Game of Thrones ha dieci anni. E io non riesco più a guardarlo

Il 17 aprile del 2021 ha segnato i dieci anni dalla messa in onda del primo episodio di Game of Thrones. “The Iron Anniversary“, come è stato ribattezzato, ha portato a una lunga serie di festeggiamenti per una serie che ha tenuto gli spettatori incollati agli schermi di tutto il mondo per più di otto anni: iniziative di beneficienza da parte degli attori, contenuti extra, merchandasing speciale e, naturalmente, box sets pronti per migliaia di rewatch.

Una piccola premessa

Non potrei mai scrivere quest’articolo con il solito tono neutrale richiesto dalle regole del giornalismo: Game of Thrones è estremamente personale per me. Giusto per annoiarvi con irrilevanti dettagli della mia vita, ho letto Le cronache del ghiaccio e del fuoco e ho guardato la serie tratta da queste nei primi anni della mia adolescenza: durante i primi anni di liceo, leggevo i libri durante le lezioni di greco, prendendo appunti sconclusionati nei margini. Nelle altre ore, guardavo la serie sul telefono, senza volume, con i sottotitoli. Poi passavo ogni cambio d’ora a discutere di profezie, teorie e dei veri genitori di Jon Snow con il mio compagno di banco.
Quando la mia professoressa di filosofia se ne accorse, anziché farmi un discorso sull’importanza dell’istruzione, mi consigliò di mollare Kant per un attimo e di leggere un libro chiamato La filosofia de Il Trono di Spade: etica, politica e metafisica. Fu un’esperienza quasi rivoluzionaria.

Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono state per me quello che per tantissimi è stato Il Giovane Holden: hanno spogliato il mondo delle consolanti illusioni con cui lo addobbiamo quando siamo bambini, un mondo basato sulla totalità della verità, sul rapporto tra potere e responsabilità, su fede e fiducia e mi hanno costretto a guardarlo in scale di grigio. Non si tratta di un romanzo o una serie di formazione (anche se qualcuno potrebbe argomentare che quello di personaggi come Sansa e Arya è un vero e proprio bildung), ma sono stati Il romanzo e La serie della mia formazione.

The Iron Anniversary e i suoi (non) festeggiamenti

Se avessi avuto ancora quattordici anni nel 2021, “The Iron Anniversary” sarebbe stato un evento. Ma non è solo una questione di essere cresciuti: nel 2018, mentre stavo aspettando il finale della serie, avrei comunque sentito la ricorrenza molto di più rispetto ad ora. Dopotutto ho sempre fatto parte di quelli che si svegliavano alle 2 del mattino per vedere i nuovi episodi in anteprima e li ho sempre aspettati con ansia. Eppure, nel 2021, l’anniversario di una delle mie serie preferite mi ha lasciato completamente indifferente: ho provato a rivedere la prima stagione, la sensazione è stata strana e ho smesso all’episodio 6. Cosa è successo quindi? Non per unirmi al coro di dischi rotti del web… è successa l’ultima stagione.
Non voglio fare una recensione dell’ottava stagione di Game of Thrones e spiegarvi perché è ancora più inaccettabile delle due o tre mediocri stagioni che l’hanno preceduta. L’hanno già fatto in molti e, dopo tre anni, è il caso di togliere il broncio. Vi lascio quella di Lindsay Ellis che, secondo me, inquadra meglio di tutte ogni ragione per cui il finale è così deludente.

Ma riflettere come un passo falso sul finale di una serie che abbiamo amato pregiudichi il nostro affetto per tutto il buono che c’è stato prima, e ce lo faccia quasi dimenticare, significa anche riflettere sul ruolo dell’intrattenimento nelle nostre vite e nel nostro bagaglio emozionale.

Cosa c’è dietro le delusioni da finale?

L’intrattenimento non è solo intrattenimento. Certo ci sono prodotti che leggiamo e guardiamo per puro svago, ma sono moltissimi quelli che lasciano un’impronta più profonda. C’è il libro che ci fa appassionare alla lettura, il film che ci fa innamorare di un attore o di una città o della poetica di un regista. La stessa natura della letteratura o del cinema è costruita in modo da suscitare emozioni, da creare connessioni personali con i personaggi e creare uno spazio a metà tra la nostra quotidianità e la vita di qualcun altro.
Per questo, quando un prodotto di intrattenimento delude le nostre aspettative, è molto più difficile considerarci meri consumatori e reagire come reagiremmo se, per esempio, la crema idratante che abbiamo comprato non funzionasse come promesso. Invece, la prima reazione è quella di sentirsi traditi da una persona di fiducia.

Tra l’autore di un libro o di una serie tv e il suo pubblico esiste uno stretto legame, ancora di più quando il prodotto in questione ha un elemento di novità che va a soddisfare una fetta di pubblico che non si sentiva veramente rappresentata, come è successo per le prime stagioni di Game of Thrones. La prima parola che mi viene in mente quando penso all’ultima stagione è noncuranza. Associarla a una serie che ha conquistato una fetta di pubblico grazie all’attenzione per i dettagli e alla cura maniacale della sceneggiatura va ad aumentare quella sensazione di essere stati abbandonati, di non essere più importanti per chi ti vende un prodotto. Perché, alla fine, una serie è solo un altro bene di consumo su un mercato, ma per chi lo consuma è difficilissimo vederla così e la rottura di quel patto di fiducia impone di chiedersi come sia possibile tornare indietro e consumare quel bene come si faceva prima.
Le prime stagioni di Game of Thrones sono ancora bellissime, Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono ancora gli stessi libri che mi hanno fatto quasi prendere un debito di greco al liceo, ma riguardando la serie è impossibile ignorare il finale. è un po’ come riiniziare una relazione con qualcuno che ti ha tradito: forse si può fare, ma sicuramente ci vuole tempo.

Non so se per il quindicesimo anniversario di Game of Thrones tornerò a godermelo come la prima volta. Sicuramente, nella sua brutalità, l’ottava stagione mi ha aperto gli occhi sul modo estremamente naïf con cui ognuno di noi, chi più chi meno, consuma i prodotti di intrattenimento. Forse, così facendo, ha dato un’altra spinta a quel lavoro di formazione iniziato dieci anni fa.

Ginevra Gatti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...