fino a poco tempo fa, non era affrontata seriamente a livello scolastico tranne, ovviamente, per chi ha intrapreso un preciso percorso di studi.  Per questa ragione molti di noi percepiscono la materia come distante e spesso incomprensibile, non sapendo quanti strumenti dell’informatica possono esserci effettivamente utili nella vita quotidiana.

Partiamo perciò dal raccontare la base di ogni procedimento informatico: il pensiero computazionale

Cos’è il pensiero computazionale?

Il termine “informatica” è piuttosto ambiguo e possiamo dargli tre distinti significati: informatica come insieme di applicazioni, computer e sistemi tecnologici, quello che conosciamo tutti; informatica come tecnologia che realizza queste applicazioni, l’accezione che le viene attribuita dagli informatici stessi. Infine, meno conosciuto, informatica come disciplina scientifica: il pensiero computazionale, appunto.  

Il pensiero computazionale è la parte teorica, il lato scientifico-culturale dell’informatica, che consente di risolvere problemi di varia natura in modo creativo e sistematico. Si tratta di un processo analitico che aiuta ad organizzare i dati per individuare un problema e risolverlo.  

Il processo si può suddividere in fasi:

  • Scomporre: è il primo passaggio, che consiste nel suddividere un problema in sottoproblemi più semplici, facilmente risolvibili;
  • Astrarre: eliminare i dettagli meno utili;
  • Generalizzare: trovare somiglianze con problemi che sappiamo gestire;
  • Risolvere: trovare una soluzione con un metodo che già conosciamo.

Questo approccio è sviluppato soprattutto dall’informatica per la natura stessa della materia, tanto che in genere si presenta in modo evidente già nelle prime fasi dello studio e in modo inconscio. Per progettare da zero qualsiasi tipo di sistema complesso, infatti, non si può che partire da una semplificazione. 

Il pensiero computazionale poi, non solo ci permette di osservare il problema con “lenti” diverse, in modo più o meno ravvicinato, ma attraverso la generalizzazione ci consente di applicare la soluzione che troviamo per un caso specifico anche per situazioni non identiche ma simili, facilitandoci il lavoro anche in futuro.   

Perché può interessare tutti?

Il pensiero computazionale può essere applicato non solo al contesto pratico e specifico della programmazione informatica ma anche in moltissimi altri campi della nostra vita quotidiana.  In primis ci è utile per sviluppare la competenza del problem solving, richiesta per ogni carriera e soprattutto utile al nostro curriculum; e poi, perché no, possiamo applicarlo a tutte quelle situazioni in cui ci ritroviamo a “litigare” con un dispositivo che, ogni volta, sembra presentarci un problema irrisolvibile. Si tratta infatti di un modello interpretativo della realtà, al pari di ciò che viene insegnato attraverso altre materie scientifiche come fisica, chimica o matematica, le cui basi vengono apprese in moltissimi indirizzi scolastici, non solo quelli tecnici.  

Per sviluppare al meglio questo processo cognitivo è necessario, come per tutte le altre materie, un insegnamento serio e sistematico già nella scuola primaria, che vada al di là della semplice alfabetizzazione informatica.  Il pensiero computazionale infine, se parte di un percorso complesso e strutturato, può aiutarci a sviluppare quella consapevolezza di cui abbiamo bisogno per essere meno passivi nell’utilizzo di questi importantissimi strumenti

Marta Fornacini

Note della redattrice: la serie di articoli “Consapevolmente digitali” è scritta in collaborazione con Davide Di Luccio, studente di Intelligenza Artificiale presso l’Università di Torino.

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